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L’area della stazione ferroviaria di Sansepolcro come luogo sociale e aggregativo

Biblioteca, teatro all’aperto, liceo musicale ed un museo di arte contemporanea

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Dal punto di vista architettonico, può essere considerato un edificio sicuramente interessante, che si rispecchia in pieno nelle sue funzioni originarie. E’ l’area della stazione ferroviaria di Sansepolcro; non è ancora possibile definirla “ex”, per il semplice motivo che pendono promesse di riqualificazione che tardano decisamente ad arrivare. Il collegamento tra Sansepolcro, oggi capolinea più a nord, e Città di Castello è praticamente interrotto dal settembre del 2017, poiché i binari non erano più adeguati e al tempo stesso giudicati “non sicuri”. Sta di fatto che i lavori sono stati eseguiti e completati nei chilometri umbri tra il capoluogo tifernate e Perugia, mentre è quasi abbandonato il tratto che porta verso la Toscana. Oltre tre anni di assenza di convogli che - tradotto in pratica - significa uno stato di totale abbandono dell’edificio che ospitava la sala d’aspetto, l’alloggio per il capotreno e tanti altri vani. Poco distanti vi sono un magazzino e l’officina con all’interno vagoni e attrezzatura. Una location davvero bersagliata dai vandali, che nel tempo hanno causato danni, in alcuni casi pure irreparabili, alle stesse strutture. E pensare che la storia alle spalle non manca di certo: quella di Sansepolcro venne aperta come stazione passante per la linea a scartamento ridotto Arezzo-Fossato di Vico; nel 1944, durante il secondo conflitto mondiale, la linea fu distrutta pesantemente dai bombardamenti e mai più ricostruita. Nel 1956 venne riaperta al traffico viaggiatori insieme al tratto che da Sansepolcro va a Montecorona, sostituendo lo scartamento ridotto con quello ordinario, per prolungare la linea fino a Terni. Tutto bene - si fa per dire, ovviamente - fino al 2015-2016, quando emersero i primi campanelli d’allarme che qualcosa non andava nella giusta direzione. Sta di fatto che si è arrivati prima ad applicare un limite di velocità ai convogli di 50 chilometri orari, poi la chiusura definitiva in attesa di quei lavori annunciati e mai iniziati. Di mezzo, però, ci sono state due elettrificazioni dell’intera tratta, oltre all’acquisto di quattro treni Minuetto costati 16 milioni di euro e mai entrati in funzione. Una situazione decisamente complessa, con le speranze di rivedere il treno a Sansepolcro che si trasformano quasi in utopia. Intanto, però, sull’edificio della stazione ferroviaria c’è un progetto di riqualificazione e riconversione con pure un finanziamento regionale. Dall’altra parte, però, è stato rispolverato dai cassetti un documento di Stefano Giovagnini che, seppure originario di San Giustino, nel 2008 aveva presentato nella sua tesi di laurea un progetto di riqualificazione dell’area stazione che prevedeva addirittura la demolizione dell’edificio con un successivo prolungamento di viale Vittorio Veneto. Sarà sempre attuale?

