Opinionisti Alessandro Ruzzi

Sotto scopa da paesucoli "europei"

Ringraziamo "mortadella dalla faccia umana"

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Io mi sento europeo, e l'Europa come l'ho vissuta nel secolo passato mi piaceva: rapporti stretti con paesi coi quali avevamo tradizione, semplificazione dei viaggi, un sentimento di unità che effettivamente teneva lontana ogni idea di guerra e altro ancora.
Poi grazie a "mortadella dalla faccia umana" ci siamo trovati svantaggiati al momento di introdurre l'euro, meccanismo sulla cui validità e utilità non occorre spendere parole poiché è fondamentale nella vita nazionale; peggio ancora, qualche anno dopo hanno fatto entrare un branco di paesucoli per motivi geopolitici internazionali senza modificare le norme che sottostanno al meccanismo europeo.
Sì, perché le norme che regolano i meccanismi decisionali prevedono in alcuni casi l'unanimità dei paesi votanti equiparando quindi paesi con 60milioni di abitanti come Italia e Francia a nazioni con qualche centinaio di migliaia di cittadini, i voti hanno lo stesso valore in casi determinanti. Qui non può essere che la sovranità nazionale venga defraudata.
Perdita di sovranità che si riflette anche quando nell'ambito di questo meccanismo internazionale siano presenti paesi che -per quanto mi riguarda- non tutelano pienamente diritti civili; la legge che rende impossibile l'aborto in Polonia piuttosto che le norme che limitano la indipendenza della magistratura in Ungheria sono chiari esempi di fallimento europeo perché paesi con queste impostazioni non dovrebbero fare parte dell'Europa unita e non possono accedere a benefici. Ne escano se tengono alle norme che hanno modificato.
Ed arriviamo quindi al veto espresso da capi di governo che rappresentano meno di 50milioni di europei in grado di bloccare la approvazione del bilancio europeo e la erogazione delle misure di sostegno economico derivanti dalla emergenza sanitaria.
L'Europa ha una quantità industriale di problemi che non ha risolto nel corso degli ultimi 30 anni: l'incapacità di imporre una comune fiscalità per la tassazione, l'evanescenza in termini di politica internazionale e "militare", snervanti discussioni sulla politica di incentivazione che finisce per essere retribuzione a certi movimenti politici piuttosto che opera di indirizzo condivisa, l'incapacità di risolvere il rapporto poco scorrevole con la Gran Bretagna che si è infine risolto con la sua uscita dall'Europa unita, la percezione di inutilità di organi che a Bruxelles o altrove passano tempo a disquisire del problema della dimensione delle zucchine, etc; mi fermo qui, ma la lista sarebbe lunga.
Argomenti -credo- condivisi da molti, ma che non sono mai stati affrontati e risolti preferendo una Europa ingolfata.
Ma certo l'ultimo episodio è veramente eclatante. A me Polonia, Ungheria e Slovenia stanno antipatiche insieme ad altri paesi entrati dopo il 2000, come già detto vorrei tornare o al modello istituzionale meno invasivo oppure fare un passo avanti nella integrazione risolvendo i problemi menzionati nonché meccanismi rappresentativi e di importanza del voto nazionale.
Anche a livello politico non sono molte le forze che esprimono la volontà di permanere nell'ambito delle istituzioni europee in adesione alla visione europeista: esiste anzi la possibilità che, dinanzi al naufragare del recovery plan e simili, paesi escano dalla UE.
In una trasmissione televisiva si disquisiva se la scienza sia democratica oppure no. Personalmente ritengo che la scienza non esprima giudizi misurabili in termini di democrazia bensì l'utilizzo di criteri politici la fa percepire quale democratica o assolutista. L'esame di risultati scientifici fra pari ne conferma la validità e ne indirizza l'eventuale utilizzo: la matematica di per sè non può essere valutata sotto tale angolazione. Ma non sempre così e faccio un esempio nell'utilizzo delle statistiche che spinge a sostenere una certa visione politica (forse democratica secondo alcuni): più d'una volta ho cercato di capire se l'Unione europea utilizza, per la costruzione di un unico indicatore numerico, la media delle statistiche nazionali (dove il valore dell'Austria ha lo stesso peso del valore della Germania) o la elaborazione dove ogni valore nazionale viene rapportato al peso numerico dei suoi abitanti (in questo caso il valore dell'Austria influisce circa 1/10 del valore della Germania). Dalla vaghezza delle risposte arrivate da Bruxelles ho ricavato l'impressione che questo valore unico viene elaborato nella forma più aderente alle impostazioni politiche correnti: quello che qualcuno potrebbe definire utilizzo democratico, ma che in verità ammanta di correttezza un valore che corretto non è  perché non si sa neanche cosa quel numero esprima.
Un'altra delle contraddizioni che si trovano nell'istituzione europea, ulteriore motivo della recente freddezza di molti europei verso l'organismo sovranazionale che a 70 anni dalla sua istituzione non ha risolto i suoi problemi di fondo.
E che lo mette a rischio, con mio dispiacere.

Redazione
© Riproduzione riservata
03/12/2020 16:23:07

Alessandro Ruzzi

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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