Opinionisti Alessandro Ruzzi

Riflessioni sul sistema elettorale italiano

Le coalizioni, un pastrocchio...

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Vi potrebbe capitare seguire qualche trasmissione televisiva circa le elezioni che si svolgeranno il prossimo 25 settembre per magari ascoltare qualche politico lamentarsi come voteremo con un sistema che richiede la costruzione di coalizioni: la modifica del numero dei parlamentari, la crescente importanza delle sfide nei collegi uninominali (dove vince il candidato che ha raccolto più voti) con un 30% dei seggi restanti che verrà assegnato con ripartizione proporzionale sono solo alcune delle complessità che porteranno alla costruzione di coalizioni e liste di candidati che potrebbero non soddisfare gli elettori.

Io sono fra quelli non soddisfatti, non mi sembra che il cosiddetto bipolarismo abbia dato grandi risultati; sono nato politicamente quando si iniziò a parlare di compromesso storico, ho vissuto l'epopea dei pentapartiti, la crescita (prima della caduta) di Bettino Craxi, la mitica scesa in campo (Benigni docet) di Berlusconi sino ad arrivare al movimento cinque stelle, un raggruppamento politico che probabilmente avrà ballato una sola estate: fra qualche settimana si definiranno i giochi e probabilmente la scheda elettorale avrà tantissimi simboli raggruppati in tre /quattro coalizioni.

Quella di destra centro, pur favorita, vede alleati che nascondono il coltello dietro il sorriso opposta a quella di centro sinistra (piena di partitini che sgomitano), a margine i residui del grillismo che cercano di coinvolgere superstiti della sinistra storica.

Non esistono più i grandi partiti popolari con una forte impronta ideologica, al loro posto contenitori che paiono molto più attenti alla politica del giorno per giorno che a declinare una progettualità di medio periodo. Partiti liquidi.

Il Polo delle libertà cercava di tenere insieme le pulsioni autonomiste della Lega colla concezione piuttosto statalista e tradizionale di Alleanza nazionale tramite il collante del Messia di Arcore i cui soldi tenevano in piedi il baraccone. Non mi pare abbia funzionato bene allora, non capisco come potrà farlo adesso.

Il partito democratico cerca di ripetere l'esperienza del raggruppamento estremamente esteso che portò Prodi al governo. Tante anime diverse, tutti i giorni una discussione, il risultato fu sotto gli occhi di tutti.

Fratelli d'Italia potrebbe apparire l'unico ad avere una cornice ideologica, ma secondo me così non è: Meloni cerca di sottrarsi appunto alla etichettatura di nostalgia che è invece piuttosto diffusa nel suo corpo elettorale. E non basta certo l'innesto di qualche transfuga di Forza Italia a dotarli di una connotazione moderata, sono troppe le immagini e le affermazioni di individui riconducibili a Fdi che traboccano di cazzate fascistizzanti. Io credo alla buona volontà di Giorgia, ma temo si possa ripresentare quanto accaduto con Fini ed Alleanza nazionale: nella scelta dei compagni di strada si dimostrò fallimentare e si concluse con l'affondamento di quello che ritengo essere un uomo politico di rilievo nelle melme del tengo famiglia.

Succederà simile a Fdi, essere opposizione è facile: quando andranno al governo emergerà il peggio che lì alberga (l'esperienza aretina di Lucherini e Ghinelli è segnata da processi e condanne di gente con tanta fame) e si divideranno le vesti della malcapitata.

Pur se il mio ambito politico di riferimento è la destra, comunque io non voterò per la Meloni (che pure se lo meriterebbe): vorrebbe dire votare per la lega di Salvini (che non è la lega dei governatori delle regioni nordItalia) e per quell'uomo che si accompagna con donne molto più giovani.

Individualmente nessuno dei tre mi fa paura, ma messi insieme potrebbe uscirne il peggio delle tre anime.

In altre occasioni dinanzi al rischio di avere -alla guida di città o regioni- candidati e schieramenti che mi facevano schifo, ho votato Partito democratico. Ma mi sono rotto le palle di formazioni che combattono per la difesa di una vaga e incerta area progressista senza riuscire a esprimere un pensiero comune sull'energia, un tema fondamentale per il nostro futuro.

Vinca chi ha più voti, chi perderà si lamenterà che la legge elettorale lo ha penalizzato trascurando di dire che non ha fatto niente per cambiare una cornice che non funziona.

Penso che infine voterò per una formazione che non entrerà in parlamento o che non avrà alcun rilievo nella vita politica nazionale.

E che magari non rispecchia neanche il mio background: semplicemente un partito che si presenta da solo è difficile che contraddica sè stesso con un programma di coalizione.

Il che equivale a dire che il mio voto non troverà rappresentanza, ma certo non mi sembra giusto rinunciare al diritto al voto che è costato sofferenze indicibili a migliaia e migliaia di italiani e liberatori circa 80 anni fa.

 

Redazione
© Riproduzione riservata
08/08/2022 09:01:31

Alessandro Ruzzi

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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