Opinionisti Maurizio Bragagni

Quid Pro Quo o Qui pro Quo

I lettori mi perdoneranno l’Italiano aulico

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Caro Domenico,

Lieto in questa occasione di scriverti da Londra e chiederti di pubblicare questa mia lettera a te.

I lettori mi perdoneranno l’Italiano aulico ma visto l’attenzione delle testate internazionali ai nostri dialoghi, meglio prevenire che curare.

Le Lingue di Dante e Shakespeare hanno regole che non consentono a google traduttore di esprimerne il concetto reale ma solo letterale, e pertanto chi traduce letteralmente commette degli errori, non esprime il pensiero, il concetto, ma solo le parole.

Pensate che Quid pro Quo, (che naturalmente è latino), in Inglese giuridico è la causale del contratto, è lo scambio di una cosa in cambio di un’altra, pertanto anche in Inglese parlato significa scambio, contropartita.

Si traduce quello che correttamente sarebbe come “do ut des”, ma in italiano se la D non è marcata diventa Qui pro quo “ ho preso un abbaglio”, c’è stato un Qui pro Quo. 

Pensate a due avvocati uno Inglese ed uno Italiano, che cercano di stipulare un contratto in diritto comune.

L’Inglese (E) inizia:  Buon Giorno collega, dove è il Quid Pro Quo?

(Traduzione per l’inglese: Dov’è la contropartita che mi dovete per completare il contratto. Quello che comprende l’Italiano: Dove si trova lo sbaglio, l’errore?)

L’Italiano (I) Non c’è nessun Qui Pro Quo.

(Traduzione per l’inglese: Non c'è nessuna contropartita che vi dobbiamo per completare il contratto. Quello che dice l’Italiano: non c’è nessun errore, nessuno sbaglio)

E: Allora il contratto non può procedere?

I: Perchè ci deve essere un Qui Pro Quo, è nostra intenzione procedere.

(Traduzione per l’inglese: Dovendoci essere una contro partita, è nostra intenzione procedere. Quello che dice l’Italiano: non c’è nessun errore, ma è nostra intenzione procedere.)

E. bene, allora qual’è il Quid Pro Quo?

(Traduzione per l’inglese: bene, allora quel’è  la contropartita che mi dovete per completare il contratto. Quello che comprende l’Italiano: bene qual’è l’errore, dove  si trova lo sbaglio?)

I: Scusi, ma non c’è nessun Qui Pro Quo.

(Traduzione per l’inglese: Non c’e nessuna contropartita che vi dobbiamo  per completare il contratto. Quello che dice l’Italiano: non c’è nessun errore)

E: Ma come, mi ha detto che c’era il Quid Pro Quo.

(Traduzione per l’inglese: ma prima mi ha detto che c’era una contropartita che mi dovete per completare il contratto. Quello che comprende l’Italiano:  Ma mi ha detto prima che c’era un  errore).

I: Prima c’è stato un Qui Pro Quo, ma ora non c’è più possiamo procedere.

(Traduzione per l’inglese: Prima c’era una contropartita che vi avremmo dato per completare il contratto, ma ora non c’è più, comunque vogliamo procedere. Quello che dice l’Italiano: Prima c’è stato un’incomprensione ora che non c’è più, possiamo procedere.)

E. Eh, Come procediamo senza Quid Pro Quo…..

(Traduzione per l’inglese: come procediamo senza la contropartita che mi dovete per completare il contratto. Quello che comprende l’Italiano: Come procediamo senza errore….)

Potrebbero andare avanti  all’infinito, per uno (E) significa “Cosa mi dai in cambio della mia merce”, per l’altro se non c’è la D marcata (I) significa “Ci deve essere uno sbaglio”.

Ci sarebbero migliaia di esempi, ma questo credo che sia il più evidente che una lingua è la cultura che essa esprime.

La traduzione di un pensiero in un’altra lingua deve necessariamente tener presente l’intero contesto del testo in cui è stato scritto altrimenti prende  “Fischi” per Fiaschi”, non è giornalismo ma ideologia. Si vuol far dire a qualcuno quello che si vuole.

Invece di esprimerne il concetto che la persona ha espresso, o come in queste mie lettere a te, la familiarità di un’esperienza, in puro linguaggio toscano, stravolge il significato estrapolando dal contesto parole e frasi, per attribuire un significato diverso.

“La fattoria degli animali  di George Orwell “

 Ricordiamo i 7 comandamenti

1) Tutto ciò che va su due gambe è nemico.

2) Tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico.

3) Nessun animale vestirà abiti.

4) Nessun animale dormirà in un letto.

5) Nessun animale berrà alcolici.

6) Nessun animale ucciderà un altro animale.

7) Tutti gli animali sono uguali.

