Opinionisti Fausto Braganti

Si fa presto a dire America…

“La politica non corrompe la gente. La gente corrompe la politica”

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Ricordate la classica scena? Il povero condannato è stato trascinato sul patibolo, il boia ha già impugnato la terribile ascia e d’improvviso si sente un tumulto fra la folla che si apre, sta arrivando il messaggero del re a cavallo che sventola una carta gridando: “Fermi! Fermi tutti! La grazia! La grazia! Il re ha concesso la grazia!”

Gran respiro di sollievo del condannato, naturalmente.

Ecco, non è andata così a Washington pochi giorni fa, prima di Natale, ma le grazie sono arrivate lo stesso, forse Trump ha mandato messaggini. Ma chi sono i graziati?  

A meno di trenta giorni dalla sua uscita dalla Casa Bianca (potrebbe essere forzosa...) Donald Trump intensifica la sua campagna diretta a seminare confusione nel Congresso ed a distruggere il più possibile le norme e le tradizioni politiche democratiche di una nazione divisa e stremata. Con un ultimo insulto alla decenza nell’esercizio dei poteri presidenziali, Trump ha emanato ventisei provvedimenti di clemenza a favore di criminali e alleati politici corrotti, a lui vicini e alla sua famiglia. Un vero spettacolo di abuso dei provvedimenti di clemenza senza precedenti. Tra coloro che hanno ricevuto la grazia presidenziale figurano personaggi che è poco definire loschi, tra cui l’ex capo della sua campagna elettorale, Paul Manaford, e il fedele galoppino Roger Stone, entrambi incriminati dal Procuratore Speciale Mueller, giudicati e condannati per vari crimini. Un altro “perdonato” è un membro di famiglia, infatti Charles Kushner e’ il padre del suo genero Jared. Mr. Kushner fu rinviato a giudizio dall’allora procuratore di stato del New Jersey, Chris Christie, per frode fiscale, subornazione di testimoni e contributi elettorali illegali. Va ricordato che Christie, repubblicano, è stato uno dei primi che ha abbandonato la squadra degli accaniti sostenitori delle fantomatiche frodi elettorali.
Nella schiera dei beneficiari di “pardons” figurano un ex funzionario della campagna elettorale di Trump, George Papadopoulos, un noto Congressman repubblicano della California, Duncan Hunter, e la moglie Margaret, complici nel reato di appropriazione di fondi elettorali, e quattro “guardie” di Blackwater (una ditta impegnata in servizi di sicurezza in Irak, mercenari in parole povere) responsabili di aver massacrato 17 persone disarmate in una piazza di Baghdad. Prima di essere graziati, gli ex collaboratori di Trump avevano ricevuto un trattamento di favore dal dipartimento della giustizia.
Un giudice federale partecipe di uno dei tanti procedimenti giudiziari a carico degli uomini del presidente aveva segnalato la gravità dei reati commessi con questo commento che riproduce il clima amorale della presidenza Trump:  “La politica non corrompe la gente. La gente corrompe la politica”.

Durante la convenzione costituzionale del 1787, uno dei Padri Fondatori, George Mason, si era opposto all’istituto della clemenza presidenziale nell’eventualità di una connessione tra le azioni personali di un presidente e quelle di persone i cui crimini vengono perdonati. In pratica, nel caso di Trump in particolare di personaggi come il gen. Flynn, Manaford e Stone, vale la constatazione che la clemenza premia coloro che si sono rifiutati di assistere quanti intendevano chiamare Trump a rispondere degli illeciti commessi.
La lista di parenti, amici e galoppini che sembrano destinati a godere della clemenza presidenziale è lunga e quanto mai sconcertante. In essa figurano i figli di Trump, Ivanka, Don Jr. ed Eric, e l’onnipresente servitore Rudy Giuliani. Ma l’interrogativo più clamoroso riguarda il presidente stesso, che sostiene di avere il diritto di perdonare se stesso. Un’alternativa sconvolgente è che Trump rassegni le dimissioni un giorno prima dello scadere del mandato lasciando al suo immediato successore, Mike Pence, il potere di emettere la clemenza per l’ex presidente. A questo punto Pence dovrebbe ricordare che il successore di Nixon, Gerald Ford, graziò il presidente repubblicano nel settembre 1974 ma ne pagò le conseguenze quando venne sconfitto nelle elezioni del 1976.
Non ci sono dubbi che lo stupefacente abuso della grazia presidenziale si colloca in una politica di illeciti ed eccessi che ha recato grave danno alla democrazia americana. L’abuso della clemenza e’ solo un aspetto. Quel che più turba ora gli animi degli americani votati alla democrazia e’ fino a che punto l’ombra lunga di Donald Trump graverà sulla nazione, e in misura forse determinante, sulla prossima sessione congressuale e più avanti.

Fausto Braganti
© Riproduzione riservata
29/12/2020 06:19:45

Fausto Braganti

Fausto Braganti - Pensionato, attualmente residente nelle Corbieres (sud est della Francia, vicino a Perpignan). Nato e cresciuto a Sansepolcro. Dopo il liceo ha frequentato l’Università di Firenze, laureandosi in Scienze Politiche al Cesare Alfieri. Si è trasferito a Londra nel 1968, dove ha insegnato italiano all’Italian Center per poi andare a Boston negli Stati Uniti, dove ha lavorato per Alitalia per 27 anni con varie mansioni e in diverse città, sempre nel settore commerciale. Dopo Alitalia è rimasto nel campo turistico per altri 15 anni per promuovere l’Italia agli americani. Ha pubblicato un libro di memorie, “M’Arcordo…” sulla vita a Sansepolcro nel dopo guerra, ottenendo un discreto successo. Ama la Storia: studiarla, raccontarla e scriverla.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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