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Turismo a Sansepolcro: non si campa di solo Piero

Necessario fare eventi di qualità con la valorizzazione dell'artigianato dei prodotti tipici e delle nostre tradizioni

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Si conclude con questa terza puntata la nostra inchiesta riguardante il turismo a Sansepolcro. Tanti i cittadini che ci hanno scritto per manifestare tutta la loro amarezza per come in questi anni si siano perse tante occasioni per far decollare turisticamente la città. Delle serie tante chiacchiere e pochi fatti.

TERZA PUNTATA

VALORIZZAZIONE DELL'ARTIGIANATO E DEI PRODOTTI TIPICI – La città di Sansepolcro ha purtroppo perso negli ultimi anni tantissime realtà economiche; numerose botteghe artigiane e diversi negozi hanno le saracinesche abbassate da tempo. Uno scenario che, oltre a evidenziare uno stato di crisi comunque generalizzato (il discorso va ben oltre Sansepolcro), non offre un'immagine bella e viva a chi viene in visita. E allora, perché non prevedere quello stesso accordo che inizia a essere sperimentato in altre città? Nello specifico, l'amministrazione comunale apre una trattativa con i proprietari dei locali rimasti sfitti dopo la chiusura dell'attività commerciale per la concessione in comodato gratuito o con canone di affitto calmierato. Per quale motivo? Così facendo, si destinano gli spazi tornati liberi alle piccole aziende locali, artigianali o di altro settore, per poter esporre le proprie produzioni. Non soltanto, quindi, pezzi di artigianato, ma anche specialità enogastronomiche.  E questo, fino a quando non si sarà trovato un nuovo "inquilino" a tutti gli effetti. In altre parole, si tratterebbe di riempire e rivitalizzare i contenitori vuoti, sia allestendo vetrine, sia ricreando all'interno le vecchie botteghe artigiane. In questo modo, si riporterebbero alla luce i tanti vecchi mestieri oramai scomparsi, oppure oggi rivisitati in chiave moderna. Stesso discorso per i prodotti agricoli o anche per le associazioni legate ad eventi particolari e al periodo di svolgimento: possiamo immaginare una Società dei Balestrieri che nei giorni del Palio decide di esporre i tanti drappi vinti negli anni, oppure un Gruppo Sbandieratori che gioca esteticamente con i colori dei propri vessilli. L'impatto visivo ne guadagnerebbe decisamente e nel contempo i piccoli artigiani e i produttori agricoli avrebbero un'opportunità da sfruttare grazie a un progetto molto semplice ma con grandi ricadute.

AAA ...CERCASI EVENTO DI MASSA – Togliendo gli appuntamenti storicizzati, vedi Palio della Balestra e Fiere di Mezzaquaresima, non esiste un vero e proprio evento di massa, cioè capace di portare migliaia di persone a Sansepolcro nell'arco di 2-3 giorni. Intendiamoci bene: le iniziative non mancano. Se le riportiamo tutte e sfogliamo il calendario, notiamo come siano diverse e anche abbastanza articolate, ma il problema di fondo è che sviluppano un minimo di movimento limitato all'ambito locale (anche perché quelle culturali, valide quanto si vogliano, restano pur sempre di nicchia), quando invece manca il visitatore o l'ospite che porta il soldo da fuori. In sintesi: tanti eventi di piccola portata invece magari di alcuni di grande risonanza. In secondo luogo, quale tipo di evento pensare? Uno impostato su attinenze enogastronomiche o comunque con un risvolto "mangereccio"? Potrebbe anche funzionare; anzi, a Sansepolcro funziona e si potrebbe studiare una formula adeguata per conciliare massa e ...palato, puntando magari su una valorizzazione vera delle eccellenze locali. Questa è sicuramente la via più facile: quando si mangia e si beve la gente arriva sempre, ma forse la città merita di più. Si possono allora ideare eventi dai contenuti extra-gastronomici, però occorre mettere in moto l'ingegno di qualcuno, anche se ci rendiamo benissimo conto che il Borgo non sia una piazza facile: il confronto e lo scontro esistono non soltanto a Sansepolcro, ma se altrove servono per fare sintesi, qui invece sono l'occasione giusta per non far niente; anzi, spesso per eliminare anche quello che c'è già. D'altronde, se un evento "disgraziatamente" riesce, per il suo ideatore la vita è finita fra critiche a priori, peli nell'uovo che non esistono, frecciatine e scenate di invidia. Qualcosa sembra essere cambiato in ultimo, ma la strada è ancora lunga: il grande evento a Sansepolcro è possibile, purchè si cambi la mentalità di fondo, altrimenti questa città non crescerà mai, nemmeno a livello turistico.

NON SOLO PIERO – Lo abbiamo ripetuto altre volte: guai a chi tocca Piero della Francesca! E' il grande personaggio che costituisce il valore aggiunto della città e del quale i biturgensi debbono andare orgogliosi, però dobbiamo capire che non si può fare affidamento solo sul sommo artista per sviluppare il movimento turistico: la promozione di Sansepolcro deve essere senza dubbio "capitanata" dalla figura di Piero della Francesca, ma è ovvio che di risorse ce ne debbano essere altre. Come vi sono altri personaggi non valorizzati come meriterebbero: è il caso di Luca Pacioli, matematico e padre della moderna ragioneria. Oltre alla statua in piazza San Francesco, risulta che vi sia qualcos'altro dedicato all'illustre frate francescano? E Raffaellino dal Colle, altro grande pittore, ricordato solo con una targa immersa nella vegetazione lungo la strada che porta alla frazione del Trebbio? Roba da matti!

OTTICA DI RETE – Si dice sempre che bisogna operare in rete, poi di fatto i confini politico-geografici diventano la grande barriera. Esistono una Valtiberina Toscana e un Altotevere Umbro, ma non esiste un'Alta Valle del Tevere come entità operativa e allora si continua a lavorare per compartimenti stagni: ciò significa che il turista di stanza in Valtiberina Toscana non sa (o scopre più tardi) che vi è attaccata un altrettanto interessante parte umbra e viceversa. Cosa significa, questo? Che invece di tre giorni di vacanza ne avrebbe potuti programmare cinque, a tutto vantaggio della stanzialità. Perché non elaborare pacchetti comuni extraregionali, anche se magari c'è chi pensa di essere forza trainante e non ha poi tanta preoccupazione di fare rete? Questioni delle quali si parla da anni, che sono in fondo l'uovo di Colombo ma che chi le dovrebbe risolvere stenta maledettamente a farlo. Mancanza di visioni lungimiranti oppure impedimenti di altra natura? Nell'uno come nell'altro caso, la risposta è preoccupante. A meno che una figura manageriale come quella del ricordato dottor Marco Montini, al quale si è appoggiata l'Unione dei Comuni, non apra gli occhi a chi di dovere, se non altro per far capire quale sia la metodologia. Vorremmo continuare a essere fiduciosi e a sognare un futuro roseo.

Redazione
© Riproduzione riservata
06/10/2016 10:21:03


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