Infine, i comandamenti saranno sostituiti con le massime:

  1. Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri
  2. Quattro gambe buono, due gambe meglio

Faccio un’altro esempio: Nella nostra lingua esiste la lista dei cattivi, la lista nera, come in altre culture e tradizioni. Il colore nero non vuole prendere in giro nessuna tradizione e cultura di altre nazioni, ma è solo un paragone tra la notte e il giorno, che ha radici nell’archeotipo dell’essere umano, quando la notte faceva paura per la mancanza di luce, non ha certo significati razzisti. Ebbene tradurre la lista nera come un’atto razzista, è un’interpretazione molto parziale, e completamente anti letteraria.

Purtroppo siamo nel mondo delle fake News e delle Verità Parziali.

Ora che siamo diventati così importanti, che tutte le nostre frasi vengono riportate sui giornali internazionali. Mi sento come il Leader Supremo della Nord Corea, (è un’immagine per rendere il concetto, non che mi ci senta veramente. Nota per i lettori non Italiani che traducono le frasi con Google Traduttore), che è sempre circondato da 3, 4 persone con taccuini rossi, per appuntare tutte le frasi e parole che il Supremo leader dice. Oggi il Supremo leader ha detto, che ha respirato.

L’ultima la più bella è stato il Guardian, giornale prestigiosissimo della Sinistra Strutturata Inglese.

Immaginate la scena.

Convention Partito Conservatore a Birmingham.

Migliaia di persone, che ti fermano e salutano a destra e a sinistra.

Un giornalista mentre passavo nei corridoi della Convention del Partito Conservatore, tranquillamente assorto nei miei pensieri, mi chiede?

“Dott Bragagni come sta?”

Ed io per cortesia rispondo” Meglio di me solo il Papa”.

L’hanno pubblicato.

Guardian Edizione 26 ottobre 2022: “ Early this afternoon outside the Blue room, Bragagni greeted the Guardian, saying he was “fine, always fine. Better than me: only the Pope.”

Qui c’è da stare attenti se avessi risposto “ come Antani con Scappellamento a Sinistra", mi avrebbero fatto dire che il Partito Consevatore va a Sinistra, invece di rendersi conto di essere stati oggetti di una “supercazzola”.

Da Buon toscanaccio mi è venuta subito in mente un pò di sana ironia, quasi quasi gli canto la canzone popolare, e poi vediamo che pubblicano:

“dopo fatta colazione

 il vassallo va su'i prato

per la solita funzione alla quale e' abituato.

Tu dirai l'è la natura, perchè nulla si disperda.

Ma il realtà fa a finier tutto in Meraaaaa….Fatale illusione…Piripirì, Piripirà….”

Ma alla fine mi è venuto in soccorso il Grande Poeta Curzio Maltese che  scrisse, “Nei Maledetti Toscani”. Come faccio a spiegare ai Google traduttori che Maledetti toscani è in realtà dire Benedetti Toscani, ma noi toscani usiamo l'assurdo e il contrario per esprimere la vita?

Non posso ci rinuncio e cito il Vate:

“Se è cosa difficile essere italiano, difficilissima cosa è l'esser toscano: molto più che abruzzese, lombardo, romano, piemontese, napoletano, o francese, tedesco, spagnolo, inglese.

E non già perché noi toscani siamo migliori o peggiori degli altri, italiani o stranieri, ma perché, grazie a Dio, siamo diversi da ogni altra nazione: per qualcosa che è in noi, nella nostra profonda natura, qualcosa di diverso da quel che gli altri hanno detto.

O forse perché, quando si tratta d'esser migliori o peggiori degli altri, ci basta di non essere come gli altri, ben sapendo quanto sia cosa facile, e senza gloria, esser migliore o peggiore di un altro.

Nessuno ci vuol bene (e a dirla fra noi non ce ne importa nulla).

E se è vero che nessuno ci disprezza (non essendo ancora nato, e forse non nascerà mai, l'uomo che possa disprezzare i toscani), è pur vero che tutti ci hanno in sospetto.

Forse perché non si sentono compagni a noi (compagno, in lingua toscana, vuol dire eguale).

O forse perché, dove e quando gli altri piangono, noi ridiamo, e dove gli altri ridono, noi stiamo a guardarli ridere, senza batter ciglio, in silenzio: finché il riso gela sulle loro labbra.

Di fronte a un toscano, tutti si sentono a disagio.

Un brivido scende nelle loro ossa, freddo e sottile come un ago.

Tutti si guardano intorno inquieti e sospettosi.

Un toscano apre la porta ed entra? Un silenzio impacciato lo accoglie, una muta inquietudine s'insinua, là dove prima regnava l'allegria e la confidenza.

Basta l'apparizione di un toscano, perché una festa, un ballo, un pranzo nuziale si mutino in una triste, tacita, fredda cerimonia.

Un funerale al quale prenda parte un toscano diventa un rito ironico: i fiori si mettono a puzzare, le lacrime seccano sulle gote, le gramaglie cambian colore, persino il cordoglio dei parenti del morto sa di beffa.

Basta che fra il pubblico ci sia un toscano col suo risolino in bocca, e subito l'oratore si turba, la parola gli si sgonfia sulle labbra, il gesto gli si ghiaccia a mezz'aria.

