Opinionisti Fausto Braganti

Si fa presto a dire America…

La capitale degli Stati Uniti Washington è una città in stato di assedio

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Di certo avete visto le vicende del 6 gennaio a Washington. La Befana ha portato i rivoltosi, quelli che il berretto rosso MAGA (Make America Great again) hanno assalito il Campidoglio e non entro in merito; so che la copertura dell’evento e di tutto quello che è seguito ha avuto grande copertura in Italia come nel resto del mondo.

La capitale degli Stati Uniti Washington è una città in stato di assedio. Venticinquemila soldati armati della Guardia Nazionale sono dislocati nel Campidoglio e nella grande “mall” ai suoi piedi, completamente chiusa al pubblico da una lunga rete di protezione alta due metri e sovrastata da filo spinato in fisarmonica. Quando arriverà l’ora fatidica di mezzogiorno per il giuramento del nuovo presidente Joe Biden, Donald Trump non ci sarà, mentre sarà presente i vicepresidente Pence.

In mattinata, avrà lasciato la base aerea di Andrews con l’ultima dimostrazione del suo narcisismo con cui ha predisposto una cerimonia di addio con tanto di drappello d’onore in alta uniforme, una bordata di ventuno colpi di cannone ed uno schieramento di militari rappresentanti i servizi delle forze armate. Potrà quindi usufruire dell’aereo presidenziale senza chiedere il permesso al nuovo presidente. Ho avuto modo di lavorare con siciliani e da loro ho imparato una espressione che sintetizza tutto e non si può andare più in basso di così:

“Meschino è!”

Di fatto, lascerà la Casa Bianca senza aver “concesso” l’esito dell’elezione di Joe Biden, nuovo presidente, e disertando la cerimonia di insediamento che è da due secoli uno dei momenti più celebrativi nella vita della democrazia americana. Lo accompagnerà alla sua reggia di Mar-a-Lago in Florida la moglie Melania, che lascia anch’essa alla storia l’immagine di una First Lady che ha saputo distruggere il giardino delle rose creato da Jackie Kennedy per creare un orticello, lamentandosi del mancato rispetto che ha ampiamente meritato.

Quanto al marito, la storia della presidenza Trump non si concluderà a mezzogiorno del 20 Gennaio perché’ il senato è chiamato a decidere nel giudizio cui Trump verrà sottoposto in forza degli articoli di impeachment votati dalla Camera dei Rappresentanti. La possibilità di un ultimo insulto alla figura del presidente repubblicano è legato al voto di 17 senatori repubblicani, che insieme ai senatori democratici assicurerebbero la maggioranza necessaria per la condanna del presidente. Per il momento, non sembra che i promotori dell’impeachment possano contare sui voti di diciassette senatori repubblicani. Ma la partita al senato non sarà breve e sarà aperta a colpi di scena, e in modo speciale alle decisioni di Mitch McConnell, che da leader della maggioranza repubblicana al senato diventa leader della minoranza. Molto dipenderà dalla percezione da parte della pubblica opinione del pericolo che la nazione ha corso quando una banda di facinorosi trumpisti ha inscenato l’insurrezione negli edifici parlamentari. Le testimonianze raccolte da più parti e le intense indagini delle agenzie di ordine pubblico tratteggiano un evento drammatico che avrebbe potuto portare all’uccisione del vice presidente Pence e di molti parlamentari sorpresi dall’esplosione dell’ira di una massa di trumpisti violenti. La prova è nelle armi - tra cui bombe Molotov - di cui disponevano. Resta da vedere quanti repubblicani finiranno col giudicare inaccettabile il comportamento del presidente ed in particolare il suo incitamento a “lottare, lottare con forza infernale altrimenti non avrete più una nazione”. La giustizia nel frattempo continua a macinare pesanti capi di accusa contro i partecipanti all’assalto al Congresso. I giudici istruttori hanno catalogato i fatti come “una insurrezione violenta che tentava di rovesciare il governo degli Stati Uniti”. Finora sono stati operati più di cento arresti. C’è anche un aspetto rilevante, che le forze di polizia hanno ricevuto più di 140.000 imbeccate da parte di cittadini che avevano riconosciuto gli assalitori dalle immagini televisive. Ed ancora, vari membri della Camera dei Rappresentanti sono sottoposti ad indagine per una presunta connivenza con i facinorosi trumpisti. Per loro si prospetta una incriminazione e il rinvio a giudizio. In conclusione, non sarà facile eliminare il movimento MAGA che ha diramazioni in tutta l’America attraverso raggruppamenti più o meno violenti, che vanno dalle milizie ai Proud Boys, dai molteplici teorici delle cospirazioni alla setta dei congiurati QAnon. Molti dei nuclei che predicano violenza hanno già fatto sapere di non attenersi all’invito alla calma emesso in maniera poco risoluta dal presidente Trump. Per ultimo, i democratici intendono risolvere una questione che considerano cruciale, quella di impedire a Donald Trump di presentarsi candidato, non importa per quale mandato. Una condanna al termine dell’impeachment conterrebbe una simile proibizione. Se non dovesse passare, c’è sempre la possibilità di un voto di esclusione dai pubblici uffici a maggioranza semplice. Un voto unilaterale al congresso potrebbe essere contestato e dibattuto per mesi proprio quando il neo presidente Biden dovrà concentrare i suoi sforzi sull’approvazione del pacchetto legislativo di soccorso dal valore di 1,9 trilioni di dollari. Questo è nell’interesse di tutti gli americani, trumpisti inclusi. Non resta che sperare che un numero crescente i “trumpisti light” (leggeri) riconosca che un demagogo tossico come Donald Trump non ha diritto ad una seconda “chance”.

E la saga continua, e come dicevano i nostri vecchi:

"Ne vedremo delle belle!"

Redazione
© Riproduzione riservata
18/01/2021 09:26:00

Fausto Braganti

Fausto Braganti - Pensionato, attualmente residente nelle Corbieres (sud est della Francia, vicino a Perpignan). Nato e cresciuto a Sansepolcro. Dopo il liceo ha frequentato l’Università di Firenze, laureandosi in Scienze Politiche al Cesare Alfieri. Si è trasferito a Londra nel 1968, dove ha insegnato italiano all’Italian Center per poi andare a Boston negli Stati Uniti, dove ha lavorato per Alitalia per 27 anni con varie mansioni e in diverse città, sempre nel settore commerciale. Dopo Alitalia è rimasto nel campo turistico per altri 15 anni per promuovere l’Italia agli americani. Ha pubblicato un libro di memorie, “M’Arcordo…” sulla vita a Sansepolcro nel dopo guerra, ottenendo un discreto successo. Ama la Storia: studiarla, raccontarla e scriverla.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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