Opinionisti Giulia Gambacci

I Rolling Stones: 60 anni di successi per un gruppo amico ma non imitatore dei Beatles

Rock e blues i generi musicali sui quali la band ha lavorato

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Sono stati i grandi antagonisti dei Beatles; britannici come loro, si sono costituiti un tantino più tardi, nel 1962, ma a differenza dei Beatles ancora esistono e nel 2022 festeggeranno i 60 anni di attività. Un bel traguardo, se si pensa che altri complessi di grido hanno avuto una vita ben più breve. Stiamo parlando dei Rolling Stones, nati con una chiara matrice blues e capaci di surclassare altre formazioni della stessa estrazione musicale come i Them e gli Animals. Rock e blues fusi assieme in una miscela che costituisce l’evoluzione del rock ‘n roll anni Cinquanta rivisitato in una chiave più aggressiva (si parla di disordini socio-politici, sesso e droghe) senza disdegnare il pop, il rock psichdelico, il folk rock e il rhythm and blues. Come i Beatles, anche i Rolling Stones sono in quattro: Mick Jagger, la voce del gruppo che è anche suonatore di armonica, chitarra e piano; Keith Richards (chitarre, voce, basso e piano), Ronnie Wood (chitarre, cori, pedal steel guitar, basso e synth) e Charlie Watts (batteria e percussioni). La contrapposizione ai Beatles – ritenuti più rassicuranti e già famosi – era stata possibile grazie anche all’immagine trasgressiva da “bad boys” appositamente creata dal loro stesso manager, nonostante i Rolling Stones avessero una particolare ammirazione per i Beatles, al punto tale da farne un modello di riferimento. Stima e amicizia, poi, regnavano fra i due complessi, tanto che il primo successo dei Rolling Stones, “I wanna be your man”, è stato scritto da John Lennon e Paul McCartney. Come il nome che portano, i Rolling Stones sono una “pietra” miliare nell’evoluzione della musica rock del XX secolo: hanno dato voce al malcontento e quindi alla protesta di intere generazioni, incarnando il travagliato spirito dei grandi bluesman del passato e scegliendo il titolo di una canzone di uno di questi (Muddy Waters) come nome del loro gruppo. Ammessi nella “Rock and Roll Hall of Fame nel 1989” e nella “Uk Music Hall of Fame” nel 2004, occupano il quarto posto nella classifica dei più grandi artisti di tutti i tempi, stilata da una rivista che porta praticamente lo stesso identico nome: Rolling Stone. Il gruppo ha venduto più di 250 milioni di copie di dischi, pubblicato 35 album in studio, 18 dal vivo e anche diverse raccolte.

All’inizio, erano cinque i giovani che hanno dato vita alla formazione originaria, i quali si distinguevano l’uno dall’altro per provenienza ed estrazione sociale. Lewis Brian Hopkin Jones, classe 1942, è di origini gallesi e figlio di due insegnanti; Michael Philip Jagger (1943), è figlio di un insegnante e di una parrucchiera; Keith Richards (1943), gallese, proviene da una famiglia operaia; William George Perks, noto come Bill Wyman (1936), è figlio di un muratore e di una donna di servizio; Charles Robert Watts (1941), è figlio di un ex aviatore della Raf e questi si deve aggiungere Ian Stewart. Nel dopoguerra frequentano tutti le scuole e abitano nella stragrande maggioranza a Londra, con Jagger e Richards che sono vicini di casa e compagni di giochi, poi le scelte scolastiche li dividono ma un giorno si ritrovano in un treno per pendolari e, nel salutarsi di nuovo dopo anni, scoprono la passione comune per la musica “rhythm and blues” e per Dick Taylor. In questo frangente matura l’idea di costituire un gruppo; in quel periodo Wyman e Stewart sono richiamati nell’esercito (ma il secondo verrà ben presto congedato) e gli altri sono impegnati con gli studi. Nel 1956, Mick Jagger stringe amicizia con Dick Taylor e assieme ad altri due compagni iniziano a suonare assieme senza però esibirsi in pubblico; nell’estate del ’60, Jagger suona con gli