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Impresa di Vincenzo Nibali alla Milano-Sanremo

Stacca tutti sul Poggio e poi riesce a tenere fino al traguardo

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Un’impresa che resterà nella storia del ciclismo. La Milano-Sanremo, l’unica Classica Monumento che si addice soprattutto ai velocisti, è andata invece a uno scalatore, già vincitore di Giro, Tour e Vuelta ma anche di due Giri di Lombardia: Vincenzo Nibali. Non ci sono più aggettivi per descrivere un campione straordinario che riporta l’Italia sul gradino più alto del podio della Sanremo (l’ultimo era stato Pozzato nel 2006), che aveva dominato anche l’ultima Classica Monumento (il Lombardia 2017), che fra poco più di un mese punterà anche alla Liegi Bastogne Liegi e che poi tenterà di riconquistare anche il Tour. Un corridore versatile, polivalente, coraggioso, tenace, un fuoriclasse che a buon diritto entra così fra i grandissimi di tutti i tempi.  

La corsa era cominciata alle 9,45 in piazza Castello a Milano, sotto una pioggia battente e con temperature autunnali, intorno ai 10 gradi. Poco dopo la partenza volante in via della Chiesa Rossa, appena al km 3, sono andati in fuga nove corridori: Mirco Maestri e Lorenzo Rota (Bardiani), Evgeny Koberniak (Gazpromo), Guy Sagiv e Dennis Van Winden (Israel Academy), Sho Hatsuyama (Nippo Fantini), Charles Planet (Novo Nordisk), Matteo Bono (Uae Emirates) e Jacopo Mosca (Wilier). 

A seguire la corsa c’è anche David Lappartient, il nuovo presidente dell’Uci (la Federciclismo internazionale), accompagnato dal numero uno della Federazione ittaliana Renato Di Rocco. «È molto difficile che il verdetto sul presunto caso doping di Froome arrivi prima della partenza del Giro d’Italia» hanno lasciato intendere entrambi, una gatta da pelare non indifferente per gli organizzatori della prossima Corsa Rosa. 

Gli otto fuggitivi hanno raggiunto anche 5’ e mezzo di vantaggio prima del Passo del Turchino, poi il gruppo ha cominciato ad accelerare rintuzzando parzialmente il divario. Nel frattempo Kiawtkowski, il vincitore della Sanremo nella scorsa stagione, aveva perso uno dei suoi gregari, il polacco (come lui) Wisniowski, coinvolto in una caduta che aveva causato il ritiro anche del tedesco Arndt. 

All’altezza di Ceriale i corridori hanno ritrovato finalmente un po’ di sole ma anche il vento contrario che ha complicato non poco l’azione dei fuggitivi e ridotto il loro vantaggio a meno di 3’ all’altezza di Albenga, circa 65 km dal traguardo. In testa al gruppone degli inseguitori si erano messi gli uomini della Bora, la squadra di Sagan, e quelli della Bmc, per Van Avermaet, ma anche i Bahrain (per Colbrelli e Nibali), gli Sky (Kwiatkowski) e i Quick Step (Viviani, Alaphilippe e Gilbert).  

I Capi Mele, Cervo e Mele non hanno cambiato sostanzialmente gli equilibri della corsa ma ridotto a soli 35” il gap tra i battistrada e il gruppo dei big, fra i quali incredibilmente è parso già in difficoltà il tedesco Marcel Kittel, forse il velocista più temibile della corsa. Qualche problema anche per Alaphilippe a causa di una caduta di alcuni corridori. Davanti intanto erano rimasti Bono, Maestri e Van Winden, ripresi infine a 30 km da Sanremo, dopo 260 km di fuga.  

Il gruppo è quindi arrivato compatto all’attacco della Cipressa, dove Kittel si è subito arreso e Nibali si è messo nelle prime posizioni. Nessuno però si è mosso per attaccare, anche perché il gruppo ha affrontato il primo km di salita a 40 km orari! Nella discesa dalla Cipressa, resa insidiosa da alcuni tratti di strada bagnata, c’è stata subito una caduta, che però non ha coinvolto nessuno dei big.  

Tornato sulla via Aurelia, il gruppo - che si era sfilacciato nella discesa - si è ricompattato ma l’andatura è rimasta molto elevata per cercare di attaccare il Poggio nelle migliori posizioni. A 10 km dal traguardo c’è stata una caduta impressionante di Mark Cavendish, che ha centrato in pieno uno spartitraffico e fatto un salto mortale pauroso prima di atterrare pesantemente sull’asfalto. Nell’incidente è stato coinvolto tra gli altri anche Gilbert. 

È cominciato così il Poggio, sul quale sono subito scattati Burghardt e Drucker. Ripresi i due, ci ha provato Neilands ma subito dopo è scattato ai -7 km Nibali che ha subito fatto il vuoto, scollinando da solo con 12” su Oss, compagno di squadra di Sagan che si è messo prontamente nella sua scia, poi Kwiatkowski e gli altri, fra i quai è partito all’inseguimento Matteo Trentin. Intanto era caduto Greipel.  

A fine discesa Nibali ha mantenuto 10” di vantaggio su Trentin, che però è stato ripreso poco dopo. Gli ultimi due km sono diventati una cronometro tra Nibali e il gruppo dei velocisti che inseguiva e che ha progressivamente ridotto lo svantaggio, solo 200 metri, poi 100, ma intanto Vincenzo era arrivato in via Roma e il traguardo era lì, a una pedalata. A 50 metri dal traguardo Nibali, davvero immenso, commovente, unico, ha finalmente capito: l’impresa era fatta. A pochissimi secondi hanno concluso Ewan e Demare, due velocisti. Troppa tardiva però la loro reazione contro un Nibali così straordinario.  

 

La Stampa
© Riproduzione riservata
18/03/2018 07:50:10


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