Un generale parla ai suoi soldati di gloria, di bella morte; del «bene inseparabile del Re e della Patria»? Se fra i soldati, laggiù nell'ultima fila, c'è un toscano che lo guarda, subito il generale s'imbroglia, rinfodera la sciabola, arrotola la bandiera, e se ne va. (E qui va detto che gli italiani, le battaglie, le vincono soltanto grazie al risolino ironico di quel soldato toscano laggiù, nell'ultima fila. Quando non c'è quel risolino a mettere a posto i generali, accade quel che accade. E quanti guai si sarebbero risparmiati se Mussolini, invece di parlare al balcone di Palazzo Venezia, avesse parlato dal terrazzino di Palazzo Vecchio!)

Il sospetto e l'inimicizia degli altri popoli, italiani e stranieri, ci fanno senza dubbio onore, essendo segni manifesti di rispetto e di stima.

In una stagione, com'è questa, d'ipocrisia, di viltà, e di compromessi d'ogni specie, fa sempre onore, a un uomo o a un popolo, esser temuto e avversato.

Vi sono uomini e popoli che soffrono di non essere amati: son quelli che han natura femminile.

Ma una nazione forte, spregiudicata, ardita, qual è la nazione toscana, a cui nessuno ha mai voluto bene, e che da secoli è abituata al sospetto e all'invidia altrui, perché mai dovrebbe soffrirne? Tutti siamo, noi toscani, fuorché femmine.

E che gli altri non ci vogliano bene, diffidino di noi, abbiano gelosia e timore della nostra particolare intelligenza, del nostro modo di guardare il prossimo e riderne a bocca fredda (quando un altro, che non fosse toscano, ne piangerebbe), che tutti, insomma, siano sospettosi di quel che essi impropriamente chiamano il nostro cinismo, la nostra crudeltà, la nostra garbata arroganza, ci fa quasi piacere.

Anzi, per essere onesto, dirò che ne godiamo.”

Ora avendo citato Curzio mi daranno del maschilista, dell'antifemmesista.

Io che ho 4 figlie, con la stessa moglie, e che come presidente della Fondazione Esharelife sostengo 3000 bambini in Kenya di cui la maggioranza femmine e di religione musulmana. 

Forse proprio perché con la stessa moglie, mi attaccheranno di matrimonialismo, o di nepotismo, o che altro.

Quindi non mi rimane che ri-citare il Sommo:

“In una stagione, com'è questa, d'ipocrisia, di viltà, e di compromessi d'ogni specie, fa sempre onore, a un uomo o a un popolo, esser temuto e avversato.”....

E che gli altri non ci vogliano bene, diffidino di noi, abbiano gelosia e timore della nostra particolare intelligenza, del nostro modo di guardare il prossimo e riderne a bocca fredda (quando un altro, che non fosse toscano, ne piangerebbe), che tutti, insomma, siano sospettosi di quel che essi impropriamente chiamano il nostro cinismo, la nostra crudeltà, la nostra garbata arroganza, ci fa quasi piacere.

Anzi, per essere onesto, dirò che ne godiamo.”

In fede

Dott. Maurizio Bragagni OBE

 

 

 

Maurizio Bragagni
© Riproduzione riservata
09/11/2022 16:54:47

Maurizio Bragagni

Maurizio Bragagni è laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Pisa, Master in Business Administration alla Cass Business School, City London University, specializzando a Cambridge in Sutainable Stategy ed Chartered Director of the Institute Director of London, Dottorato Honoris Causa in Economia Politica conferito dalla Bolton University. Il dottor Maurizio Bragagni è Visiting professor alla Bolton, Manchester University, in Leadership, ed è Honorary Senior Visiting Fellow of The Bayes Business School (formerly Cass), the City University of London in management. Maurizio Bragagni è sempre stato impegnato nel dialogo tra nazioni, e nel promuovere la Pace e l’uguaglianza tra le nazioni. Nel 2018 gli è stato conferito O.M.R.I., Cavaliere al Merito della Repubblica Italiano dal Presidente Mattarella, per aver aiutato il dialogo tra Italia e Regno Unito durante la Brexit. Nel 2021 è stato nominato Officer British Empire dalla Regina Elisabetta II (Elizabeth the Great), e nel 2022 la Repubblica di San Marino gli conferisce il Cavalierato col grado di Grand Ufficiale dell’Ordine di San Agata per aver aiutato la Repubblica durante la Pandemia del Covid (Awards). Il dottor Maurizio Bragagni è direttore della Tratos UK Ltd, Freeman della City, Fellow della Society of Leadership Fellows at St George’s House, Windsor Castle,e Fellow della The Royal Society for Arts, Manufactures and Commerce (RCA), presidente della Fondazione Esharelife con cui aiuta più di 3000 bambini, in maggioranza bambine e mussulmane ad uscire dalla povertà. Il dottor Maurizio Bragagni è autore di diversi libri From Roman Invasion to unshakable Bond: The Ango Italian Relationship: A Constant Renaissance, Brexit Business Better Britain, Insight to Hindsight.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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