amici in un salone parrocchiale. Venendo a Brian Jones, nel ’57 un brano di Charlie Parker lo spinge fino a farsi comprare un sassofono, fino a quando non gli viene regalata una chitarra acustica. Nel ’58, Bill Wyman è congedato dall’Airforce e trova lavoro come magazziniere e impiegato in un’officina a Londra. Nell’Inghilterra degli anni ’50 non c’è solo il rock ‘n roll, ma anche lo “skiffle”, un tipo di jazz suonato con chitarre e strumenti a percussione improvvisati, nel quale c’è anche il blues: un passaggio decisivo per i futuri Rolling Stones. Nel ’60, Charlie Watts abbandona la scuola per diventare grafico pubblicitario e scrivere un libro su Charlie Parker, poi pubblicato nel ’65. Nel ’62 inizia a suonare con il trio del pianista e attore Dudley Moore, mentre Mick Jagger ritrova Keith Richards nel famoso treno. Watts, Jagger, Richards e altri amici decidono di chiamarsi “Little Boy Blue and The Blue Boys”. Nel marzo del ’62, Brian Jones va ad ascoltare i Blues Incorporated del suo amico Alexis Korner, il gruppo nel quale suona Charlie Watts; una settimana e anche lui entra a far parte della band, facendosi chiamare Elmo Lewis. Per la prima volta, Watts e Jones si parlano e una sera ad ascoltarli ci sono anche Jagger e Richards, che manifestano poi l’intenzione di formare un gruppo a Jones, il quale mette un annuncio su “Jazz News” e subito è Ian Stewart a rispondergli. Si arriva così al giugno del 1962, quando Mick Jagger, Keith Richards e Dick Taylor iniziano a provare con Brian Jones e Ian Stewart. Al Marquee di Londra, Alexis Korner suona con il suo gruppo, ma il 12 luglio chiede a Brian Jones di sostituirlo perché deve prendere parte a una registrazione televisiva. Il giorno prima del concerto, Brian Jones decide di suonare con il nome di “Rollin’ Stones”, ispirandosi alla canzone “Rollin’ Stone” di Muddy Waters; il complesso musicale è composto da Mick Jagger (voce), Keith Richards e Brian Jones alle chitarre, Dick Taylor al basso e Ian Stewart al piano. Punto interrogativo sul batterista: c’è chi sostiene che fosse Mick Avory, ma lui stesso precisa di non aver mai tenuto concerti con i Rolling Stones, per cui potrebbe essersi trattato di Tony Chapman. È il Marquee di Londra, definito uno dei templi del rock, il luogo che tiene a battesimo l’esordio del gruppo il 12 luglio 1962, con un successo che è notevole fin dall’inizio e a gennaio del ’63 si registra il primo avvicendamento, con Charlie Watts che prende il posto alla batteria di Tony Chapman, il quale aveva sostituito Mick Avory. Prende il via la cosiddetta era dei “Vagabondi”, perché “Rolling Stones” sta letteralmente per “pietre rotolanti”, ma il significato metaforico è proprio quello di vagabondi o girovaghi. La popolarità cresce: contratto discografico con la Decca Records e manager nella figura del giovane produttore Andrew Loog Oldham, che tanto ha contribuito all’immagine e alle fortune dei “Rolling”, estromettendo dalla band Ian Stewart, in quanto corpulento e ritenuto poco elegante, quindi non in sintonia con l’etichetta che aveva voluto dare alla band. Oldham credeva inoltre che sei componenti fossero difficili da memorizzare per il pubblico, ma Stewart rimane legato al gruppo: diviene il responsabile dei loro spostamenti e il tastierista principale fino alla morte nel 1985. La strategia comunicativa di Andrew Loog Oldham è mirata a fare dei “Rolling Stones” gli antagonisti dei Beatles e per fare questo lancia una frase pubblicitaria che – tradotta in italiano – significa: “Lascereste uscire vostra figlia con un Rolling Stone?”