Opinionisti Alessandro Ruzzi

La guerra in Ucraina mi mette in difficoltà

E ci sono troppi cazzari

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Difficoltà che si insinuano con troppi inginocchiati al dio della guerra e dell'interesse economico e geopolitico.

Non sono in difficoltà a individuare che vi sono un paese aggredito ed uno aggressore.

Sono in difficoltà nella valutazione del rapporto fra due nazioni parte della stessa area geografica, sociale e storica: una parte di mondo ove il mio interesse è stato modesto, non ho mai approfondito le richieste di indipendenza e autonomia di alcune parti di quel territorio (ad esempio la Georgia) e in seguito non mi aveva eccitato la situazione della Crimea e delle due aree più orientali.

Pur trattandosi di dinamiche che con la lente di un uomo cresciuto in una "democrazia occidentale" risultavano inaccettabili, o meglio incomprensibili.

Ora siamo a parlare di un sempre crescente coinvolgimento Nato (e non solo) a sostegno militare dell'Ucraina, dicono che dobbiamo aiutarne la resistenza. Neanche vent’anni fa molti paesi dell’Occidente si auspicavano che la Federazione russa di Putin entrasse nella Nato: adesso, con la scusa della guerra in Ucraina, l’obiettivo espressamente dichiarato è quello di indebolire l’avversario russo.

Azione che nulla ha a che vedere con la tutela dei civili ucraini, anzi.

E ci diranno mai la verità sugli incroci fra Nato e Ucraina? Già dal 2015 armi, addestratori, esercitazioni: che bischeri siamo, questo ne è lo sviluppo. Zelensky subentra nel 2019 ad una amministrazione già compromessa, la sua ignoranza istituzionale fa venire l’acquolina in bocca ai russi. Niente di nuovo. Già visto anche in tempi recenti ad opera di paesi occidentali che hanno approfittato per “esportare la democrazia”.

Ed il paragone con la resistenza come la intendiamo storicamente in Italia mi fa dire che quella ucraina è sì una resistenza, ma non la resistenza italiana che ha avuto una propria genesi antifascista, assai diversa e che -inciso- poco ha a che fare con “bella ciao” e la sua poesia retorica nata nel 1957.

Vi è differenza fra democrazia e autodeterminazione, gli ucraini -abitanti di un paese che io non sono sicuro si possa definire democratico secondo i nostri standard- ritengo abbiano il pieno diritto di opporsi ad essere fagocitati dalla Federazione russa: ma non ho mezzi e conoscenze per valutare se quanto accaduto nel 2014 -Crimea- e dopo ad est fra russofili e non-russofili debba essere definita come una scelta di indipendenza e di chi. Sennò subentra l'ipocrisia di attribuire alla stessa azione due connotati diversi, uno positivo e uno negativo, a seconda da quale lato si osservino i fatti. Risulterebbe fin troppo facile dire che l'Occidente doveva impegnarsi diversamente già allora, ma verrebbe in mente come per lunghi periodi di tempo la Federazione putinana sia stata interlocutrice importante, anzi ricercata e coccolata, da parte di tutti i paesi europei (e non solo).

Sinceramente mi è parsa frettolosa la scelta italiana di annunciare l'invio di armi all'Ucraina: non mi risulta Draghi abbia chiesto conto a Putin delle sue azioni, mi pare anzi che il nostro si sia schierato di gran corsa, fra i primi, con la visione statunitense di opporsi militarmente (ma sul suolo ucraino) all'esercito russo.

Concordo sull’invio di armi per evitare il collasso, ma dico che in seguito si alimenta la guerra. Questo mi porta a parlare di guerra per procura, i più facinorosi sono Stati Uniti e Inghilterra che se ne fregano di quanto accade alla popolazione e godono (anche economicamente) dei rovesci finanziari che si stanno scatenando sull'Unione europea.

Non mi pare proprio che sia facile tenere il piede in due scarpe predicando il ricorso alla diplomazia mentre contemporaneamente si inviano miliardi di armamenti in appoggio all'Ucraina, facile aizzare verso le sanzioni quando queste hanno effetti positivi sulle economie statunitense e britannica (specialmente ricordando che a Londra si devono rifare di una Brexit tutt'altro che vantaggiosa).

