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Cinque domande con Enrico Spighi, sindaco di Bagno di Romagna

Sindaco, ci può tracciare un bilancio di questi anni da primo cittadino?
“Fare un bilancio dopo due anni non è semplice. Questo è il mio terzo mandato amministrativo: il primo da consigliere e assessore, il secondo da vicesindaco e oggi, da quasi due anni, da sindaco. Questo percorso mi ha insegnato soprattutto una cosa: cinque anni passano molto velocemente e devono essere utilizzati fino in fondo per programmare, progettare e realizzare. Ma credo sia altrettanto importante avere la capacità di guardare oltre la scadenza del proprio mandato. Non a caso scegliemmo il nome “Visione Comune”: perché siamo convinti che, in una fase storica complessa come quella che stiamo vivendo, avere una visione più ampia e costruire oggi le condizioni per affrontare le sfide di domani sia indispensabile per mantenere la nostra comunità viva, competitiva e capace di offrire opportunità. Ogni settimana facciamo il punto con la giunta sullo stato di avanzamento dei progetti e degli interventi. Se devo tracciare un primo bilancio, sono cautamente ottimista. Dopo dieci anni amministrativamente molto intensi, nei quali abbiamo portato a compimento numerosi obiettivi, abbiamo avviato una nuova fase di programmazione e iniziato ad aprire cantieri. Lo stiamo facendo intervenendo sui due centri maggiori, San Piero in Bagno e Bagno di Romagna, ma senza perdere di vista le frazioni e l'intero territorio comunale, che è vasto, complesso e straordinariamente vivo. Amministrare un Comune come il nostro significa confrontarsi ogni giorno con problemi molto concreti, ma anche avere il privilegio di poter immaginare il suo futuro. È questa responsabilità, insieme al rapporto quotidiano con la comunità, che continua a rendere per me il ruolo di sindaco un'esperienza impegnativa ma profondamente appassionante.
COSA È CAMBIATO NEGLI ULTIMI VENT'ANNI NEL SISTEMA TERMALE DEL VOSTRO COMUNE?
“Il turismo termale è cambiato profondamente. La mia famiglia si occupa di turismo e trasporto di persone da molti anni e ricordo ancora quando, da bambino, accompagnavo mio padre negli hotel per raccogliere le adesioni alle escursioni. Era un mondo completamente diverso. Il sistema nazionale delle cure termali favoriva permanenze molto lunghe, superiori anche ai nove giorni, mentre oggi la permanenza media si è ridotta a circa tre giorni. La capacità degli imprenditori e degli albergatori del nostro territorio è stata quella di comprendere per tempo questo cambiamento. A differenza di altre località termali, Bagno di Romagna è riuscita a trasformarsi e a mantenere una forte capacità attrattiva. Negli ultimi quindici anni il wellness ha avuto un ruolo fondamentale. Oggi sta crescendo rapidamente anche il turismo outdoor e, da questo punto di vista, abbiamo la fortuna e la responsabilità di essere custodi di un territorio straordinario. Stiamo investendo per migliorare la qualità della sentieristica e dei servizi e per valorizzare sempre di più il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, uno straordinario patrimonio ambientale e un luogo di benessere, pace e salute. Allo stesso tempo abbiamo deciso di riportare al centro la terapeuticità delle nostre acque termali. È un patrimonio unico, conosciuto fin dall'epoca romana e valorizzato nei secoli anche dai Granduchi di Toscana. Per questo, qualche settimana fa, abbiamo rilanciato un importante momento di confronto tra medicina, geologia e termalismo. Crediamo molto nella possibilità di riaffermare l'identità di Bagno di Romagna come luogo nel quale la cura del corpo, il benessere della persona e il rapporto con la natura possano convivere e rafforzarsi reciprocamente. Il futuro, secondo me, sta proprio qui: non scegliere tra termalismo, wellness e turismo outdoor, ma costruire un'offerta capace di unire questi elementi e trasformarli in una proposta distintiva e riconoscibile.
QUANTO SONO IMPORTANTI PER IL VOSTRO TERRITORIO TURISMO, ENOGASTRONOMIA, ECONOMIA E PROBLEMATICHE LEGATE ALLA E45?
