Opinionisti Giorgio Ciofini

Il mago dell’elettronica

Massimo Neri, un aretino in Honda per fortuna sua e anche di Rea

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Con la tecnologia so’ a l’età della pietra e Massimo Neri sta a me, come l’Italia a’la Nova Zelanda nel globo terracqueo. Siamo a l’antipodi. Sa di numeri binari e non binari, come io so la tabellina pitagorica. La Gazzetta dello Sport, l’altranno l’ha definito Il mago dell’elettronica che fa volare Rea e la Honda nel mondiale Superbike. Testuale. L’ho scoperto, mentre smanettavo su internet a’la ricerca d’un tal Neri di Bicci, valente pittore fiorentino. ‘Nsomma m’è successo com’a quello che scoprì la pennicillina. Amo le due ruote da quando ‘l mi’ babbo mi regalò la prima Vespa Gran Turismo, ch’avevo l’età della Cinguetti, ma da trenta ‘n su’ viaggio senza le pieghe, che non sopporto manco nei pantaloni. Danno la colpa alla vecchiaia, ma non so’ fatto per le corse e gli sport dei motori e, fino a’ l’altro giorno, non sapevo manco chi fosse Massimo Neri che, in quel mondo, è ‘na star. M’è parso ‘n pronipote del genio aretino e l’ho ’nfilato di corsa in questa galleria dove, tra tutta gente ‘n po’ antiquata, spicca com’un quadrifoglio tra l’aiole del Prato, ‘ndo si cammina sulla storia. Per questo ciànno messo i cartelli: vietato calpestare l’aiole. Ce l’hanno piantati, non per mantenere l’erba, che ‘l Prato è stato fatto dai francesi e quella inglese tanto non ci viene, ma per non pestare il nostro passato seppellito lì sotto da millenni. O perché sennò? Col su’ zio Fabrizio, s’è giocato al pallone nei Pipano’s e i Supertar’s, quando scadevano l’anni sessanta e Massimo era ancora n’intenzione. Per me ‘l su’ nipote è un pezzo di futuro ‘n una storia che viene da l’etruschi e ch’oggi continua coi cinesi, che ci invadono com’i numeri binari. Per quelli della mia generazione. anche loro andavano ognuno per conto suo e Dio per tutti. Ma ora? Non si possono costruire muraglie nell’ epoca d’Internet. Perciò, quelli come Massimo, gettano un ponte tra presente e passato e fanno guardare con meno paura a ‘n futuro che l’uomo può ancora guidare, com’una Superbike: Rea non cade più nemmeno in prova e da cavallo pazzo è diventato una macchina da guerra  - scrisse l’altr’anno Paolo Gozzi, l’esperto di motociclismo della Rosea e di ciò da tutto ‘l merito al Neri, l’ingegnere elettronico biomedico, il mago dell’elettronica conteso dalle case motociclistiche di tutto ‘l Mondo. Massimo, co’ le moto, ha fatto come quei cow boy, che domavano i cavalli del West e la forza centrifuga. Grazie alla centralina elettronica governata dai su’ programmi, i cavalli dell’Honda possono sfruttare tutta la potenza anche ‘n curva e Rea, che prima sguillava come se ne’le piste ce fosse ‘l sapone, resta in sella com’un cow boy ‘n un rodeo. È un tipo di quelli ch’ama il suo lavoro e la privacy più della ribalta. ‘N un mondo dominato dalla vanità dell’apparire e dei talent da dare ‘n pasto a’ l’audience co’ la Maria De Filippi, ch’è ‘l mito da seguire, il Neri indica ‘na strada alternativa a quella di gran moda, del talento vero, che gli deriva dal genio ch’ha respirato nell’aria de ‘Rezzo e che, per affermarsi, non ha bisogno d’essere amico de l’amici di Maria. Perciò se n’è andato. È uno dei tanti cervelli in fuga dal nostro Paese, che vanno anche a trovare sé stessi, ch’è anche più importante del lavoro. Ingegnere biomedico, voleva curare l’omini, non le moto. La vita, però, non ti permette mai di scegliere fino ‘n fondo e il destino l’ha chiamato tra le star delle superbike. Ora il figlio dell’Ernesto è diventato ‘n personaggio, ma lo conoscono pochi nella sua città. Mi pareva giusto allargare ‘l cerchio. Massimo vive a’Rezzo, anche s’è sempre al giro per il Mondo dietro a du’ ruote, ‘na moglie e tre figlioli.      

Giorgio Ciofini
© Riproduzione riservata
03/09/2021 17:03:00

Giorgio Ciofini

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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