. Una sorta di incentivo per Jagger e Richards a scrivere le loro canzoni e al tempo stesso l’inizio dell’allontanamento di Brian, perché Oldham aveva voluto un cambio dei ruoli, orientandosi di più verso appunto la coppia Jagger-Richards, che costruisce l’alternativa ai Beatles con una musica più indirizzata verso il rock ‘n roll e il blues. Una musica più aggressiva e provocatoria. I primi anni di attività vedono i Rolling Stones cimentarsi in rivisitazioni di brani del repertorio americano, ma anche in quello di John Lennon e Paul McCartney, come nel caso del già citato “I wanna be your man”. Dopo l’uscita dei primi due singoli e dell’ellepì in cui sono presenti “Bye bye Johnny”, “Money”, “Poison Ivy” e “You Better Move On”, i Rolling Stones ottengono il privilegio di registrare nella sala della Chess, con Mick Jagger e Keith Richards che cominciano a scrivere e incidere canzoni e a riprodurre un sound finora sconosciuto nelle sale di incisione inglesi. L’anno della svolta è il 1965: escono dapprima “The last time” e poi “Satisfaction”, che diverrà notissima anche per il refrain “I can’t get no” che tuttora ci accompagna. “Satisfaction” è il brano della consacrazione definitiva dei Rolling Stones (e tuttora resta la canzone simbolo), che tuttavia nel ’65 raggiungono il top del gradimento anche con il singolo “Get off of my cloud”. In quel periodo, Jones e Richards introducono nel rock la cosiddetta “tessitura di chitarre”, ovvero la contemporaneità della chitarra ritmica e solistica senza differenziare lo stile di una o dell’altra, conosciuto anche come “stile di Chicago”, poiché perfezionamento di quanto avevano ascoltato sugli album di Chicago blues degli anni ’50. I migliori esempi si possono sentire sull’album “Out of our heads”. Nel 1966 arriva il primo disco composto solamente da canzoni originali, “Affermath”, che segna la svolta decisiva verso una produzione discografica compatta e il deciso affinarsi dei gusti musicali dei cinque componenti. Il chitarrista Brian Jones si rivela ottimo anche come suonatore di dulcimer e sitar. Le canzoni non sono esclusivamente di matrice blues, vedi “Lady Jane”, “Mother’s little helper” e le misogine “Stupid girl” e “Under my thumb”, che abbracciano rock and blues e rock. In molti sostengono che la sperimentazione di nuovi strumenti da parte di Jones fosse stata una forma di protesta nei confronti del duo dominante Jagger-Richards, poco propensi ad accreditare gli altri membri della band nelle composizioni che non fossero le loro. “Between the buttons” e “Their satanic majesties request” (siamo nel 1967) esprimono al meglio la fase “pop rock psichedelica”, con i brani “Ruby tuesday” che sale in testa nella Billboard Hot 100, “Let’s spend the night together”, “She’s a rainbow” e “2000 light years from home”. Terminata questa parentesi, nel maggio del 1968 esce “Jumping Jack Flash/”Child of the moon”, al quale segue una serie di dischi che assegnano ai Rolling Stones il titolo di “Greatest rock ‘n roll band in the world”. È l’apice del successo a livello mondiale, anche se il “tour de force” dei concerti finisce con il provare fisicamente i singoli, con il risultato di far maturare anche qualche insuccesso, al quale rispondono con un uso eccessivo di droghe che coinvolge anche il manager e produttore discografico Oldham, il quale si distacca e li abbandona nel ’67. E il 3 luglio 1969 è il giorno della tragedia: Brian Jones, che già era alle prese con problemi personali e che fisicamente era stato segnato dal consumo eccessivo di droghe fino a renderlo sempre più incapace di collaborare con il gruppo, viene trovato morto annegato nella sua piscina e alcuni dubbi sulla sua scomparsa non sono stati mai chiariti. A distanza di due giorni, i Rolling Stones tengono un concerto gratuito già programmato ad Hyde Park di Londra, davanti a circa 250mila persone. L’esecuzione è l’occasione per presentare il nuovo chitarrista Mick Taylor, ma si può ben comprendere l’atmosfera regnante: il complesso è criticato e accusato di insensibilità verso il compagno scomparso, anche se – per tutta risposta – il concerto viene dedicato proprio a Brian Jones, con Mick Jagger che legge alla sua memoria una poesia di Percy Shelley. Un