Opinionisti Andrea Pichi Graziani

Il Tabacco

L'arrivo in Valtiberina

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Prima di iniziare a parlare dell’ arrivo del Tabacco in Italia, dobbiamo partire necessariamente dalla Battaglia d`Anghiari: 29 Giugno 1440, con la sconfitta del Piccinino al servizio dei Milanesi, in quella che fu definita La Battaglia “con un morto caduto da cavallo” dal Macchiavelli, il Papa per ripagare le spese all’alleata Repubblica fiorentina, dette Sansepolcro in pegno.

Quando dovettero ristabilire i confini territoriali, Piero della Francesca in rappresentanza di Firenze e Fra Luca Pacioli per il Papato, lasciarono una piccola porzione di terra ove venne fondata la Repubblica di Cospaia, terra libera fino al 1826.

Una Repubblica nata per il sale, infatti, le saline papali ora non erano più disponibili per i tintori di Sansepolcro, dove il Guado (Isatis Tintoria) veniva da secoli coltivato donando quell’azzurro che lo aveva reso famoso persino in Inghilterra, visto che era utilizzato per tingere i velluti fiorentini.

Nel 1560 Monsieur De Nicot, medico ed  Ambasciatore della Corte Francese a Lisbona, approfondirò in seguito questo specifico argomento, avendo saputo che il Re del Portogallo stava utilizzando delle foglie di tabacco polverizzate per lenire il mal di testa, le fece avere alla Regina di Francia Caterina de Medici che insieme a Suo figlio Francesco II soffrivano di emicrania.

L’utilizzo di questa medicamentosa pianta soddisfò così tanto la Regina, che ne diede i semi al Suo confessore Nicolò Tornabuoni il quale ne invio subito allo Zio Alfonso Tornabuoni, Vescovo di Sansepolcro, dal Chiostro della Cattedrale, una presa di seme venne portata al sicuro a Cospaia.

Le coltivazioni dell’”Erba Tornabuona” o “Della Regina” iniziarono,  da lì a poco si sarebbero estese per i primi 25 ettari. Ovviamente le varietà erano “Nicotiana Rustica” e “Nicotiana Tabacum” ,la selezione del coltivatore e dell’Ape impollinatrice fecero il resto, portando alla creazione di una nuova “Nicotiana Tabacum”, selezionata per  il profumo  più intenso e gradevole. L’utilizzo del Tabacco era da Fiuto, Infusi, Decotti, medicamentoso; in Valtiberina dal 1574 saranno coltivati a Tabacco cica 200 ettari.

Dobbiamo attendere l’arrivo della pipa dall’Inghilterra alla Corte Papale, per parlare di Tabacco da Fumo; iniziarono quindi le prime imposizioni fiscali, il Tabacco diventò “l’Erba del Diavolo” addirittura Papa Urbano VIII emise una Bolla Papale “Ad futuram Rei Memoriem” richiesta su pressione dalla Spagna, con la quale si Scomunicava chi veniva trovato a fiutare o fumare il tabacco in Chiesa.

La Repubblica di Cospaia, quel lembo di terra tra i due fiumi, dichiarata Libera sia dal Papa che dall’Imperatore, senza nessuna pressione fiscale o morale sul Tabacco, sviluppò tecniche di coltivazione e cura che sono arrivate sino ai giorni nostri.

Quello che noi a Sansepolcro chiamiamo Tabacco Nero, è il frutto delle passate esperienze dei coltivatori tramandate da secoli per via orale di Padre in Figlio; Il primo problema che sicuramente incontrarono, fu quello di conservare le foglie del tabacco raccolto.

In Valtiberina non abbiamo la fortuna di un clima come a Cuba o più semplicemente in Puglia, quindi non è possibile lasciare al sole o all’aria le foglie del tabacco per “curarle” e quindi mantenerle nel tempo.

Il Tabacco non è un Baccalà, quindi il sale non andava bene, ecco che iniziarono l’affumicatura, fatta con il legname che da noi è più abbondante, Quercia e Cerro, che donavano alle foglie quell’aroma inconfondibile che, ”ammalia lo spirito”.

Via via che nei vari Stati Italiani arrivavano sempre più diverse varietà di Semi di tabacco, una “presa” (tanto per essere chiari, in un grammo di Tabacco ci sono dai 10.000 ai 14.000 semi) veniva portata a Cospaia, non solo per la capacità di coltivazione, ma per porla al sicuro dai potenti; come accennato prima, l’Uomo e la Natura fecero il resto.

Questa selezione portò ad ottenere piante autoctone che ben si sviluppavano al nostro clima, ancora adesso alcune varietà di tabacco vengono definite con il nome di Cospaia.

Dopo la parentesi napoleonica, il 26 giugno 1826, con un atto di sottomissione da parte di quattordici rappresentanti della repubblica, essa entrò a far parte dello Stato della Chiesa: ogni abitante di  Cospaia, come "risarcimento", ottenne una moneta d'argento (il "papetto", in quanto raffigurante il pontefice regnante  Leone XII) e l'autorizzazione a continuare la tabacchicoltura per 1.000.000 di piante ,che proseguì anche grazie a finanziamenti di ricchi possidenti locali i Collacchioni ed i Giovagnoli che acquistarono gran parte del territorio contenuto entro i confini della ex repubblica e vi costruirono una villa da adibire a residenza estiva, sviluppando la tabacchicoltura poi a tutta la vallata, imponendola come principale .

Proprio nell’Ottocento si iniziò a coltivare nella zona il tabacco Kentucky, proveniente dall’omonimo stato nordamericano: la storia della piccola Repubblica di Cospaia terminò così, dopo quasi quattrocento anni, ma l’epopea del Sigaro in Toscana era appena cominciata.

Andrea Pichi Graziani
© Riproduzione riservata
02/10/2020 06:33:02

Andrea Pichi Graziani

Andrea Pichi Graziani - Nato e vissuto a Sansepolcro, da sempre è un amate del buon vivere. Nella vita, oltre alla famiglia, tre sono i grandi amori: il primo è per l’Italia, gli altri due sono la cura degli spazi verdi e il fumo lento. Consulente aziendale è referente nazionale per i tappeti erbosi ad uso aeronautico, nel 1988 si specializza in fitopatologia del tappeto erboso e nel 1990 nel restauro e conduzione parchi e giardini storici. Attualmente riveste l’incarico di Brand Ambassador nell’azienda della Valtiberina CTS.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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