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Mondo Politica: intervista a Luca Secondi sindaco di Città di Castello

Bilancio positivo nei due anni di mandato: arrivati 30 milioni di euro per vari progetti

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Esattamente due anni fa (era per la precisione il 18 ottobre 2021), Luca Secondi veniva eletto sindaco di Città di Castello al termine del ballottaggio con Luciana Bassini. Vice di Luciano Bacchetta negli ultimi anni di mandato, ha preso il timone dell’amministrazione comunale tifernate e quando il giro di boa della legislatura è abbastanza vicino andiamo a fare il punto della situazione. E proprio nel giorno del suo “compleanno” da sindaco, Secondi ha ricevuto un regalo speciale: il ricevimento al Quirinale da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Secondi era assieme ai giovani ambasciatori della cultura e dell’arte senza “barriere”: 11 ragazzi, tra i 18 e 26 anni con disabilità, che hanno realizzato, primi in Italia, due guide in comunicazione aumentativa e alternativa, una dedicata ai musei Burri, agli ex Seccatoi del Tabacco, al regno dell’arte contemporanea, e una a “La Valle di Signorelli”.

Sindaco Secondi, quale bilancio stila sui suoi due anni iniziali da primo cittadino?

“Un bilancio di profusione di tantissime energie, legate prevalentemente agli obiettivi del Pnrr, perché quella era un’occasione da non perdere e i bandi avevano una caratteristica competitiva fra i vari enti locali, quindi il nostro Comune ha cercato di lavorare per massimizzare i risultati, investendo tantissime risorse nei cofinanziamenti di questi progetti, però il risultato è stato nettamente positivo, perché oltre 30 milioni di euro sono le risorse arrivate a Città di Castello. Ciò permetterà di ammodernare tantissime scuole, che senza queste risorse non avrebbero avuto opportunità, vedi su tutte la “Dante Alighieri”, interessata da un investimento di undici milioni e mezzo, ma tanti altri interventi riguardano il centro storico. Oltre a questo, non ci siamo limitati al Pnrr ma abbiamo guardato anche i bandi classici, quelli ordinari, di carattere regionale ed europeo. Anche in questo caso, abbiamo ottenuto importanti risultati: stiamo lavorando su “agenda urbana” e saremo beneficiari di circa sei milioni di euro, che si vanno ad aggiungere a quelli citati prima. Si capisce bene, quindi, che la mole di lavoro è estremamente elevata: un bilancio che quindi è fatto di investimenti. L’amministrazione ha lavorato per ottenerli e sta lavorando per ottenerne altri e per metterli tutti a terra. Un bilancio di lavoro, se dovessi sintetizzare il biennio, caratterizzato da impegno, pragmatismo e tantissimo impegno”.

Buone notizie per l’ex ospedale, meno buone per l’attuale plesso, al quale mancano tre primari. Cosa è uscito fuori dall’incontro del Psi?

“Per l’ex ospedale, le notizie mi sono arrivate dalla stampa e ancora non ho avuto modo di conoscere questo investimento, né dove sono finalizzati i soldi, né le tempistiche, ma mi auguro che sia un passo in avanti importante per il recupero di una struttura storica all’interno della città, per cui mi auguro che la Regione possa velocemente intervenire e farlo con efficacia. Questo è importante, perché poi tutto il resto del contesto di quel quartiere è già stato recuperato dall’amministrazione comunale, vedi piazza delle Tabacchine, la pinacoteca e fra poco i lavori su San Domenico, quindi era vitale che la procedura fosse avviata. Ora sto aspettando di conoscere tutti i dettagli di questo tipo di investimento, sia nelle destinazioni che nelle tempistiche. Rimanendo in tema di sanità, la mia battaglia si è caratterizzata sulla difesa della salute pubblica. La lista civica che mi appoggia, il Partito Democratico e il Psi, anche con l’ultimo convegno, stanno incentrando l’attenzione sull’offerta sanitaria pubblica, che è in sofferenza e questo è un danno sia per la nostra comunità che per i diritti costituzionali che il cittadino deve rivendicare, ma che in questo momento rischiano di risultare lesi”.

Progetto di Piazza Burri: siamo alla stretta decisiva?

“Siamo in una fase nella quale l’attività ha ripreso a essere efficace e operativa e per questo nell’incontro avuto con la Fondazione Burri, che era il soggetto incaricato alla realizzazione della piazza in base all’accordo di programma, si sono create delle modalità operative, in primis quella della rimozione del degrado dell’area per poi passare successivamente alla fase più progettuale, che è quella di un piano attuativo e che ha delle tempistiche anche impegnative, in quanto deve prendere tutto il livello autorizzativo di più livelli istituzionali, quindi ha tempistiche più lunghe. Sicuramente la prima fase, che deve essere assolutamente completata come richiesto dall’amministrazione, è quella delle rimozione del degrado e della ex scuola Garibaldi. Da questo punto di vista, la Fondazione si è impegnata ad addivenire a questo obiettivo”.

Lei è uno dei due vicepresidenti, freschi di elezione, del comitato per la candidatura dell’Alta Valle del Tevere tosco-umbra a capitale italiana della cultura 2026. Vi sono le condizioni giuste per farcela, o quantomeno per iniziare una nuova metodologia di collaborazione fra le due parti della vallata?

“La candidatura dei 15 Comuni del comprensorio tosco-umbro della vallata è un segnale politico, prima ancora che culturale. Il progetto è sicuramente valido, estremamente puntuale e competente, che ci lega al tema dei Cammini. Merito di chi vi ha lavorato in maniera scientifica, però al di là del risultato finale – che è vincolato da tante variabili per l’aggiudicazione – l’elemento che resta senza dubbio concreto è aver dimostrato che la nostra comunità è coesa, al di là delle divisioni regionali, ma anche dell’appartenenza politica. Un comprensorio che ha la concezione di dover lavorare assieme come massa critica: lo ha fatto in questo caso per la candidatura a capitale italiana della cultura, quindi per un qualcosa che unisce le appartenenze della comunità, ma lo ha fatto anche per interessi comuni, vedi di recente il tema della stazione Medio Etruria dell’alta velocità e per le infrastrutture in generale. È un messaggio chiaro alle due Regioni, Toscana e Umbria: c’è una realtà divisa unicamente da una mera linea amministrativa, ma che è fortemente unita da interessi comuni”.

Redazione
© Riproduzione riservata
19/10/2023 11:17:40


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