Opinionisti Alessandro Ruzzi

Arezzo fiere e convegni sopravviverà?

Non una provocazione, bensì domanda seria che anche altri si fanno

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Nelle ultime settimane i media locali hanno rappresentato le parole pronunciate dal fresco consiglio d'amministrazione della società di diritto privato a maggioranza pubblica. Qualunque incertezza sul futuro di ArezzoFiere ricade pertanto direttamente sulle istituzioni pubbliche che sono proprietarie del gigantesco polo espositivo e di conseguenza su tutti i cittadini, sui fornitori, lavoratori, banche e compagnia cantante.

Come dico, non è una domanda per fare titolo, è interrogativo di fondo che si pongono amministratori e revisori perché la valutazione della continuità aziendale è cogente a tutte le aziende, obbligatoria per legge. Esiti che riguardano tutti noi cittadini di Comune di Arezzo (17,9%), Provincia di Arezzo (11%), Regione Toscana (36%) e gli imprenditori iscritti alla camera di commercio (18,1%), in quota proprietaria minore alcune banche ed aziende orafe del territorio: tutta gente che ci ha messo soldi.

Parliamo di quell'ente, il CAC, che nacque negli anni '80 non distante dalla sede attuale per una iniziativa (la mostra internazionale dell'oreficeria e argenteria aretina) che doveva rispondere alle necessità delle aziende del territorio che non riuscivano ad accedere alla principale kermesse del settore -Vicenza- e che nel corso degli anni era faticosamente giunta a portare il nome di Arezzo e della sua oreficeria per il mondo. Gestita in maniera ragionieristica per alcuni decenni, anche taglieggiando gli espositori che ne dovevano acquistare un pezzetto e pagarne pure l'affitto per esporre, alcuni lustri fa fu oggetto di un mega-investimento della Regione Toscana che vide tutte le categorie entusiaste delle prospettive, il decantato "volano dell'economia locale", un affare per il solo Comune di Arezzo.

Un inciso, la costruzione dell'intera espansione immobiliare costò la vita ad un operaio edile: un pensiero vada a quell'uomo ed alle troppe vittime sul lavoro.

Se i bilanci dei primi decenni non avevano mai portato un utile (dissento da amici che ritengono che un tale ente possa sempre produrre perdite pel rilevante scopo territoriale, a causa dell'ovvio appiattimento che ne deriva), gli ultimi lustri sono stati letteralmente da incubo: la scelta di un direttore inadeguato costato cifre faraoniche, la mancanza contemporanea di una governance qualificata e non rissosa, il gioco di merger&acquisition che ha portato FieraRimini a giocare un ruolo fondamentale in una specializzazione merceologica a seguito dell'accordo societario con FieraVicenza. Per capirsi, mancavano direzione gestionale e strategica però avevamo l'art director per le fiere orafe: non sapevano dove andare, ma lo facevano con grandi classe e charme.

Le trivellazioni che si sono succedute nel recente passato hanno reso evidente agli stakeholder che proprio non si poteva procedere.

Regione Toscana, il principale socio, ha deciso di avocare a sé l'opera di ristrutturazione finanziaria ed economica affidando la azienda alle cura di una professionista fiorentina e provvedendo contemporaneamente a iniettare quasi 2milioni€ con l'acquisto della collezione di gioielli d'autore, operazione su cui ho sempre espresso fortissimi dubbi: questi oggetti venivano realizzati gratuitamente dalle aziende partecipanti alle fiere orafe aretine e quindi messi a disposizione dell'ente fieristico, comprensibilmente oggetti fatti in "orega" (oro una bella sega) e di nullo valore intrinseco, magari gioielli realizzati da aziende poi fallite che forse dovevano rientrare negli asset liquidatori, oggetti sulla cui proprietà e valore non si è fatta grande chiarezza evitando di mettere a disposizione dei cittadini tutte le necessarie carte.

Chi fra voi ha perso qualche minuto a leggere le cronache del programma di rilancio del polo fieristico aretino da parte del nuovo consiglio d'amministrazione avrà notato la somiglianza con la cucina del conte Mascetti in "Amici miei": pare ci sia tutto e invece unc'è niente.