“Le prime tre tematiche sono strategiche. La quarta, la E45, è il filo che le tiene insieme. Per un territorio come il nostro, la sua funzionalità assume un'importanza vitale. Il turismo è un pensiero quotidiano. Stiamo lavorando in sinergia con la Regione Emilia-Romagna e con Destinazione Romagna non soltanto sulla programmazione annuale e sull'animazione del territorio, ma soprattutto per comprendere e anticipare i cambiamenti che stanno trasformando il mercato turistico. In questa stagione registriamo circa tremila presenze in più rispetto allo scorso anno. È un dato positivo, ma sappiamo che c'è ancora molto da fare. Vogliamo continuare a lavorare ascoltando il territorio e coinvolgendo gli operatori, perché sono loro, insieme alla comunità, i protagonisti della nostra offerta turistica. L'enogastronomia rappresenta una delle eccellenze più evidenti. Abbiamo due ristoranti con la stella Michelin, un risultato straordinario per un Comune delle nostre dimensioni. Gianluca Gorini e Andrea e Simone Bravaccini, con il Ristorante del Lago, hanno costruito esperienze di altissimo livello. Credo però sia doveroso ricordare anche il ruolo di Paolo Teverini, autentico pioniere della ristorazione gourmet nel nostro territorio, che ha dimostrato come fosse possibile ricercare l'eccellenza anche in montagna e nelle aree interne. Tutto questo si inserisce in un sistema della ristorazione molto più ampio e di grande qualità. Ogni ristorante, osteria e bistrot custodisce e rinnova ricette, prodotti e tradizioni di quella cultura tosco-romagnola che rappresenta uno dei tratti più autentici della nostra identità. Accanto al turismo, abbiamo un tessuto economico e produttivo importante. Penso all'esperienza imprenditoriale della famiglia Para, che continua a investire e creare occupazione sul territorio, affrontando nuove sfide nel settore metalmeccanico, turistico e agricolo. È infatti iniziato il recupero dell'ex Grand Hotel Terme Roseo, uno dei tre storici pilastri termali del nostro borgo. Un investimento nel quale crediamo molto e che potrà portare nei prossimi anni nuova occupazione, qualità e capacità attrattiva. Vedo segnali incoraggianti anche nel mondo agricolo e dell'allevamento, dove alcune realtà stanno investendo sul ricambio generazionale, sull'innovazione e sulla continuità di attività che rappresentano la storia e le radici del nostro territorio. È evidente, quindi, perché la E45 sia fondamentale. La competitività di un territorio dipende dalla possibilità di raggiungerlo in maniera sicura, veloce e affidabile. Questo vale per le nostre imprese, per il turismo, per i cittadini e anche per lo sviluppo dell'intero sistema territoriale, compresa la vicina Valle del Bidente di Strabatenza e l'area della Diga di Ridracoli. Considero una E45 efficiente una delle principali infrastrutture a nostra disposizione per contrastare lo spopolamento della montagna. Significa consentire alle famiglie di vivere qui, alle imprese di essere competitive e ai giovani di poter scegliere di restare, godendo di una qualità della vita più alta senza rinunciare alle opportunità. La montagna può continuare a essere abitata soltanto se è collegata. E un territorio abitato, curato e presidiato è anche un territorio più sicuro e capace di mantenere quell'equilibrio tra uomo e ambiente che oggi è più importante che mai.
QUAL È IL SOGNO NEL CASSETTO CHE VORREBBE VEDER REALIZZATO NEL SUO MANDATO?
“La vera vittoria sarebbe riuscire a invertire il lento fenomeno dello spopolamento e dell'inverno demografico, un elemento che discutevo spesso con il caro mentore e amico Tonino che purtroppo ci ha lasciato pochi giorni fa. È un problema che riguarda ormai l'intero Paese, ma che nelle aree interne assume caratteristiche particolarmente evidenti. Credo che questa sfida non possa essere affrontata con una singola misura, ma attraverso una strategia capace di tenere insieme casa, servizi, scuola, lavoro, impresa, commercio, turismo e qualità della vita. Dobbiamo riuscire a trasformare le caratteristiche che per anni sono state considerate elementi di debolezza della montagna in opportunità. Vivere in un territorio come il nostro significa avere un rapporto straordinario con la natura, una forte qualità delle relazioni sociali e ritmi di vita più sostenibili. Ma tutto questo deve essere accompagnato da servizi, infrastrutture, opportunità di lavoro e condizioni che permettano alle persone di scegliere davvero di vivere qui. È una sfida difficile, ma credo profondamente che possa essere vinta. Ed è una sfida sulla quale metteremo anima, energie e capacità progettuale nella seconda parte del mandato. Se invece devo indicare un progetto concreto, il mio sogno è la realizzazione di un grande parco termale aperto al pubblico. È un progetto sul quale stiamo lavorando con sempre maggiore determinazione e che riteniamo strategico per il futuro di Bagno di Romagna. Un luogo capace di rafforzare il rapporto tra il paese, le sue acque e il paesaggio, offrendo uno spazio di benessere, socialità e attrazione turistica. Credo possa diventare uno dei tasselli decisivi per differenziare ulteriormente la nostra offerta e accompagnare la crescita di una località che ha storia, identità e l'ambizione di continuare a migliorarsi.
QUAL È IL PRINCIPALE INTERVENTO CHE SI ASPETTA DAL GOVERNO NAZIONALE PER AIUTARE CONCRETAMENTE I COMUNI COME IL SUO?
“Negli ultimi mesi il Governo ha lavorato alla nuova definizione dei Comuni montani. È un percorso che guardiamo con grande interesse, perché riteniamo che possa rappresentare l'occasione per riportare al centro dell'agenda nazionale i piccoli Comuni e le aree interne. Adesso, però, è necessario essere conseguenti. Al riconoscimento della specificità dei territori montani devono seguire politiche strutturali e risorse adeguate. Penso innanzitutto alle infrastrutture e alla viabilità. Il nostro Comune si estende per 233 chilometri quadrati e la gestione di una rete stradale così vasta rappresenta un impegno economico difficilmente sostenibile con le sole risorse di un bilancio comunale. Servono poi strumenti concreti per sostenere chi decide di mantenere un'impresa in montagna e chi vuole aprirne una nuova, insieme a politiche per favorire l'abitare, il recupero del patrimonio immobiliare e l'insediamento di nuove famiglie. Non considero queste risorse semplicemente una spesa pubblica. Sono un investimento sul futuro del Paese. Negli ultimi anni abbiamo imparato, anche attraverso eventi drammatici, che un territorio abbandonato, non curato o scarsamente presidiato non rappresenta un problema soltanto per chi vive in montagna. Le conseguenze arrivano inevitabilmente a valle. Chi vive, lavora e fa impresa nelle aree interne contribuisce ogni giorno alla manutenzione, alla sicurezza e alla tutela di una parte fondamentale del territorio nazionale. Mi aspetto quindi dal Governo una scelta politica chiara: riconoscere che mantenere vivi i piccoli Comuni e le aree interne non significa difendere il passato, ma investire sul futuro.

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