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Quattro chiacchiere con Andrea Galardini gommista a Sansepolcro

Ha iniziato come ragazzo di bottega ed è cresciuto sul campo

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Ha 49 anni e dall’età di 14 lavora nell’azienda che aveva creato il padre. Andrea Galardini ha iniziato come ragazzo di bottega ed è cresciuto sul campo. Un tempo, l’attività si chiamava vulcanizzazione gomme, ora è più semplicemente il mestiere di gommista, che continua a svolgere assieme al fratello maggiore, Stefano, nella zona industriale di Santafiora a Sansepolcro, in un locale ampio e senza dubbio funzionale nel quale si sono trasferiti da non molto tempo. Il periodo di “lockdown” dovuto all’emergenza Covid-19 è stato duro anche per loro.

Galardini, una situazione inedita, che ha avuto ripercussioni anche sul vostro lavoro?

“In effetti, nella vita di tutti noi era mancata solo l’emergenza del coronavirus. Gli effetti economici sono stati evidenti fin dai primi giorni del “lockdown”: la nostra mole di lavoro ha cominciato a calare sensibilmente, anche se potevamo rimanere aperti perché inseriti fra gli “essenziali”, ma d’altronde la gente non circolava più e alla fine siamo stati costretti a venire in officina solo per mezza giornata”.

E la riapertura ha riportato il lavoro?

“Diciamo di sì. Considerando il fatto che è coincisa con il cambio stagionale delle gomme dall’inverno all’estate, una ripresa c’è stata, anche se dobbiamo dire che al momento rimane lenta”.

Vi sono stravolgimenti nell’impostazione del lavoro dettati dalle nuove disposizioni?

“Essendo soltanto io e mio fratello, in spazi senza dubbio ampi, i problemi di distanziamento sono risolti facilmente; anzi, proprio non si pongono, però dobbiamo provvedere alla sanificazione due volte alla settimana, avere la mascherina a disposizione per i clienti e il gel igienizzante per le mani all’ingresso. Abbiamo poi messo una catena, che separa l’ingresso del capannone dall’esterno, facendone un punto di attesa per il cliente”.

Quanto durerà ancora questa situazione? O meglio, quando sarà possibile recuperare la normalità piena?

“Se saremo “bravi” e “intelligenti”, penso che a breve potremo trascorrere l’estate liberandoci intanto delle mascherine, che con il caldo non ci agevolano di sicuro. La mia preoccupazione è tuttavia per settembre-ottobre, ma non tanto per la paura di un ritorno del virus, quanto perché la gente tornerà a girare e allora noi non possiamo prevedere cosa succederà. Ci potrà essere anche una sola e sporadica circostanza, ma sarà sufficiente per ricreare le difficoltà che abbiamo vissuto. Rispettiamo allora la distanza di sicurezza, perché ci porterà fortuna”.

Preoccupato per la piega che potrebbe prendere l’economia più in generale?

“Sono abbastanza preoccupato, perché lo Stato ha promesso aiuti, ma finora non si è visto niente. Per carità, non è stato facile fronteggiare una situazione caduta fra capo e collo in questa maniera, però non si può nemmeno promettere senza poi mantenere. Anche se capisco che gli italiani avessero bisogno di essere rassicurati, credo che di chiacchiere il governo ne avrebbe dovute fare di meno, o quantomeno essere più sincero e invitare gli italiani ad avere pazienza; d’altronde, i soldi non ci sono e anche promettere diventa difficile. Guardiamo quanto sta succedendo con la cassa integrazione: da marzo siamo arrivati a metà giugno e c’è chi ancora non ha visto uno straccio di soldo”.     

Redazione
© Riproduzione riservata
17/06/2020 09:02:05


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