Opinionisti Giorgio Ciofini

Il Mighela...

Non c’era giorno che Cristo metteva ‘n terra, che non partisse al canto del gallo da Quarata

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Ad Arezzo ci sono tanti Mighela, ma quello vero è uno solo e abitava a Quarata da dove, ogni giorno, all’alba veniva in città in bicicletta e ogni sera tornava a piedi.

Il Mighela

                Come di Balena, anche di Mighela a’Rezzo ce n’è stati a sfare e trovare quello giusto è come cercare ‘n ago in un pagliaio. Tre o quattro l’ho conosciuti anch’io, ma uno solo è l’originale. Il Mighela autenticato anche dal notaio è ‘n personaggio tipico del paesaggio aretino come la Godiola, ch’era anche la sua filosofia, ma quando s’arizzava arsumigliava più a’la torre di Pisa. Non c’era giorno che Cristo metteva ‘n terra, che non partisse al canto del gallo da Quarata co’ la sua biciletta e artonasse a’ Rezzo verso il tocco e quel viaggio era ‘n miracolo quotidiano, com’il pane che ci da nostro Signore. II Mighela, sul percorso, faceva più stazioni di quelle che si fanno pel Venerdì Santo. Non c’era bottega, bar, osteria o bettola tra le Ripe di Quarata e il crocifisso delle Forche, ‘n do’ un se fermasse a bere un diecino di quel bono. Già quand’era da’le parti del bivio di Montione pareva ‘na trottela quand’ha finito la binzina e gli toccava artornare a piedi, perchè non c’era una volta che non gli rubbaveno la biciletta. Così ogni sera gli toccava andare a piedi a Quarata arivava ‘ntorno a mezzanotte, in quanto faceva le stesse stazioni che all’andata, bevendo gli stessi diecini. In pratica faceva due via Crucis al giorno, co’ la vinicola di piazza Sant’Agostino al posto del Golgota. Ha preso più tegole il Mighela sul tragitto Arezzo-Quarata e ritorno, di quante ce n’è a cantare sui boschi de’ Rezzo e provincia e c’è anche il fondato sospetto che di bicilette ungnenabbion rubbata neanch’una, perché il Mighela non si ricordava mai ‘n do’ l’aiva lascia. Aveva sempre adosso una giubbina tutta picchiolata, la solita camicia a quadri e i calzoni di quando partì per fare ‘l soldato, ma l’indossava com’a Pitti omo. Il su’ portamento era, si ‘n po’ a zigo zago, ma signorile e il suo parlar si ’mpastato, ma dimolto forbito. Insomma anche nell’eloquio, il Mighela, era n’originale, essendo l’aretino portato per le sincopi, che augurano anche a chi non sopportano: “Te pigliasse ‘na sincope!” Il Mighela, invece, era più portato per l‘epentesi. Per lui, infatti, i conigli erano coniglioli, le ranocchie diventavano ranocchiele e gli piacevano quant’al Surdino, il compagno di Stacchio, ch’andaveno a pescalle nella Chiana in Sidecar. Il Mighela, invece, ciandava in biciletta ma, una volta ch’erano arivate nel suo stomaco, un morivon mica? Passando infatti da’ l’acqua della Chiana al vino, pigliavano ‘na tegola come il Mighela e campavano quante lu’.

Redazione
© Riproduzione riservata
28/08/2019 18:16:22

Giorgio Ciofini

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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