altro Mick, Taylor, entra ufficialmente a far parte dei Rolling Stones il 13 giugno 1969, cioè una ventina di giorni prima della morte di Brian Jones, che in quel periodo era debilitato dai consumi che faceva. Da sostituto momentaneo, Taylor diviene effettivo e – a parere di molti – è proprio lui, vero talento, a portare un’ondata di freschezza tale da rivelarsi il “tassello” giusto per la formazione migliore dei Rolling Stones, anche se la mancanza di Brian Jones si fa sentire per l’immagine che si era creato e per la sua componente sperimentale tipica. Taylor ha un piccolo difetto: la timidezza, che non gli fa creare una piena sintonia con il gruppo. Nell’agosto del ’69 e nel maggio del ’71, due singoli – rispettivamente “Honky Tonk Women” e “Brown Sugar” – salgono in testa alla Billboard Hot 100: il successo raggiunto dalla band non scoraggia però Mick Taylor, che nel ’74 lascia i Rolling Stones, i quali hanno da risolvere nuovamente il problema del chitarrista. A prendere il suo posto è allora Ron Wood, dotato forse di minor talento, ma più in sintonia con l’immagine del gruppo. I successi canori – ricordiamo gli album “Black and Blue, “Love you live” e “Some girl” – si alternano con gli eccessi sfino alla fine degli anni ‘70. “Some girl” raggiunge la vetta delle classifiche mondiali in un periodo nel quale impazza il genere “punk”, mentre a inizio anni ’80 c’è “Emotional Rescue”, album che si distingue per il successo di vendite ma che sul piano creativo non è il top. Il 1981 è l’anno di uscita di “Tattoo you”, che contiene la hit “Start me up”. Un vero e proprio collage di pezzi registrati fra il ’73 e l’80, contenente in un paio di brani anche la chitarra di Taylor; una raccolta che sarebbe stata suggerita dalla necessità di pubblicare in tempi rapidi un nuovo album da far uscire, in previsione del nuovo tour mondiale. L’operazione si rivela comunque azzeccata sul piano sia qualitativo che commerciale e il successivo tour americano fa il “tutto esaurito” in stadi e arene; nell’82, l’album “Still life” (American concert 1981) è la testimonianza del tour effettuato. I Rolling Stones spopolano anche in Europa e vi sono anche le tappe italiane di Torino e Napoli. L’anno 1983 è quello di “Undercover”, album di studio sperimentale che sarebbe un tantino orientato verso le nuove sonorità del periodo; ciò contribuisce a deteriorare sempre più il rapporto fra Keith Richards e Mick Jagger: il primo è propenso verso un ritorno al rock ‘n roll, il secondo preferisce il pop. È il periodo più difficile per il complesso musicale inglese: nel 1986, l’album “Dirty work” (“Lavoro sporco”) non è accompagnato di alcun tour, evidenzia il distacco sempre più netto sull’asse dei “Glimmer Twins” – cioè Mick Jagger e Keith Richards - e si percepisce un clima da… scioglimento, perché i due grandi “pilastri” stanno imboccando direzioni individuali diverse. Ma la separazione non produce gli effetti sperati e così, nel 1989, si ripresentano con un altro album, “Steel Wheels”, con tournée e album live. I Rolling Stones riprendono vigore grazie a questo riavvicinamento e pubblicano un album in media ogni circa tre anni fino al 1997, quanto esce “Bridges to Babylon”, contenente pezzi inediti. A esso seguirà nel 2002 l’antologia “Forty Licks”, con la quale il gruppo festeggia i 40 anni di attività, nonostante l’abbandono del bassista Bill Wyman, che lascia nel ’94 a causa di problemi fisici e si dedica a una nuova band, i “Rhythm Kings”, al posto di Wyman entra lo statunitense Darryl Jones nelle vesti di collaboratore e non di componente ufficiale del gruppo. È l’agosto del 2005 quando i Rolling Stones ripartono per una nuova tournée mondiale e in settembre arriva un altro disco di canzoni inedite, “A bigger bang”, che di fatto diventa la prosecuzione di “Bridges to Babylon”; c’è anche una canzone, “Sweet neocon”) dedicata a George W. Bush e al concerto