BIBLIOTECA, TEATRO ALL’APERTO, LICEO MUSICALE ED UN MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA

“Le potenzialità del lotto sono molte ed estese: il tema del progetto sviluppa un centro culturale e tenta di colmare le carenze cittadine con nuove attività. Biblioteca, teatro all’aperto, liceo musicale, auditorium, museo d’arte contemporanea e, naturalmente, i necessari luoghi di ristorazione e associazione. La forma del lotto si può dividere idealmente in due parti, ma si è tradotta su carta nel disegno di una linea che unisce tutto il progetto, diventando una passeggiata architettonica in quota. La descrizione del progetto segue idealmente il percorso di un possibile visitatore. Entrando dall’asse che collega Anghiari con Sansepolcro troviamo due percorsi pedonali lunghi e dritti, memoria di quei due binari di cui hanno ormai preso il posto. Uno di essi rimane a livello del terreno, l’altro sale lentamente fino all’altezza di cinque metri, diventando così la passeggiata. L’ingresso al progetto è rimarcato da una biblioteca e da un teatro all’aperto, che creano su grande scala un rapporto diretto con il contesto circostante. La biblioteca è un grande cubo di ventiquattro metri di lato che si confronta con la verticalità delle torri biturgensi, ormai quasi tutte troncate o demolite. Ha una parete rivolta verso il centro, prevalentemente vetrata, per dare luce alla sala comune; le altre sono chiuse, ad eccezione del taglio verticale creato in corrispondenza del punto in cui la passeggiata la attraversa. Il teatro all’aperto, invece, occupa in pianta due moduli allineati uguali a quello della biblioteca, uno per la platea e uno per il palcoscenico e le quinte. Ad esso si accede dall’interno del complesso mediante un’apertura nella cortina muraria di confine, sormontata dalla passeggiata panoramica. Per proseguire il cammino è interessante notare che lungo l’intero perimetro difensivo, nella fascia contenuta fra la cerchia muraria e le strade perimetrali gli edifici si rarefanno. Questa osservazione suggerisce il posizionamento di tre edifici posti a distanza dal muro di confine del lotto, che lasciano ampio spazio aperto sia per zone verdi che per la realizzazione di una superficie di parcheggio. Tre fabbricati a due piani contenenti diverse funzioni: ricreativa (un ristorante e una sala polivalente), didattica (un liceo musicale) e culturale (un auditorium). Un portico unisce i tre elementi, creandone al contempo un filtro e di connessione delle diverse masse. Il fronte, lievemente inclinato, forma la prospettiva dello spazio interno, convogliando l’attenzione verso il museo, nocciolo portante del progetto in confronto diretto con la città. Il perimetro esterno ricalca la forma del baluardo di fronte, in modo che dall’esterno, passando per la strada che divide le due costruzioni, sia pienamente leggibile la ricerca di questo confronto. L’inizio di tale percorso è una piazza coperta che, posta pure alla fine della lunga passeggiata panoramica, funge da connessione fra i due tragitti, creando un’unica linea che parte dall’estremo ovest del complesso, attraversa la biblioteca, il teatro ed entra nel museo. Naturalmente, il percorso che porta al museo non è obbligato: infatti, da questa sosta si può scendere la grande scalinata per proseguire verso gli altri edifici, oppure uscire dal complesso verso il parco o la città. Questa gradinata, contenuta dalle pareti dell’ingresso, è forse uno dei punti più forti del progetto: visibile da tutti i suoi punti, essa forma insieme alla strombatura del solaio e delle pareti dell’ingresso un sistema che invita il visitatore al suo interno. Entrando all’interno del museo, oltre a un piano interrato a uso di deposito, gli altri due fuori terra sono di base, concepiti per due tipi di esposizioni: temporanee al piano terra e permanenti al primo piano; tuttavia, è anche possibile utilizzare agevolmente entrambi i piani per un’unica mostra. Il livello principale, comunque, è il primo, dove è prevista l’esposizione di precise opere di artisti biturgensi. Entrando, si incontrano per primi i locali della biglietteria e dei servizi igienici, dopo di che inizia la sequenza delle sale espositive. Avanzando ancora, si trovano i collegamenti verticali, che attraversano un doppio volume in cui è collocata la caffetteria e fungono da possibile raccordo fra le due sezioni espositive. All’interno del museo, un lucernario aperto nel soffitto illumina il corridoio e guida il visitatore nel percorso museale interrotto in corrispondenza della grande sala collocata sulla punta del museo, dove l’illuminazione è affidata ad altre due aperture. Una di esse è concepita come fessura orizzontale, che interessa l’angolo acuto rivolto verso la città; oltre a raccogliere la luce naturale, si apre verso di essa e inquadra sia il baluardo che i caratteristici campanili a punta del duomo e di San Francesco. L’altra fonte di illuminazione naturale è costituita da un piccolo cortile quadrato del tutto vetrato. Superata la sala grande, continuano altri spazi espositivi lungo un percorso guidato dal lucernario, che accompagna il visitatore alla conclusione e quindi all’uscita attraverso una grande vetrata sottesa da una massa simile all’ingresso. Il pianterreno è completamente chiuso, ad eccezione di una grande apertura sull’angolo nord-ovest per garantire la corretta illuminazione e il naturale ricambio d’aria agli uffici del museo”.

A DISTANZA DI DODICI ANNI QUEL PROGETTO PUÒ ESSERE SEMPRE ATTUALE?

La risposta è sempre affidata a Stefano Giovagnini: “Istintivamente mi verrebbe da dire di no, dato che il progetto, pensato all’epoca per scopi didattici lontani dall’effettiva realtà biturgense, prevede funzioni probabilmente superflue, oltre che una serie di edificazioni anche fuori scala rispetto al contesto (vedi quella dov’era prevista la biblioteca). Ciò non toglie il fatto che l’idea di utilizzare quell’area per la realizzazione di edifici utili alla comunità sia di per sé una strada percorribile, se davvero la linea ferroviaria non fosse mai più ripristinata, ma questo sarebbe un discorso da affrontare più approfonditamente e coinvolgendo la comunità. Infine, al netto di questioni politiche, se ipotizziamo l’espansione più o meno futura di Sansepolcro verso sud, forse una delle proposte del progetto di tesi si potrebbe considerare ancora attuale, ovvero il prolungamento di viale Vittorio Veneto verso via Bartolomeo della Gatta. In questo caso, infatti, sorgerebbe davvero la necessità di ulteriori strade di collegamento fra il centro e la periferia sud, dato che attualmente l'unica via alternativa alla già trafficata Senese Aretina – quindi via Angelo Scarpetti - risulterà stretta per il passaggio del flusso d'auto facilmente prevedibile. Chiaramente, questo comporterebbe il problema della demolizione dell’edificio principale della stazione, che - per quanto possa essere ormai di fatto non più utilizzabile come tale - resta pur sempre un luogo simbolo della storia di Sansepolcro, che forse meriterebbe una riconversione, più che una demolizione”.

Notizia tratta dal periodico l'Eco del Tevere
© Riproduzione riservata
07/01/2021 08:51:36


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