Opinionisti Giulia Gambacci

Vasco Rossi, il genio del rock fatto persona

Ha cominciato con le… “Bollicine”, poi si è dato a una “Vita spericolata”

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L’icona per eccellenza del rock italiano, artefice di una rivoluzione musicale che ha stravolto il panorama nazionale con uno stile così espressivo e unico da ripercuotersi anche sul linguaggio parlato. È Vasco Rossi, con il tempo divenuto sempre più… Vasco. Il Vasco nazionale, o anche “Blasco”, trascinatore assoluto di folle e fans con i circa 800 concerti tenuti e il record mondiale di spettatori paganti stabilito nel 2017 al Modena Park. Dal 1977 a oggi ha pubblicato la bellezza di 33 album, dei quali 17 in studio, 11 dal vivo e 5 raccolte ufficiali, oltre a due “extended play”, un’opera audiovisiva e 181 canzoni, oltre a testi e musiche per altri interpreti. Da inizio carriera al 2019, ha venduto quasi 40 milioni di dischi e detiene il record, fra gli artisti italiani, per numero di copie vendute dal 2010 al 2019. Determinante il successo commerciale degli album “Vivere o niente” e “Sono innocente”, con i quali è stato primo nella speciale classifica sia nel 2011 che nel 2014. Ma non finisce qui: 450mila copie e sei dischi di platino per “Vivere o niente” e Vasco Rossi inserito al quinto posto nella classifica dei migliori artisti italiani di tutti i tempi dalla rivista “Rolling Stone”, che a sua volta ha etichettato il famoso “Bollicine” come il migliore album italiano di sempre. Alla “vita spericolata” che cantava nel 1983, Vasco ha contrapposto uno stile sregolato, che sarebbe diventato funzionale alla creazione della figura della rockstar, che lo avrebbe poi reso grande. Diversi i riconoscimenti ottenuti: la Targa Tenco per il miglior album del 1998 (“Canzoni per me”), il Premio Lunezia nel 1999 (“Poeta del Rock”), il Nastro d’argento per la migliore canzone originale (“Un senso”), la laurea “honoris causa” in Scienze della Comunicazione alla Libera Università di Lingue e Comunicazione (Iulm) di Milano nel 2005 e il premio Fernanda Pivano nel 2006. A lui il merito riconosciuto della già ricordata rivoluzione musicale con connotati sociali e relazionali e con l’introduzione di uno stile espressivo unico e insuperato, tale da influenzare anche il linguaggio parlato.

Vasco Rossi viene alla luce il 7 febbraio 1952 a Zocca, Comune in altura di 5000 abitanti della provincia di Modena, ma al confine con quella di Bologna. A dargli il nome Vasco è il padre, Giovanni Carlo, che fa il camionista e che intende ricordare un compagno di prigionia conosciuto in Germania durante la seconda guerra mondiale. È figlio unico e, seppure la sua infanzia sia tranquilla, evidenzia un carattere piuttosto timido; per motivi legati al lavoro del padre, trascorre due anni della sua giovinezza a Siniscola, in provincia di Nuoro e già da bambino viene iscritto alla scuola di canto dalla madre Novella, casalinga con la passione della musica, che riesce poi a trasmettergli. Ad appena 13 anni, il giovanissimo Vasco vince l’Usignolo d’oro, manifestazione canora modenese, eseguendo “Come nelle fiabe” e a 14 entra a far parte di un quintetto chiamato “Killer”, poi divenuto i “Little Boys”, del quale fa parte anche Marco Gherardi, che poi seguirà Vasco. È la successiva esperienza nel collegio dei Salesiani “San Giuseppe” di Modena, dove viene iscritto nel 1967 per il conseguimento del diploma, a incidere sul carattere di Vasco. Un rapporto pessimo con i Salesiani, che si ripercuoterà anche sulle altre figure ecclesiastiche. Per due volte scappa e si rifugia nella casa di una zia a Bologna e allora il padre lo iscrive al tecnico commerciale (nella città felsinea e con alloggio sempre dalla zia) perché possa conseguire il diploma di ragioniere e svolgere un lavoro al coperto, al contrario di quanto accadeva al padre. Seppure non soddisfatto della scelta scolastica, riuscirà pur sempre a diplomarsi, ma non è questo l’indirizzo consono ai suoi desideri. Gli piace il teatro e si vorrebbe iscrivere al Dams, non fosse ancora per