Partiamo dai componenti: presidente Ferrer Vannetti (per Cciaa ed associazioni) con Ginetta Menchetti, quota Regione, ed Alessandra Joseph per Comune e Provincia. Presidente dei sindaci Gino Faralli, il professionista che seguì l'affaire UnoAErre che poi venne rilevata dal noto imprenditore aretino Squarcialupi cui fu fatta una offerta che non poteva rifiutare (vedi prezzi affitto e poi cessione del nuovo stabilimento di San Zeno, passaggio del punzone di Stato 1ar) mentre i creditori dovevano essere soddisfatti dai denari provenienti dalla vendita del vecchio stabilimento di via Fiorentina, valutato quasi 20milioni e tuttora invenduto a poco più di 2milioni. Storia che ricorda tremendamente quanto accadde con la cessione delle attività Lebole all'industriale vicentino Marzotto, col rudere lì a ricordarci gli esiti.

A parte l'ex presidente di categoria (anche consigliere camerale e presidente dell'ente formativo), ci sono una politica a fine corsa ed una figura legata alla attuale amministrazione aretina, direi che due su tre non vantano esperienza di peso in aziende o fiere. Aspetta però, Menchetti è stata per anni collaboratrice del noto imprenditore aretino Squarcialupi, nella Chimet situata in Civitella ove la Menchetti è stata sindaco per 10 anni; incidentalmente un collaboratore del noto imprenditore aretino Squarcialupi era stato incaricato di seguire, per ArezzoFiere, i contatti con IEG: affitto delle fiere orafe e successiva cessione delle stesse con la ovvia esautorazione del polo aretino da qualunque ruolo strategico di rilievo con effetti su molti orafi aretini. Sottolineo come io non abbia collegamenti con il noto imprenditore aretino Squarcialupi, sono diversi scalini sotto, al più potevo vantare un buon rapporto di vicinato con l'incredibile Castigli che la Chimet ha costruito.

Gli ultimi 18 mesi sono stati duri per il settore fieristico e ovviamente anche per ArezzoFiere, ma solo colla lettura delle 60 pagine del bilancio approvato poche settimane fa si può apprezzare la profondità dei problemi e le insidie poste da quella domanda.

Ne parlo nel prossimo approfondimento, ora esamino le parole del CdA. Allora:

resta confermato l’impegno sul fronte orafo, Oroarezzo e Gold Italy si terranno regolarmente (mancherebbe altro, fra l'altro c'è il contratto con IEG); una nuova fiera (la campionaria del territorio, bene); eventi spettacolo (accipicchia, boxe -?- e concerti in concorrenza con le altre istituzioni aretine?); autonomia energetica aumentando i pannelli fotovoltaici (quindi il polo fieristico serve a tenere i pannelli di Estra?); la locazione degli spazi per ora inutilizzati (non si indicano nomi e affitti, ma la vera domanda è: sinora?); ristorante della struttura che sarà sempre aperto (l'ho già sentito dire..); un’istanza nazionale per abbassare l’Imu (forse serviva molto prima); i contatti con IEG non si sono mai interrotti, ma intendono cercare altre collaborazioni (la famosa e sbandierata collaborazione per tenere eventi in partnership non promette bene). 19 gli eventi calendarizzati.

A me pare pochino, anzi meno.

 Una ventina di eventi nel 2020 -oltre a concorsi- e l'affitto di locali per operatività sanitaria, se ho ben capito con mio grande orrore si paga per usare una nostra proprietà. Nel 2019 erano stati tenuti una quarantina di eventi -oltre a concorsi- di cui solo AgriTour completamente prodotto da ArezzoFiere: per capirsi sullo spessore di quello che riepilogano troverete due cene degli arbitri, quella dei sapori della nonna, qualche raduno dei testimoni di Geova ed altri imprescindibili e fruttuosissimi eventi.

Considerato che gli ultimi 4 esercizi hanno sviluppato perdite per un 6 milioni d'euro (tranquilli, ne parleremo) si può dormire fra due cuscini..... ditelo a quelle aziende aretine forzate ad incassare, dopo anni, solo un terzo dei loro crediti.

Avendo venduto tutta l'argenteria di famiglia (fiere orafe, auditorium, oro d'autore, locali appetibili), con un tale pacchetto eventi e idee così promettenti, il futuro è radioso? Per me no.

Alla prossima angosciante puntata.

Redazione
© Riproduzione riservata
09/11/2021 10:00:45

Alessandro Ruzzi

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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