L'idea di spalancare le porte dell'Unione europea all'Ucraina mi lascia ancor più perplesso: già sono incazzato nero perché tutti i paesi che sono entrati dal 2004 lo hanno fatto esclusivamente per attaccarsi alla poccia di Bruxelles, nazioni che hanno messo a posto i loro conti vendendo passaporti europei a oligarchi e arabi al misero prezzo di 2 milioni di euro l'uno. Nazioni che non hanno mai condiviso il percorso di adesione all'idea europea, hanno esclusivamente fatto una scelta utilitaristica e che si mettono di traverso (unanimità de che?!).

L'adesione alla area atlantica non è per me in discussione, ma credo che l'Italia abbia pagato il debito di riconoscenza agli Stati Uniti: una riconoscenza più per il piano Marshall che per l'attività delle forze che sono venute in Italia non per liberare gli italiani (che per loro erano fascisti e alleati dei nazisti), bensì per aprire un ulteriore fronte che sottraesse energie alle forze armate naziste. La liberazione era un di per di più. Tendo a distinguere fra popolo statunitense e governo federale. E non dimentichiamo che Arezzo è stata poi liberata dagli inglesi -quelli sepolti ad Indicatore-, a loro dovremmo rispetto.

Dovremmo ricordarci che furono gli Usa a creare i presupposti per il mito della vittoria mutilata, fu il loro presidente Wilson a negare all'Italia quello che era stato pattuito con Francia e Inghilterra: D'Annunzio rispose con l'impresa di Fiume, a cascata si infiammò il confronto fra i reduci (tendenzialmente schierati con la proprietà terriera ed industriale) e i socialisti fortemente rappresentati nel mondo della povertà operaia o contadina. E giunse il fascismo che secondo i criteri odierni sarebbe da considerare democrazia visto che Mussolini fu nominato dal re e successivamente eletto in maniera plebiscitaria dagli italiani. Dovremmo rileggere un po' di libri prima di lanciarsi in invettive contro i russi ed i loro crimini di guerra; i crimini hanno sempre caratterizzato qualunque conflitto (l'Italia utilizzò il gas in Libia e Eritrea e fucilò in Jugoslavia, i nazisti ne fecero tecnica, i russi verso i polacchi, gli statunitensi in Vietnam che non fecero sconti ai civili, potremmo continuare così senza difficoltà per ore). Il fatto poi che Federazione russa, Stati Uniti ed altre importanti nazioni non si sottopongano al tribunale del L'aia la dice lunga, e lo dovremmo tenere a mente.

A me è la condizione dei civili ucraini che fa imbestialire, con l'incapacità dell'Unione europea di supplire all'insuccesso (spero tombale) dell'Onu distendendo una forza di interdizione per la protezione dei civili. Ai telegiornali dicono che l'Unione ha dato prova di grande unione, accordo e sintonia con gli altri paesi occidentali: a me pare una cazzata, lo vedremo in maniera evidente quando Putin sarà in condizione di chiudere i rubinetti del gas (come ha fatto con Polonia e Bulgaria). Il sistema economico che andrà in sofferenza per l'aumento del gas o per la difficoltà di approvvigionamento lascerà mercati a disposizione di quei paesi che da questa crisi non hanno subito contraccolpi. Un paese come il nostro che si affida al 40% al gas russo: cialtroni, pensano solo al profitto e non alla indipendenza da regimi. Eppure abbiamo contribuito ad uccidere Gheddafi e migliaia di libici, ma il gas che viene da lì basta solo per i fornelli. Poi ci affidiamo a paesi inguardabili come l’Egitto (Regeni scambiato coi condizionatori.. che battuta del cazzo ha fatto Draghi, farci sentire in colpa quando il gas serve alle imprese).

Tutti silenti sui costi per ridare un tetto a queste persone, ricostruire infrastrutture ed imprese, sminare i campi da coltivare. Come sarà gestita questa fase e da chi: Putin, Biden, Johnson oppure noi stupidi europei, becchi e un po' bastonati.

Indovinate come va a finire. Mentre i civili ucraini stanno sotto le bombe.

Ha ragioni da vendere Bergoglio. L’unico che non guadagna colle armi.

Oppure lanciamoci tutti contro Putin. E torniamo agli splendori della Roma antica. Con sassi e lance, come avvisava Einstein.

Alternativa, acquisto di vasellina (pel buco) e coperte (per l’inverno).

Redazione
© Riproduzione riservata
02/05/2022 21:06:38

Alessandro Ruzzi

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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