il diniego del padre e allora nel ’72 si iscrive al corso di laurea in Economia e Commercio, sempre a Bologna. Nel frattempo, assieme all’amico Marco Gherardi aveva aperto un locale, il “Punto Club”, vicino a Zocca, che diverrà discoteca e luogo per feste ed eventi. Il percorso universitario va avanti bene fino a quando non si lascia traportare dal clima turbolento che regna in quegli anni a Bologna, dove frequenta il Teatro Evento, firmando qualche regia e qualche presenza come attore. A livello musicale, ascolta i grandi cantautori italiani di quel periodo (De André, Guccini, Battisti e De Gregori) e il rock inglese, in particolare i Rolling Stones. Nel 1974, abbandona la facoltà di Economia e Commercio per iscriversi a Pedagogia, ramo verso il quale è più portato, ma si arena a otto esami dalla laurea. L’anno successivo, segue l’amico Gherardi (morto nel 2018 a 68 anni) che a Zocca fonda “Punto Radio”, la prima emittente radiofonica libera dopo la sentenza pronunciata dal pretore di Vignola, che aveva dichiarato l’incostituzionalità del monopolio Rai in ambito locale. Vasco Rossi, amministratore di “Punto Radio”, viene assolto e quindi comincia l’era delle radio libere; per lui, poi, si apre la strada decisiva verso la carriera: matura come showman e conosce persone quali Gaetano Curreri, Maurizio Solieri, Massimo Riva e Red Ronnie, allora conduttore radiofonico di Bbc di Bologna. Nel corso delle serate-evento, organizzate dalla radio nei locali emiliani, Vasco prende la chitarra e canta le prime canzoni, alcune delle quali scritte da lui. Il suo primo 45 giri, contenente le canzoni “Jenny” e “Silvia”, viene inciso nel 1977, mentre nel ’78 esce il primo album, “… Ma cosa vuoi che sia una canzone…”, distribuito solo in Emilia Romagna. Il secondo, dal titolo “Non siamo mica gli americani!”, è datato 1979 e ha un discreto successo, anche se le vendite non evidenziano cifre da record. È l’album nel quale è inciso “Albachiara”, brano che soltanto in un secondo tempo verrà scoperto dal grande pubblico, divenendo uno dei suoi più grandi successi, eseguito al termine di gran parte dei suoi concerti. Il ‘79 è anche l’anno della sua prima apparizione televisiva: il 10 gennaio di quell’anno partecipa, in qualità di concorrente, alla trasmissione “10 Hertz”, condotta da Gianni Morandi. E sempre a quel periodo risale la sua prima esibizione in piazza: siamo in piazza Maggiore a Bologna su iniziativa del suo primo manager, Bibi Ballandi. Ma il ‘79 è anche un anno triste: il padre di Vasco, Giovanni Carlo, muore il 31 ottobre a causa di un ictus mentre con il camion sta effettuando una manovra. Per Vasco è un’autentica botta, tanto che sulle prime pensa addirittura di lasciare il mondo della musica. Non andrà così. Nel 1980 esce il suo terzo album, “Colpa d’Alfredo”, che stenta anch’esso a livello di vendite e forse la causa potrebbe dipendere dalla censura posta da alcune radio verso la canzone che dà il titolo alla raccolta, ritenuta volgare e offensiva in alcune parti del testo. E sempre nell’80, Vasco fonda la Steve Rogers Band, assieme alla quale organizza il suo primo tour ufficiale. Intanto, la sua popolarità diviene sempre maggiore e a ciò contribuisce anche un’esibizione dal vivo durante la trasmissione “Domenica in”, nella quale canta “Sensazioni forti”, ma su di lui piomba la critica del giornalista Nantas Salvalaggio, che in un articolo sul settimanale “Oggi” se la prende anche con la Rai, alla quale imputa di aver ospitato un personaggio da lui definito “ebete, cattivo e drogato”. Vasco non risponderà direttamente a Salvalaggio: preferirà farlo nel 1982 con la canzone “Vado al massimo”, laddove nel testo precisa: “Meglio rischiare/Che diventare/Come quel tale/Quel tale/Che scrive sul giornale”. Anche il successo non tarda ad arrivare: “Siamo solo noi”, il suo quarto album pubblicato nel 1981, è ancora considerato uno fra i suoi migliori lavori: la canzone che dà il titolo alla raccolta è stata più volte identificata come un autentico “inno generazionale” e per Rolling Stone, nel 2013, è la