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Istat, persi 945mila posti di lavoro in un anno

A pagare il prezzo più alto delle crisi sono gli over 35

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“Nessuno perderà il proprio lavoro a colpa del coronavirus”. E’ passato un anno da quanto l’ex ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri fece la celebre promessa che non avrebbe mai potuto mantenere. Nei dodici mesi trascorsi tra febbraio 2020 e febbraio 2021, gli occupati rilevati dall’Istat sono un milione in meno, 945mila per esattezza: un’ecatombe. E senza una rapida inversione di rotta, che passa attraverso il piano nazionale di vaccinazione, la situazione rischia di peggiorare ulteriormente: il prossimo 30 giugno, infatti, terminano il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione Covid.

"Le ripetute flessioni congiunturali dell'occupazione, registrate dall'inizio dell'emergenza sanitaria fino a gennaio 2021 - si legge nel documento dell’Istituto di Statistica - hanno determinato un crollo dell'occupazione rispetto a febbraio 2020 (-4,1% pari a -945.000 unità). La diminuzione coinvolge uomini e donne, dipendenti (-590.000) e autonomi (-355.000) e tutte le classi d'età. Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 2,2 punti percentuali toccando il 56,5%”.

A febbraio, il tasso di disoccupazione è sceso al 10,2% (-0,1 punti rispetto al mese precedente) “interrompendo il trend negativo che, tra settembre 2020 e gennaio 2021, ha portato alla perdita di oltre di 410mila occupati”. 

L’occupazione è sostanzialmente stabile sia tra le donne sia tra gli uomini e addirittura cresce tra i dipendenti a tempo indeterminato e tra gli under 35, continua a scendere, invece, tra gli assunti a tempo indeterminato (ai quali di fatto di vengono rinnovati i contratti scaduti), gli autonomi e tra quanti si trovano nella fascia di oltre 35 anni.

A preoccupare gli addetti ai lavori, tuttavia, è il numero di inattivi, ovvero quanti non lavorano e neppure cercano un impiego: il tasso è stabile al 37%, ma nell’arco dei dodici mesi a fronte di 21mila persone in più in cerca di occupazione, ci sono 717mila inattivi in più. Oggi gli “scoraggiati” sono poco più di 14milioni a fronte di 22 milioni di lavoratori e 2,5 milioni di disoccupati. 

Tra i pochi dati positivi che emergono dalla rilevazione Istat c’è l’interruzione del trend negativo che ha portato alla perdita di 410mila occupati tra settembre e gennaio scorsi con il picco di -184mila lavoratori tra l’ultimo mese dello scorso anno e il primo mese del 2021. “I dati dell'Istat dovrebbero convincere anche i più scettici della necessità di prorogare le misure speciali di ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti se non si vuole imboccare una via di non ritorno per il nostro Paese” dice la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti. Sulla stess lunghezza d’onda anche Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl che ha ribadito “l’assoluta necessità di intervenire mediante una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali snellendo l'iter di accesso alla cassa integrazione e finanziando, contemporaneamente, un vasto programma di politiche attive”.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
06/04/2021 19:52:43


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