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Atti vandalici a Sansepolcro: "C’è qualcosa che ferisce più di un muro imbrattato"

Annalisa Di Renzo: "E' il senso di smarrimento che lascia dentro una comunità"

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Nei giorni scorsi, la nostra città — piccola, ma ricca di storia, cultura e valori — si è svegliata con parole scritte sui muri di due scuole e della sede dell’Unione dei Comuni: “rapitori di bimbi”, “Stato è dittatura”. Parole dure, violente, che colpiscono non solo gli edifici, ma il cuore stesso della nostra convivenza civile.

Non è il momento di cercare colpevoli. È il momento di fermarsi e ascoltare.

Perché quei muri parlano. Gridano un disagio profondo, una rabbia che non trova altri modi per esprimersi. E quando il linguaggio diventa così estremo, non possiamo limitarci a cancellarlo: dobbiamo capirlo.

Da cittadina, da donna, e da educatrice per tutta la vita — oggi come Responsabile dell’oratorio “Pompeo Ghezzi” e Presidente dell’Inner Wheel di Sansepolcro — sento una responsabilità che non può restare in silenzio.

Questa è un’emergenza educativa.

Non possiamo girarci dall’altra parte. Non possiamo pensare che sia solo un gesto isolato. Dietro quelle parole c’è una frattura: tra giovani e istituzioni, tra ragazzi e adulti, tra chi cresce e chi dovrebbe guidare.

E allora la domanda è scomoda, ma necessaria: dove siamo noi adulti?

Abbiamo davvero tempo per ascoltare? Sappiamo ancora parlare con i ragazzi, oppure ci limitiamo a correggerli? Offriamo esempi credibili, oppure pretendiamo rispetto senza costruirlo?

Educare è molto di più che insegnare regole. È presenza. È relazione. È fiducia.

La nostra città ha tutte le risorse per reagire. Ha scuole, famiglie, associazioni, realtà educative vive. Ma oggi serve qualcosa in più: serve unità. Serve il coraggio di mettersi in discussione. Serve tornare a fare rete, davvero.

Dobbiamo creare spazi per i giovani, luoghi dove possano esprimersi senza distruggere, dove possano essere ascoltati prima di arrivare a gridare sui muri. Dobbiamo offrire loro alternative, possibilità, fiducia.

Perché quando un ragazzo scrive con rabbia, è perché non è riuscito a parlare in altro modo.

La bellezza di Sansepolcro non è solo nei suoi monumenti, ma nella sua comunità. E una comunità vera non si limita a indignarsi: reagisce, si interroga, costruisce.

Trasformiamo questo episodio in una svolta.

Non lasciamo che resti solo una brutta pagina. Facciamone l’inizio di qualcosa di nuovo.

Perché ogni giovane che riusciamo a raggiungere è un futuro che salviamo.

E oggi, più che mai, questo riguarda tutti noi. 

Annalisa Di Renzo

Redazione
© Riproduzione riservata
17/04/2026 13:47:41


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