miglior canzone italiana rock di sempre. E con “Vado al massimo”, Vasco Rossi partecipa al Festival di Sanremo del 1982, approdando alla finale senza rientrare fra i primi sei, ma lui riesce a essere ugualmente protagonista: a fine brano, si infila il microfono nella tasca della giacca per consegnarlo al concorrente successivo, ma a causa del filo troppo corto gli cade a terra e genera un boato in sala; il messaggio che passa è che lui lo avesse fatto di proposito per spregio verso la manifestazione e invece voleva fare solo scalpore. “Vado al massimo” è anche il titolo dell’album che esce in aprile, mentre il 1983 è l’anno di “Vita spericolata”. A Sanremo, questa canzone si classifica penultima, ma il vero successo arriverà più tardi. Anche in questa occasione, la partecipazione del rocker emiliano è capace di fare scalpore: all'attacco dell'ultimo ritornello, Vasco abbandona improvvisamente il palco mentre la base musicale continuava a suonare, dando l'impressione che avesse cantato in playback. Segue poi l’uscita dell’album “Bollicine”, che resta in classifica per 35 settimane, vince il Festivalbar e lo consacra a icona del rock italiano. L’omonima canzone (appunto “Bollicine”), che fa esplicito riferimento all’uso della cocaina, si trasforma in un trionfo, anche se all’apoteosi artistica si contrappone la delicata situazione dal punto di vista umano: c’è infatti chi sostiene che il rocker viva in stato di dipendenza dai farmaci e per l’assunzione di anfetamine il suo manager si vede costretto ad annullare vari concerti. Nell’83 diventa sempre più stretta la collaborazione con gli Stadio, per i quali scrive il testo della canzone “Acqua e Sapone” e nell’84 esce la prima raccolta dal vivo, “Va bene, va bene così”, con un successo testimoniato dalle 33 settimane di permanenza in classifica (8 volte al primo posto), ma il 20 aprile di quell’anno Vasco Rossi viene arrestato a Casalecchio e consegna spontaneamente 26 grammi di cocaina ai carabinieri, che gli costano 22 giorni di detenzione in carcere, efficaci per liberarsi dalle anfetamine e per guarire da quello che aveva definito un “costoso brutto vizio”. Esce di prigione il 12 maggio e viene scagionato dall’accusa di spaccio. Il nuovo album, “Cosa succede in città”, pubblicato nel 1985, è considerato quello della rinascita, nonché seguito dalla relazione con una ragazza di Pagani, dalla quale nasce il suo primo figlio. Due anni di assenza dalle scene e poi il grande ritorno: nella sua Zocca, compone “Pippo” assieme a Zucchero Fornaciari, concedendo a lui la paternità delle strofe, ma il colpo messo a segno nel 1987 si chiama “C’è chi dice no”. Un successo così straordinario che Adriano Celentano lo vuole ospite in Rai; lui dice sì poi opta per il no il giorno prima e i vertici Rai si arrabbiano, ma oramai Vasco ha preso il volo e anche i palazzetti gli stanno stretti, per cui inizia a esibirsi negli stadi, per quanto nel luglio dell’88 subisca un altro arresto (con immediato rilascio) per il suo zigzagare sulla A14 con la Bmw; a bordo aveva un grammo di cocaina, uno sfollagente e una pistola lanciagas. Rompe nel frattempo con Guido Elmi e la Steve Rogers Band e si ritrova di fatto solo con Maurizio Lolli. L’anno 1989 è quello di “Liberi liberi” e il 1990 quello dei concerti di luglio negli stadi di San Siro a Milano e Flaminio a Roma: 90mila circa gli spettatori totali, che fanno di Vasco Rossi il terzo artista italiano a raccogliere il maggior numero di fans, dietro a Edoardo Bennato e a Claudio Baglioni. La sua produzione non conosce soste: nel ’92 riprende la collaborazione con gli Stadio, per i quali scrive il testo della hit radiofonica “Stupidi” dell’album “Puoi fidarti di me” e nel ’93 – anno della nascita del suo terzo figlio – esce “Gli spari sopra”, che gli vale 10 dischi di platino e il record di vendite ancora imbattuto. Il ritorno a San Siro avviene nel ’95 con un doppio concerto, “Rock sotto l’assedio”, organizzato contro la guerra in Jugoslavia; all’evento partecipa anche Francesco De Gregori, che canta “Generale” in stile