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Pil in calo del 12,4% nel secondo trimestre, ai minimi dal 1995

Gli economisti: “Atteso un rimbalzo”. Effetto Covid-19 sull’economia

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Il Pil italiano nel secondo trimestre 2020 è crollato del 12,4% sul trimestre precedente e del 17,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il dato, molto atteso, è stato diffuso questa mattina dall’Istat nella stima preliminare. E’ un crollo senza precedenti e un record negativo storico che arriva dopo la forte riduzione registrata nel primo trimestre (-5,4%). La caduta «è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti i comparti produttivi, dall'agricoltura, silvicoltura e pesca, all'industria, al complesso dei servizi», ha comunicato l'Istat. «Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta» ha spiegato l'Istituto di statistica. 

«Il dato era atteso e non rappresenta una sorpresa – dice Giuseppe Russo, capo del Centro Studi Einaudi -. Si tratta di un livello che si colloca all'interno del contesto internazionale ed è vicino a quello di Francia e Spagna. Meglio ha fatto la Germania che tuttavia ha avuto più fortuna nella gestione della pandemia». Per l’esperto i numeri di oggi fanno comunque riflettere molto. L’economia italiana non ha, infatti, mai avuto una regressione così importante da un secolo. «C’è da dire che non sono stati fatti errori di politica economica fin ad ora – afferma Russo -. Il sistema è stato protetto ampiamente dalla gran quantità di liquidità che è arrivata dalla Bce e dalle banche». In pratica non è mancata la soluzione di emergenza, quella che ha dato ossigeno nel momento peggiore.Ora però bisognerà guardare alla ripartenza. Sarà complicata e non mancano i freni. «Ci sono tre ostacoli che dovranno essere considerati – spiega Russo -. Si tratta della fiducia dei consumatori, dell’aspetto della domanda di beni e servizi e dei complessi meccanismi della spesa pubblica». Sul primo punto, in primo piano ci sono le aspettative degli italiani. Le famiglie hanno paura del futuro e non spendono la liquidità che hanno accumulato in questi mesi sul conto corrente. In questo modo i consumi rimangono indietro. Sul punto della domanda sono importanti le misure che faranno ripartire questo fronte. In questo senso gli incentivi all’edilizia con il superbonus vanno nella direzione giusta. Infine, la spesa pubblica: occorrono misure rapide e subito disponibili negli ingranaggi dell’economia.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
31/07/2020 14:21:37


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