Opinionisti Alessandro Ruzzi

Quando su Arezzo fiere congressi...gridavo “al lupo, al lupo”

I risultati deficitari del polo fieristico sono la somma di errori strategici

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Una quindicina d'anni fa, un collega di lavoro mi aveva soprannominato "l'oracolo", quasi la mia capacità di prevedere il futuro di alcune situazioni fosse magica. Nessuna magia, solo il frutto di riflessioni sul fatto che -qualora non si intervenga- ostacoli e problemi tendono a divenire insormontabili.
Idee già sviluppate da Murphy ed espresse nelle sue micidiali leggi.
Ha iniziato a scrivere su media locali nel 2012 e a sottolineare sin da subito taluni problemi che riscontravo, direttamente o per i racconti di ex colleghi orafi, circa la situazione di quello che era divenuto Arezzo fiere congressi (AFC).
Non mi sconfinferava l'operato del direttore giunto da fuori: era stata affidata la gestione operativa dell'intera struttura e la gestione strettamente fieristica ad un personaggio proveniente da un polo fieristico veneto dove avevo degli amici che mi avevano espresso le loro perplessità sul soggetto. Non vedevano in lui la capacità di sviluppo delle attività fieristiche, mi raccontavano che non aveva capacità gestionale. Che avesse purtroppo nulle capacità di sviluppo fieristico si può valutare anche adesso, per le iniziative sopravvissutegli. Ero l'unico in passato a chiederne l'allontanamento, sono stato anche brontolato, salvo che poi alla destituzione di costui è emersa una serie di fatti che pareva prima fossero ignoti quando bastava semplicemente leggere dichiarazioni, piani industriali e bilanci. Sorvolo sugli orrori di carattere etico professionale che da soli sarebbero valsi l'espulsione a calci, sommati al trattamento da maragià che gli aveva accordato un presidente camerale espresso dalla associazione commercianti e che ha incrementato il disastro.
Le carenze gestionali si sono sommate alle incapacità dei seguenti CdA risultando una situazione economica finanziaria drammatica ed esplosiva, divenuta pubblica solo dopo l'ultimo articolo che ho dedicato al polo fieristico aretino.
Ho sempre sottolineato come tuttavia quel direttore fosse soltanto la punta dell'iceberg, ossia un meccanismo che permetteva tale andazzo. Non ci voleva tanto per intervenire e correggere quell'andamento economico che ha poi compromesso l'intera struttura: esempio tornare alla separazione tra gestione immobiliare e fieristica, prevedendo 2 distinte realtà affidandole a coppie di veri manager con competenze specifiche gestionali e settoriali. I risultati deficitari del polo fieristico sono la somma di errori strategici (le attività fieristiche) e tattici (il conto economico, i costi, cioè la struttura): non si è voluto cercare un manager per le fiere, si è lasciato gestire i costi di struttura in maniera primitiva, ragionieristica.
Naturalmente a questo occorre sommare gli errori commessi in sede di progetto e edificazione di quella immensa struttura, dalla follia della sua realizzazione alla scelta progettuale ai contenziosi di costruzione, tutti errori che hanno portato a sostanziali perdite finanziarie piuttosto che a rilevanti costi correnti per il cui recupero sarebbe stata richiesta al polo fieristico una capacità reddituale che ben poche fiere italiane potevano sbandierare (e che il CAC mai aveva avuto).
Tutta polvere che veniva messa sotto il tappeto al motto "il polo fieristico aretino volano di sviluppo della economia territoriale". Se tutte le volte che qualcuno diceva "volano" avesse sùbito 1.000€ di multa avremmo accumulato un bel gruzzoletto (e utile). Sono passato alla 1ª parola plurale perché sono soldi nostri, dei cittadini e delle imprese: che siano attraverso la Regione Toscana, la Provincia di Arezzo, il Comune di Arezzo, la Camera di commercio di Arezzo, cambia poco perché circa il 90% del capitale sociale di Arezzo Fiere Congressi viene dalle nostre tasche; un gruzzolo d'una quarantina di milioni d'euro, mica bruscolini.
Quindi, dopo anni che io grido "al lupo al lupo", ci si è accorti che il lupo si aggira lì intorno, ma non è un lupo bensì un orso: si sono polemicamente dimessi 3 consiglieri su 5, il socio di maggioranza Regione Toscana ha revocato il suo sostegno all'attuale presidente (lamentando una serie di aspetti di cui la Regione è conscia da anni), anche gli altri soci si sono esposti pubblicamente con specifiche dichiarazioni. Accadimenti tardivi e contestati dall'attuale presidente Boldi.
Avevo continuato a segnalare lo stato pietoso dei conti e la follia di una iniziativa che vedeva l'affitto delle fiere orafe ad una realtà più grande, in aperta concorrenza con il "nostro" polo fieristico. L'idea che fiera Vicenza-Rimini, IEG, possa sviluppare le fiere orafe aretine quando il core business di Vicenza è nello stesso settore, che la convegnistica ad Arezzo trovi rilancio grazie a IEG che deve però garantirsi il pieno utilizzo della struttura riminese in un quadro di " accordo" con il principale competitor che si trova a Firenze, fa acqua da tutte le parti. Stupisce infatti come qualunque imprenditore possa pensare che un suo concorrente gli faccia favori: la situazione interna di IEG è stata ovviamente trascurata dai media aretini, a maggio è saltato il direttore Facco (uno bravo, basta vedere come ha condotto per anni FieraVicenza), la prospettata quotazione in borsa è stata rinviata per la mancata sottoscrizione, situazione che è culminata quindi con l'abbandono -a novembre- di una importante carica societaria da parte di Marzotto, cognome assai ossequiato ad Arezzo. Rimescolamento tale da far ingenerare dubbi sull'accordo stretto con Arezzo, ma siamo abituati agli accordi che saltano, basta pensare a quello annunciato nel 2014 con Fiera di Genova che poi non è andato da nessuna parte.
