Opinionisti Andrea Pichi Graziani

Il tabacco è materia viva

Meno viene manipolato e più saranno preservate le caratteristiche originarie

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Facciamo una premessa: il tabacco è materia viva è questo vale ancor di più nella nostra tipica modalità di progettazione e realizzazione dei sigari tradizionali.

I nostri tabacchi sono linee varietali di puro Kentucky e non utilizziamo incroci di Kentucky con Paraguay, che costituiscono la stragrande maggioranza dei Kentucky coltivati in Italia.

Normalmente, dopo la fase di cura agricola e di cernita per gradi e colore, il Kentucky viene passato in galleria per essere stabilizzato forzatamente al 16% di umidità.

È un parametro che vale per questa varietà, giacché nel caso del Virginia Bright, ad esempio, il condizionamento avverrebbe al 13%.

I nostri tabacchi non vengono stabilizzati in questo modo, ma tenuti in pertiche in ampi magazzini (ci sono foto sia sul sito www.compagniatoscanasigari.it che on-line) e lasciamo che ad agire sia il naturale procedere del tempo e delle stagioni.

Questa scelta contribuisce a incrementare le qualità organolettiche del tabacco, una volta trasformato in sigaro. È una scelta di qualità.

Visitandoci, in un giorno di nebbia, si potrà notare che le foglie sono in "pasta", cioè sono malleabili e non si sbriciolano al tatto; viceversa, nelle giornate secche, le stesse foglie non si possono toccare senza romperle.

Questo è per far capire la reattività delle nostre foglie alle condizioni ambientali.

Il nostro tabacco è così igroscopico perché è vivo, e per questo ricco di aromi e di sostanze naturali che lo rendono unico.

Volendo, si potrebbe ovviare a questo condizionando i sigari dopo la rollatura, ad umidità bassa il che renderebbe il tabacco meno igroscopico, ma questo è un compromesso che abbiamo rifiutato, non è proprio parte del nostro processo per lo stesso motivo per cui non passiamo il tabacco greggio in galleria.

Prima di arrivare al sigaro ci sono ancora le fasi di fermentazione, rollatura, condizionamento e stagionatura: tutte influiscono sulla gestione del sigaro.

In passato i dettami tecnici davano parametri precisi per l'uscita dei sigari dai locali (che noi definiamo celle di rifermentazione) ed anche per il primo confezionamento, che può avvenire prima o dopo la stagionatura.

Perché prediligiamo sigari che sono, per così dire, sensibili all' umidità?

La risposta possono darla tutti i fumatori che li apprezzano perché sono sigari vivi!!!

Come per tutte le migliori materie prime, infatti, meno il tabacco viene manipolato, più saranno preservate le caratteristiche originarie.

In quelle che noi definiamo “celle di rifermentazione” non ha luogo un mero processo di asciugatura, bensì una serie di processi biochimici ossidativi e rifermentazioni.

Una fermentazione che non è così "alta" come quella cui viene sottoposto il ripieno (il famoso acquazzone, da cui partì il tutto…) prima di assemblare il sigaro, ma è pur sempre importante, perché ha luogo ancora la rottura dei legami chimici carbonio azoto, eliminando di fatto il carbonato di ammonio, che darebbe sensazioni spiacevoli, mentre l'autolisi della flora batterica ci regala sostanze utili in fumata.

Nei locali di stagionatura, tabacchi di grado pesante come quelli da noi impiegati non possono prescindere da lunghe stagionature, non è che i sigari sono sottoposti ad un mero processo di asciugatura, ma si creano le migliori condizioni di stagionatura sui sigari, tenuti al sicuro da agenti che possano portare a spiacevoli conseguenze, sigari sempre vivi.

Un po' diverso è il discorso per i nostri sigari semi machine-made, per i quali usiamo sempre una fascia fresca, ossia, come sopra, non sottoposta a trattamento termico e assolutamente non congelata, visto che lavoriamo tutto in azienda.

Il ripieno, dopo la fase di battitura, riceve solo un blando condizionamento, in modo da non inficiare le componenti aromatiche, per renderlo utilizzabile a lungo.

In parte è vero che il condizionamento più umido preserva il sigaro da rotture, ma il tasso di umidità è talmente residuale che difficilmente il consumatore potrà accorgersi di tale differenza.

La nostra personalissima interpretazione si discosta da quella più vecchia perché il Monopolio non aveva concorrenza e doveva lavorare enormi volumi di tabacco.

Non hanno mai pensato a valorizzare linee varietali, né di individuare zone per ottenere dei Cru o coltivare singoli campi per fare dei Gran Cru.

Il tabacco veniva impiegato per zone e per le sole caratteristiche chimico-fisiche.

Oggi abbiamo la fortuna di avere interpretazioni ampie nell'ambito del sigaro italiano.

Non vogliamo definire speciali i nostri sigari, ma sicuramente sono unici e particolari tanto per le linee varietali impiegate quanto per la tecnologia di lavorazione ad alta manualità, oltre che un processo biotecnologico (biotecnologia classica) sviluppato a tale scopo.

Ci tenevamo a dare gli strumenti per comprendere la peculiarità di una filiera che abbiamo pensato, impiantato ed implementato con l'esperienza nostra e dei nostri consulenti, difficilmente replicabile e paragonabile.

Dopo tanto lavoro, un sigaro umido o secco è un problema?

La soluzione è affidarsi allo stesso alleato cui ci affidiamo noi in fase produttiva: il tempo. Qualche giorno alle giuste condizioni e tutto sarà risolto.

In fin dei conti, si parla sempre di fumo lento, no?

Redazione
© Riproduzione riservata
22/04/2021 19:33:47

Andrea Pichi Graziani

Andrea Pichi Graziani - Nato e vissuto a Sansepolcro, da sempre è un amate del buon vivere. Nella vita, oltre alla famiglia, tre sono i grandi amori: il primo è per l’Italia, gli altri due sono la cura degli spazi verdi e il fumo lento. Consulente aziendale è referente nazionale per i tappeti erbosi ad uso aeronautico, nel 1988 si specializza in fitopatologia del tappeto erboso e nel 1990 nel restauro e conduzione parchi e giardini storici. Attualmente riveste l’incarico di Brand Ambassador nell’azienda della Valtiberina CTS.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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