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Cinque domande con... Mauro Cornioli sindaco di Sansepolcro

Il sindaco biturgense risponde alle domande della nostra redazione

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Il coronavirus e l’impegno delle pubbliche istituzioni locali. Il nostro giro di interviste e opinioni prende il via con Mauro Cornioli, sindaco di Sansepolcro, città che finora ha registrato 23 casi di positività, ma che ha circoscritto con tempestività le catene riscontrate.

Sindaco Cornioli, si è fatto un’idea di come si è generata la pandemia del Covid-19?

“Oramai la dinamica sembra alquanto chiara: si è trattato di situazioni locali che hanno trasferito il contagio nei luoghi in cui le persone hanno lavorato, oppure si sono spostate dopo aver contratto il virus in tempi non sospetti e di conseguenza non vi potevano essere le attenzioni e le precauzioni di ora. Si è poi cominciato ad affermare che questo pericolo lo avevamo scampato, mentre il contagio andava avanti nei due ambiti in cui poteva più facilmente attaccare: quello lavorativo e quello familiare, ai quali ne aggiungerei un terzo, quello amicale. Qui a Sansepolcro e in alcuni centri a noi vicini è andata tutto sommato bene; c’è stato il caso di Badia Tedalda, che ha coinvolto anche il medico del paese, ma poi è stato ben circoscritto”.

Qual è la situazione reale di Sansepolcro? Pensa che il picco sia stato toccato?

“Permettetemi di toccare ferro per prudenza. I casi della nostra città sono stati subito circoscritti e anche gli ultimi numeri, pochissimi o nulli da una settimana e mezzo, sono comunque legati a catene già note. In qualche caso erano anche prevedibili. Dico allora che non deve preoccupare il numero, ma la provenienza dei casi: l’importante è che non vi siano nuovi focolai. Il comportamento dei cittadini è stato esemplare: si sono resi conto di quanto era importante osservare le regole, senza sentirsi sacrificati. In questo preciso momento, stiamo andando avanti con screening mirati: gli esiti continuano a essere negativi. Vi sono ancora da eseguire alcuni tamponi “drive through”, che sono rapidi, ma ne abbiamo da fare qualcuno anche a domicilio, il che richiede un tempo più lungo e con precisi accorgimenti da rispettare”.

Le associazioni di categoria sono fortemente preoccupate per l’economia e chiedono di eliminare le tasse locali alle aziende per il 2020. Può essere una via praticabile?

“In questo momento, di tassa propriamente locale c’è soltanto la Tosap e basta. La Tari si può spostare, anche se è pur sempre un meccanismo più complicato. Da parte nostra, facciamo il possibile, ma non si tratta – lo ripeto – di tasse locali, poi si può studiare il modo per venire incontro agli imprenditori. Come amministrazione comunale, abbiamo di recente firmato la convenzione con la Banca di Anghiari e Stia per azioni di credito agevolato verso le imprese del commercio e dell’artigianato: finanziamenti in tre anni a tasso agevolato e il Comune contribuisce per il 50%. Il problema classico della nostra Italia rimane però in piedi: i troppi laccioli burocratici rendono più faticoso il lavoro e facciamo fatica a eliminarli”.

È soddisfatto di come il governo nazionale si è mosso in questa emergenza? Crede che le manovre economiche attuate salveranno la nostra economia?

“C’è ancora da verificare l’esatta dimensione della crisi economica e alimentare generata dal coronavirus. E’ una situazione onestamente non facile, una volta che sarà risolto il capitolo degli effetti dal punto di vista sanitario. E nelle oggettive difficoltà del momento, il nostro governo ha tirato fuori pochi soldi – a mio avviso – preferendo scegliere la precisa strada di permettere a tutti di contrarre debiti. La proposta è passata: potrà essere più o meno efficace, più o meno condivisibile, ma francamente non vedo altre possibilità, salvo i coronabond”.

Come sarà il mondo dopo la fine dell’epidemia? Ci indichi una data nella quale – a suo parere - tutto possa tornare quasi alla normalità.

“Sarà di sicuro un mondo diverso, molto diverso. Le distanze sociali diverranno la parola d’ordine, almeno nella fase immediatamente post-pandemica. Dovremo abituarci a vivere nei luoghi al coperto con l’uso delle mascherine e metterci in testa che chi sorvola su questo aspetto non vuol bene al prossimo e a nessuno, per cui deve essere tenuto alla larga. Si tratta di precauzioni da tenere al chiuso, perché all’aperto anche ora la mascherina si può non indossare, se ovviamente ci troviamo soli o a netta distanza da un’altra persona. Quanto tornerà la normalità? Spero ovviamente prima possibile: tutto dipenderà, oltre che dal nostro agire quotidiano, anche dall’introduzione del vaccino, ma credo che occorrerà attendere intorno ai sei mesi”.

Redazione
© Riproduzione riservata
10/04/2020 09:50:42


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