Anche sulla posizione del Comune di Arezzo dovrei esprimere delle riserve: si è fatto socio, ma è sempre stato ai margini (salvo che alle inaugurazioni) tanto da fare sospettare che volesse soltanto l'aumento dimensionale del polo fieristico per poter incassare una cifra sempre più importante di tributi e dovrebbe far sospettare anche l'operazione “camposcuola” ossia togliersi il problema di cosa fare con quell'area -monetizzandola al momento in cui viene scaricata su AFC- per prendere tributi e farla aggiustare a qualcun altro. Un sospetto che non dovrebbe venire a nessuno, ma esaminando i recenti accadimenti…
Comunque il canone versato da IEG ha solo provocato l'aumento del passivo di bilancio di AFC, dal milione di deficit dell'esercizio 2016 siamo passati al milione e sette del 2017: poiché la legge prevede vincoli alle società le cui quote sono detenute da enti locali o pubblici, precisamente che dopo una serie consecutiva di passivi si giunga all'abbattimento del capitale per pari importo, il capitale AFC è stato di conseguenza ridotto per circa 2,7 milioni€.
Ora, in maniera improvvisa e quasi misteriosa stando al racconto di alcuni soci, è saltata fuori dal cesto natalizio la proposta di acquisto irrevocabile da parte di IEG che eserciterebbe l'opzione di acquisto delle fiere orafe aretine: 5,2 milioni€ rateizzati sino al 2023 con l'impegno a mantenere OroArezzo e goldItaly nei padiglioni di AFC sino al 2032 contro il pagamento di circa 500.000€ annui per l'affitto di locali e dei servizi. Proposta che si deve conoscere attraverso le soffiate di chi l'ha sbirciata, perchè qualche cronista ammanicato e colluso al meccanismo vale più del volgare cittadino/imprenditore, a conferma del perverso andazzo. Comunque ha ragione il sindaco Ghinelli a sottolineare come proprietaria del marchio OroArezzo sia la Cciaa cui spetta quindi ogni decisione sul marchio. L'approfondimento di questa novità è rimandato al 25 gennaio quando si dovrebbe riunire l'assemblea dei soci, che potrà decidere in vacanza dei tre consiglieri: certo servirà avere indicazione dei conti 2018, se la perdita di gestione corrente continuasse sui livelli precedenti non vedo come i soci potranno decidere facilmente, magari rinviano. Infatti i famosi milioni bastano (forse) a risolvere l'esposizione esistente, ma la situazione economica sulla gestione peggiorerebbe diminuendo sostanzialmente l'affitto versato per l'uso della struttura. Rimarcando che AFC non avrebbe diritto ad incassare tutti i milioni per intero, buona parte di questi dovrebbero andare pel marchio alla camera di commercio la quale sennò soffrirebbe probabilmente la rivolta degli imprenditori non orafi che potrebbero ben lamentare come i loro denari siano andati bruciati a favore di un solo settore economico. Insomma in questi ultimi anni la situazione si è così aggravata che la comunità aretina rischia di veder disperdere milioni e milioni di euro che le appartengono per le evidenti incapacità di governance che si sono succedute sopra e dentro AFC.
Ricordo che l'immobile è gravato da recenti ipoteche e che alcune porzioni immobiliari del polo fieristico sono state cedute (vedi la filiale bancaria) ed altre potrebbero essere vendute a soggetti interessati. Domando se questo possa essere non solo utile, ma anche in linea con il significato della struttura: i nostri enti locali sono divenuti costruttori edili e come tali contraggono mutui immobiliari attraverso il polo fieristico? Mah....
A molti quiz la risposta si trova nel recente passato di AFC, sotto gli occhi di tutti l'utilizzo sporadico dei padiglioni con iniziative (anche contestate) da 1 o 2 giorni, il sostanziale abbandono dell'auditorium, problemi che qualcuno dovrebbe risolvere con altre quisquilie. Ripeto, dalle fiere eventualmente guadagnano gli espositori, sicuramente incassettano alberghi, ristoranti, negozi, tassisti, etc. Ma le associazioni che raccolgono questi operatori perchè non hanno mai preso in petto questa struttura invece di bubare su come vanno le cose? Queste e loro associati non è che ci abbiano messo un pacco di soldi. Si facciano avanti e coprano il buco pregresso invece di pontificare.
Io non propongo qui altre soluzioni (niente più giri di giostra gratis), tranne auspicare pubblicamente che qualcuno come Facco possa prendersi cura delle fiere ad Arezzo. E sottolineo come gli espositori stanno perdendo fiducia, il balletto sulle date di OroArezzo è stato il colpo di grazia degli ultimi mesi (insieme all'aumento dei metalli preziosi). Eh già, l'economia va da schifo, l'export provinciale è calato (e calerà).
Siamo coi sassi alle porte. E in bocca al lupo (appunto) agli orafi per la incombente VicenzaOro.

Alessandro Ruzzi
© Riproduzione riservata
05/01/2019 14:23:08

Alessandro Ruzzi

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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