di Rio de Janeiro partecipano oltre due milioni di persone. Il 23 marzo 2007, lo stesso Mick Jagger annuncia al mondo via web il prosieguo del “A bigger bang tour” del 2006, che tocca le città nelle quali sono stati annullati i concerti l'anno precedente a causa dell'incidente che ha visto Keith Richards protagonista, caduto da una palma durante una vacanza alle isole Figi, che gli aveva procurato una commozione cerebrale. Il tour si è aperto il 5 giugno a Werchter, vicino a Bruxelles e si è concluso alla O2 Arena di Londra, il 26 agosto. Due le esibizioni italiane nel corso del tour: l’11 luglio 2006 allo stadio “Giuseppe Meazza” di Milano e il 6 luglio 2007 all’Olimpico di Roma. Nel 2008, esce “Shine a light”, il film-documentario del regista Martin Scorsese (appassionatissimo di musica e fan della band britannica), che ripercorre la gloriosa "epopea" musicale dei Rolling Stones attraverso le tappe chiave: “Brown Sugar”, “Satisfaction”, “Jumpin’ Jack Flash”, “Sympathy for the devil”, “As tears go by” e altri successi. Il 12 novembre 2012, i Rolling Stones annunciano l'uscita di una nuova raccolta antologica intitolata “Grrr!”, nella quale si possono ascoltare sia brani storici che anche due inediti: “One more shot” e “Doom and gloom”. Il Prudential Center di Newark è il luogo dove il 15 dicembre dello stesso anno si tiene il concerto con il quale i Rolling Stones festeggiano i 50 anni di carriera, cantando le loro canzoni più famose. Invitati all’evento diversi altri artisti, fra i quali spiccano Bruce Springsteen e Lady Gaga. Viene poi annunciata la loro presenza al Festival di Glastonbury del 29 giugno, mentre per fine aprile è in programma l'uscita nei cinema di “The Rolling Stones crossfire hurricane”, documentario di due ore che raccoglie interviste e filmati storici della band. In maggio, lo Staples Center di Los Angeles è il punto di partenza del nuovo tour della band intitolato “50 & Counting”. Ron Wood, poi, dichiara che a maggio del 2014 il gruppo tornerà a esibirsi dal vivo e il 22 giugno dello stesso anno i Rolling Stones si esibiscono davanti ai 71mila spettatori del Circo Massimo di Roma. Il 2014 è un altro triste giorno per la storia della band: a 71 anni, muore il sassofonista Bobby Keys, stroncato dalla cirrosi epatica. Siamo adesso agli più recenti. Il 25 marzo 2016 i Rolling Stones hanno riempito con oltre mezzo milione di spettatori il loro concerto gratuito all’Avana, il primo tenuto a Cuba. Sul piano mediatico, è stato un evento storico, quasi quanto quello di Roger Waters nel 1990 davanti al muro di Berlino; battuto anche il precedente record, che apparteneva all’italiano Zucchero Fornaciari. Sempre nel 2016, i Rolling Stones suonano in ottobre al “Desert Trip Festival” e pubblicano “Blue & Lonesome”, album interamente formato da reinterpretazioni di brani blues, a dimostrazione del feeling con questo genere. Nuovo tour europeo, il “No filter tour”, nel 2017, con unica tappa italiana il 23 settembre in Toscana, al Lucca Summer Festival. L’ultimo fresco capitolo dei Rolling Stones e dell’aprile 2020: la pubblicazione del singolo “Living in a ghost town”, con la ristampa in settembre dell’album “Goats Head Soup”. E la favola dei Rolling Stones continua.      

Redazione
© Riproduzione riservata
23/03/2021 20:29:07

Giulia Gambacci

Giulia Gambacci - laureata presso l’Università degli Studi di Siena in Scienze dell’Educazione e della Formazione. Ama i bambini e stare insieme a loro, contribuendo alla loro formazione ed educazione. Persona curiosa e determinata crede che “se si vuole fare una cosa la si fa, non ci sono persone meno intelligenti di altre, basta trovare ognuno la propria strada”. Nel tempo libero, oltre a viaggiare e fare lunghe camminate in contatto con la natura, ama la musica e cucinare.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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