Opinionisti Giorgio Ciofini

Il Beppe Pasquini

La ginnastica la sua grande passione

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Ha la ginnastica nel sangue e un cruccio: Arezzo non ha ancora la palestra per l’Artistica e gli tocca andare alla Tricca per continuare la specie.     

Beppe Pasquini

            Nacque un bel po’ d’anni fa, col pallino de’l’artistica, la passione della vita. Viaggiava ancora in carruzzina e se, putacaso, qualcuno gli faceva ‘na carezza, gli s’ataccava al braccio e faceva la sbarra. Come l’olimpionico Cassina, ch’era ‘na pertica di quelle che faceva fare ai su’ragazzi. quando ‘nsegnava educazione fisica ai Chimico. Il Beppe gli arivava al bilico. Una volta l’Olimpionico venne a’Rezzo pe’ n’esibizione ma, sul più bello, la sbarra non resse la su’ vigoria e dette un Cristo ‘n terra, ch’ancora nel piantito c’è armasto il calco de la schiena di Cassina. È stato ripensando a quel volo, che il Pasquini ha preteso la buca paracadute, nella nova palestra de’la Caserma dei Vigili del Foco, ‘n do’ i ragazzi si tuffano com’in piscina e per praticare la disciplina, ‘n Italia dimenticata da tutti, tranne che dal Beppe. Perfino la gloriosa Petrarca, che l’allevò a pane e ginnastica, da ‘n pezzo s’è data alla ritmica, dimentica de la sua storia. Ma il Pasquini no. Lui è armasto fedele all’artistica come a’la su’Marga, pittrice ‘nnamorata del Saracino, quanto lu’della ginnastica, in saecula saeculorum. Per vent’anni vice di Bruno Grandi, il Beppe ha accompagnato le Nazionali e girato ‘l mondo dietro la su’ passione. C’era lui, quando il Signore de l’Anelli riuscì a regalare alla ginnastica italica n’altra medaglia d’oro olimpica, trentadu’ anni dopo il grande Menichelli. Oggi cià la casa invasa di trofei, di targhe, di foto e di ricordi, che sono la su’ vita. “E i più l’ho portati ‘n cantina” – avverte la Marga. Ma il Beppe, col sorriso sempre ‘n bocca, l’occhiali sul naso rosso garofano e la ginnastica ficcata nel capo, se li tiene tutti ‘n cuore i tempi dell’hotel Fiamma, ch’era ‘n po’ come quello del Gallo a’la Pieve di Sassaia. Viaggiavano come gli sfollati su ‘n camion, con cassone telato e panchine di ferro battuto. I su’ ragazzi lo chiamavano “il Mezzo”, perché una volta si piantò in mezzo ai Mandrioli e lo spinsero fino al passo. A’la fine erano tutti mezzi morti di fatica, ma contenti come Compagnoni ‘n cima al K2. Era già grandino quando, al Beppe, gli prese ‘l pallino de’la politica. Erano i tempi della prima Repubblica, col Ghinelli babbo fori dall’arco costituzionale, il Tani a latere del Ducci a fare il can da guardia del Pci, la Marta Cecchini a supportare le scatoline del Lani scambiate per edilizia economica popolare e il Giannotti su l’albero a cantare dietro villa Wanda come Bobby Solo. Lo vedo ancora in piedi, il Vasco, a smanettare tra i banchi del consiglio comunale, l’occhiale su la sinistra e la destra a’iutare n’eloquenza npo’ ‘mpastata, da una perenne penuria di saliva, sotto l’occhi del Ducci ch’osservava scettico, dall’alto del su’ scranno. Al Beppe gli piaceva stare più al di sotto ch’al di sopra delle righe, ‘nun equilibrio da ginnasta su’la trave, ma era nato per fare ‘l pompiere. In consiglio comunale, ch’allora prendeva foco come l’alcole, praticamente fungeva da estintore e, a’la palestra del Vigili del Foco faceva da schiumogeno. Col Pasquini un c’era manco bisogno di riempire d’acqua l’autobotti e de sonare le sirene, che disturbano la quiete pubblica. Svanito il sogno di realizzare ‘na grande palestra per l’Artistica, oggi il Beppe esercita la su’ passione giusto per continuare la specie ma una volta, per imitare l’olimpionico Cassina. dette ‘n Cristo ‘n terra come lu’ e ora, quando camina, struscia i piedi e pidina come lo Stive, per andare da via Erbosa, casa sua, alla Tricca.       

Redazione
© Riproduzione riservata
09/06/2020 15:06:57

Giorgio Ciofini

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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