rock, ma l’incasso non viene devoluto alla causa jugoslava e la stampa polemizzerà con Vasco. Passiamo al ’96: nell’album “Nessun pericolo… per te” è contenuta una canzone, “Gli angeli”, che lui dedica all’amico Maurizio Lolli, morto di cancro ai polmoni e il cui video (diretto da Roman Polanski) viene pubblicato su internet, fatto ancora inusuale in quel periodo; nel ’97 è la volta di “Rock”, raccolta di vecchi pezzi nuovamente arrangiati, che lo porta a esibirsi all’ex Italsider di Bagnoli e nel ‘98 esce “Canzoni per me”; in quell’anno trionfa al Festivalbar con “Io no”, vince la Targa Tenco per il miglior album dell’anno e tiene un solo concerto, nella prima edizione dell’Heineken Jammin Festival di Imola; qui sono presenti 100mila spettatori e lui diviene la riconosciuta rockstar della musica italiana contemporanea. Il 1999 inizia con un lutto: in maggio, a soli 36 anni, muore per overdose di eroina il grande amico Massimo Riva, chitarrista della band e coautore di buona parte del repertorio musicale di Vasco, che in quell’anno esce con il singolo “La fine del millennio”. I proventi vengono devoluti all’associazione onlus per il recupero dei tossicodipendenti, creata dai genitori di Riva. La mano di Vasco è presente anche nel testo de “La tua ragazza sempre”, seconda classificata a Sanremo con Irene Grandi interprete. “Stupido hotel” è la produzione del 2001, anno nel quale vince il terzo Festivalbar con “Ti prendo e ti porto via”, mentre nel 2002 è la volta di “Tracks”: all'uscita della raccolta fa seguito il triplo concerto-evento tenutosi di nuovo a San Siro nel 2003 e dal quale sarà tratto il dvd “Vasco Rossi @ S. Siro 03”. L’anno 2004 è quello di “Buoni o cattivi”, disco più venduto dell’anno e seguito dal relativo tour, con il concerto gratuito di Catanzaro regalato ai fan, che arrivano in 400mila al ribattezzato Vascstock 2004. Torna a Sanremo come ospite nel 2005 e a maggio dello stesso anno lo Iulm di Milano gli conferisce la già ricordata laurea “honoris causa”, che lui dedica alla madre e agli studi universitari interrotti. In settembre pubblica “E’ solo un rock’n roll show” e in dicembre torna a Zocca, dove gli amici d’infanzia e la sua gente gli hanno organizzato un tributo d’onore e una mostra fotografica, mentre alle politiche del 2006 si schiera con la Rosa nel Pugno e “Siamo solo noi” diventa la colonna sonora dello spot del partito. Vasco finanzia l’Unione, poi decide di non cedere più i diritti delle sue canzoni per gli spot pubblicitari. Nel gennaio del 2007 esce il singolo “Basta poco”, che per sua volontà non è venduto in alcun negozio e in maggio viene pubblicato un mini cd, “Vasco Extendend Play”, che contiene l’original demo di “Basta poco”, con i personaggi disegnati dal figlio Luca. Nel novembre 2007 tocca al dvd “Vasco@Olimpico.07”, registrato durante le due date del 27 e 28 giugno del “Vasco live Tour 2007” allo stadio romano. Il 21esimo album del cantautore emiliano, dal titolo “Il mondo che vorrei”, esce nel marzo del 2008 e in maggio il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, lo nomina cittadino onorario, poichè aveva omaggiato i genovesi durante la “data 0” del Vasco.08 Live in concert. E lui è anche il re dei concerti dal vivo, che il 13 marzo 2009 esce con “Il mondo che vorrei”, primo concerto rock in alta definizione, mentre in ottobre dà il via alla tournee indoor in Italia e in Europa dopo 13 anni dall’ultimo tour al chiuso; novembre è poi il mese della pubblicazione di “Tracks 2 – Inediti & rarità”. Il 2010 parte con Vasco Rossi nelle vesti del Comandante Brasko nel numero di Topolino; Brasko è un cantante amatissimo che si è ritirato dai palchi e al quale Zio Paperone chiede di risollevare le sorti della manifestazione canora più importante di Paperopoli. Il 29 novembre comunica su Facebook di aver scritto assieme a Gaetano Curreri il quinto singolo di Noemi, dal titolo “Vuoto a perdere” e nel marzo del 2011 esce con “Vivere o niente”, il suo 16esimo album in studio; nel giugno di quell’anno parla del suo futuro in una intervista al giornalista