Opinionisti Il Direttore Davide Gambacci

Non si può morire per un animale selvatico

Sono sempre più i casi di incidenti che si verificano nel territorio nazionale

Print Friendly and PDF

Le parti è come se si fossero invertite. Se una volta era l’uomo che cacciava e uccideva il cinghiale, oggi è l’animale che uccide l’uomo. I casi sono sempre più sotto la lente d’ingrandimento dal nord al sud dell’Italia. Bestie che attraversano la strada all’improvviso, spesso di notte, centrando i mezzi in movimento. Abbiamo visto quello che è successo la settimana scorsa, con due episodi tra l’altro con esiti pure mortali: prima l’incidente nel ternano, poi a Novara lungo la A26. Questi sono quelli più grossi, seppure casi meno gravi si verificato in maniera quasi quotidiana in tutto il territorio nazionale. È un problema da non prendere sottogamba, affatto: la questione è seria e rischia di pesare nella vita dell’essere umano. Il cinghiale, ma abbiamo visto anche caprioli, istrici, daini o tanto altro ancora, scendono sempre più a valle alla ricerca di cibo per nutrirsi; chiaramente, questo basta poco per capirlo, non hanno più di tanto la cognizione della strada e del pericolo. Talvolta, impauriti, si piombano al centro della carreggiata e vengono colpiti: l’effetto di una vettura contro un cinghiale è devastante e causa ingenti danni; non osiamo immaginare se una persona è in sella ad un mezzo a due ruote. Difficile, poi, appellarsi a qualcuno quando l’ente competente – che sia il Comune, la provincia oppure la Regione – si limita ad installare l’apposito cartello. “Io ve l’avevo detto che c’era il pericolo”: un po’ questo il messaggio che si vuol lasciare passare, lavandosi le mani. Finché di mezzo c’è un danno ad una vettura, il tutto si ripara, il problema è quando i danni oltre che materiali sono anche fisici dove a pesare è pure la vita. Allo stesso tempo il periodo di caccia si accorcia ogni anno, arrivando oggi al minimo storico. Ma la domanda sorge spontanea: cosa fare? Qua si apre una discussione piuttosto ampia dove il mondo dei cacciatori e il popolo degli animalisti si divide a metà. Non voglio prendere posizione ed entrare nel mezzo, seppure resto dell’idea che non si può morire per un semplice animale selvatico.

Davide Gambacci
© Riproduzione riservata
07/10/2020 09:06:01

Il Direttore Davide Gambacci

Si avvicina al giornalismo giovanissimo e ne rimane affascinato. Dal 2009 è iscritto all’ordine dei giornalisti della Toscana dopo aver fatto esperienza in alcune testate locali. Nel 2010 diventa direttore del quotidiano online Saturno Notizie e inviato fisso del quotidiano Corriere di Arezzo. Nel 2011 é stato nominato anche direttore responsabile del periodico l’Eco del Tevere e vice direttore di Saturno Web Tv. Ideatore e regista di numerosi programmi televisivi, dove da il meglio di se dietro la telecamera. Inchieste e cronaca i campi di particolare competenza professionale. Ricopre anche il ruolo di addetto stampa per alcune associazioni e Enti.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


Potrebbero anche interessarti:

Ultimi video:

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Bisogna essere registrati per lasciare un commento

Crea un account

Crea un nuovo account, è facile!


Registra un nuovo account

Accedi

Hai già un account? Accedi qui ora.


Accedi

0 commenti alla notizia

Commenta per primo.

Archivio Il Direttore Davide Gambacci

Non si può morire per un animale selvatico >>>

Tra mandati bis e studio dell’avversario >>>

Una poltrona per due >>>

“Smart Working”, la doppia faccia della stessa medaglia >>>

Divertiti, ma con la testa >>>

Il bianconero baciato dal sole del sud >>>

L’amore per gli animali è un’altra cosa >>>

Gli italiani e le vacanze estive >>>

L’estate che non decolla >>>

Vacanze? Ma cosa centra il bonus >>>