Opinionisti Giorgio Ciofini

Il Fanfara

Le sparava grosse ed era un mago al biliardo

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Poteva far concorrenza al Balena da quanto le sparava grosse ed era un mago al biliardo.

Il Fanfara

                Era qualche centimetro e qualch’etto in meno del Balena, come le sue fanfarate. Per questo tutti lo chiamaveno ‘l Fanfara, anche se non aveva fatto ‘l soldato nei bersaglieri del re. Non gliè mai piaciuto sudare e l’unica tromba che in qualche modo gli s’adattava, era quella che sonava il silenzio ‘n caserma. Grande e grosso com’era poteva fare il corazziere, ma preferiva dimolto fare ‘l perdigiorno al biliardo del barrino delle case popolari, fori porta San Clemente, dietro San Giuseppe Falegname. Stava da le parti di via della Chimera ‘n do’ tutte le mattine incontrava ‘l Mighela, ch’a que’l’ora artornava a zigo zago da Quarata, priciso per aiutallo a star ritto ‘n biciletta. Giacca e gilè com’i giocatori seri, era ‘n maestro della stecca anche se, per far passare le su’ fanfarate dalla porta del barrino, toccava strizzalle com’ì i panni del bucato. Era uno che sapeva tutto lu’. Non c’era materia dell’umano scibile ‘n do’ fosse un po’ ‘gnorante. Praticamente, col Fanfara, la Treccani rischiò di chiudere bottega almeno quarant’anni prima ch’arivasse Internet e era meglio fare due via crucis al giorno, come ‘l Mighela, che prenderci una discussione. Di lui sono armaste famose le partite al biliardo col Braconi Narciso, il fratello di quel Romano che fu presidente dell’Arezzo, ai più noto come Ramino, che anche a vedello pareva l’opposto del Fanfara: bassotto, mingherlino e casinista com’era. Narciso Braconi, oltre a quella del biliardo, aveva altre tre passioni: la moto, la caccia e la pesca, ma usava il solito giubbotto ‘n moto, a caccia, a pesca e in sala da gioco ‘n do’, col Fanfara, eron derby da far acapponare la pelle. Quando i due ‘ncrociavano le palle al barrino de’ le case popolari, c’eron più spettatori ‘ntorno a quel biliardo, ch’al Comunale quando giocava l’Arezzo, ch’a que’ tempi era nono novo e sempre pieno. Il Fanfara arappava la stecca co’ le su’ manone ch’erano ‘l doppio di quelle del Narciso e volavon filotti e moccoli più che ‘n domo ‘l giorno de’la Madonna del Conforto, che del resto fece il suo miracolo qualche centinaio di metri più ‘n là. Tuttavia, tra ‘l Fanfara che sapeva tutto lu’ e Narciso che, in tema di caccia, pesca e moto unn’era secondo a nissuno, era più il tempo che i due passavano a discutere che a giocare. Ma intorno a quel biliardo del barrino ci si divertiva com’al cinema a vedere Totò senza pagare il biglietto e ci pareva di stare ‘n Paradiso dove, del resto, con tutto il fumo che si respirava ne’ la sala del derby, s’andava dimolto prima.

Giorgio Ciofini
© Riproduzione riservata
01/08/2019 17:27:23

Giorgio Ciofini

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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