Vincenzo Mollica del Tg1, dichiarando che cambierà il suo modo di rapportarsi con il pubblico e che è terminata la sua straordinaria attività di rockstar. Intanto, il mal di schiena lo tormenta e tutto deriva da una costola fratturata; si fa ricoverare in clinica e i medici gli consigliano due mesi di riposo assoluto: annullate di conseguenza le ultime tappe del suo tour. Il mito di Vasco è tale che vengono prodotti film-documentari e pubblicate biografie a lui dedicati; nel 2012, poi, una mostra sulle opere di Vasco in 3D, dal titolo “Notte Rossi”, si tiene a Palazzo Isolani di Bologna e nel settembre di quell’anno torna a esibirsi in un mini-concerto a Castellaneta Marina, in Puglia, ma a distanza di pochi giorni è di nuovo ricoverato per problemi respiratori. In novembre, l’album dal vivo “Live Kom 011: The Complete Edition” spopola in classifica e vince disco d’oro e disco di platino, prima dell’uscita – nel gennaio 2013 – de “L’uomo più semplice” (anch’esso primo in classifica) e in ottobre di “Cambia-menti”, che ottiene lo stesso risultato. Un’altra tappa fondamentale del suo percorso artistico è quella del 25 giugno 2014, quando alla partenza del “Vasco Live Kom ‘014” annuncia la svolta metal; il tour arriva a un totale di 400mila spettatori circa, piazzandosi al secondo posto della classifica mondiale. “Sono innocente” è il successivo album di inediti pubblicato in novembre. Nel marzo del 2016, ecco “Tutto in una notte - Live Kom 015”, composto da due cd, due dvd e un Blu-ray, contenente la registrazione del concerto di Napoli, interamente in presa diretta audio e video e montato in cabina di regia da Pepsy Romanoff. Dopo un periodo di pausa, torna sul palco con “Live Kom” del 2016 e aumenta la sua presenza allo stadio Olimpico di Roma, da dove annuncia il “Modena Park 2017” del 1° maggio: in questo giorno avviene la celebrazione dei suoi 40 anni di carriera, solennizzata da oltre 220mila biglietti venduti, record mondiale di paganti per un singolo concerto, ma anche di spettatori tv, con poco più di 5 milioni; di pubblico nei cinema con oltre 50mila biglietti emessi e di fan accampati. Il 31 luglio 2017 muore Guido Elmi, suo direttore artistico e produttore discografico per quasi l’intera durata della sua carriera e in autunno viene diffusa in radio la versione “live” di “Colpa d’Alfredo”. I “VascoNonStop Live” proseguono negli anni successivi con il record nel 2019 delle sei date consecutive allo stadio milanese di San Siro. In autunno ritorna in studio di registrazione insieme al produttore Celso Valli, a Nicola Venieri e all'amico Gaetano Curreri per ultimare il singolo intitolato “La verità”, pubblicato il 16 novembre. Il nuovo brano, scritto insieme a Roberto Casini, prende spunto da una poesia scritta dallo stesso Vasco durante il 2011 e pubblicata nel suo libro “La versione di Vasco” del 2012. Il 25 ottobre 2019 pubblica il singolo “Se ti potessi dire”. L’estate scorsa avrebbe dovuto essere quella del “VascoNonStop Live Festival”, tournée nei principali festival rock italiani, poi le restrizioni dovute al Covid-19 hanno annullato il tour, che è stato posticipato all’estate del 2021. Ma la favola del “Vasco” nazionale continua oltre i 40 anni di carriera e il suo mito rimarrà indistruttibile. Giocando con le sue generalità anagrafiche, possiamo dire che se di Rossi ve ne sono tantissimi, di Vasco ce n’è soltanto uno.    

Giulia Gambacci
© Riproduzione riservata
10/01/2021 13:54:32

Giulia Gambacci

Giulia Gambacci - laureata presso l’Università degli Studi di Siena in Scienze dell’Educazione e della Formazione. Ama i bambini e stare insieme a loro, contribuendo alla loro formazione ed educazione. Persona curiosa e determinata crede che “se si vuole fare una cosa la si fa, non ci sono persone meno intelligenti di altre, basta trovare ognuno la propria strada”. Nel tempo libero, oltre a viaggiare e fare lunghe camminate in contatto con la natura, ama la musica e cucinare.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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