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Pandemia, tra famiglie che tirano la cinghia e boom del risparmio

Due famiglie su tre ne escono indenni, le altre devono fronteggiare un buco di 300 euro al mese

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Ancora prima che l'onda di Omicron investisse il paese, nella scorsa primavera, il Covid, fantomatico secondo molti No Vax, era già effettivamente entrato in oltre due milioni di famiglie italiane, circa una su dieci. Una indagine condotta da Intesa San Paolo con il Centro Einaudi non ci dice il costo, in termini di sanità e salute, della pandemia, ma registra il peso finanziario del virus: quasi il 37 per cento delle famiglie aveva subito perdite. Di queste, più o meno metà, cioè il 16 per cento, ha visto “diminuire molto le entrate”.

La netta frattura sociale ed economica 

Sono dati ancora importanti, perché in quella sorta di testa-coda che è l'incrocio fra l'oppressivo pessimismo attuale per l'aumento dei contagi e l'irrefrenabile ottimismo per una economia che, almeno fin quasi alla fine del 2021, ha marciato a ritmi da tempo sconosciuti in Italia, si rischia di perdere di vista la netta frattura sociale ed economica determinata da due anni di pandemia. L'Italia non ci è arrivata in condizione di benessere: più di metà della famiglie, allo scoppio dell'epidemia, era priva di riserve finanziarie, quei soldi sul conto corrente che fornissero un cuscino contro le avversità. E l'epidemia non ha colpito tutti allo stesso modo. L'indagine Intesa-Centro Einaudi ci dice che, in media, ogni famiglia italiana, ha subito, fra lockdown, quarantene e conseguenze del virus, una perdita di 105 euro al mese. Ma è, appunto, una media: due famiglie su tre ne sono uscite indenni, ovvero con perdite zero. Le perdite sono, invece, tutte concentrate su un terzo delle famiglie che, dunque, si sono trovate a fronteggiare, improvvisamente, un buco di oltre 300 euro al mese.

La conferma arriva dai conti in banca

La conferma si ha dai conti in banca. E' noto che, in Italia, come nel resto d'Europa, la pandemia ha determinato un consistente aumento dei risparmi. Per circa metà, dicono le indagini della Banca centrale europea, questi risparmi sono stati involontari. In altre parole, le famiglie non sono riuscite a spendere quanto spendono normalmente perché gli abituali centri di spesa (negozi, palestre, ristoranti) erano chiusi. Per un'altra metà, invece, i risparmi sono stati mirati e deliberati: le famiglie hanno tirato la cinghia per costituire quelle riserve contro le avversità della pandemia, di cui metà di loro – come abbiamo visto – era del tutto priva.

I 110 miliardi di euro in più di risparmi

Per un verso o per l'altro, comunque, da questi risparmi, forzati o meno, vengono i 110 miliardi di euro in più che le banche italiane contabilizzano oggi nei conti correnti dei loro clienti. Attenzione, però, anche qui la statistica può ingannare. Nelle banche ci sono, in effetti, 110 miliardi di euro in più, ma sono di meno i correntisti che ce li hanno messi. Le persone che, per forza o per disegno, sono riuscite a mettere da parte soldi durante la pandemia sono, cioè, drasticamente diminuite: il numero di italiani capaci di risparmiare è crollato dal 55,1 per cento al 48,6 per cento. Un 7 per cento di italiani è stato, insomma, costretto a spendere tutto quello che aveva.

Sussidi e incentivi non bastano

Nonostante l'attivismo del governo Conte e poi di quello Draghi nel moltiplicare sussidi e incentivi per sostenere imprese e famiglie, lo Stato, del resto, non è riuscito a colmare il buco che la pandemia ha creato nei bilanci familiari. Secondo lo studio Intesa-Einaudi, solo il 28 per cento delle famiglie interpellate nell'indagine ha effettivamente avuto sussidi pubblici, nonostante l'alto numero di persone che aveva visto diminuire le proprie entrate.

Il pessimismo imperante

Anche chi è scampato a problemi di bilancio, tuttavia, appare assai intimidito dal rinnovarsi delle ondate di virus e dalle incertezze economiche. Il rombare dell'economia italiana fino a quasi l'inizio dell'inverno non è bastato a dissipare il pessimismo dei consumatori. Il rimbalzo, per ora, è, infatti, selettivo e limitato. I due terzi degli intervistati si dichiara “molto cauto” di fronte alla prospettiva di tornare a trend di spesa e consumo, come quelli pre-Covid. L'eccezione, prevedibile, è quel terzo di giovani, laureati, appartenenti al ceto alto e medio-alto che sono invece pronti a mettere mano ai risparmi degli ultimi due anni. Probabilmente, non basta per sostenere la ripresa.

Notizia e Foto tratte da Tiscali
© Riproduzione riservata
05/01/2022 21:22:15


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