Valtiberina, laboratorio aperto sul futuro dell’agricoltura

Dalle sperimentazioni locali alle scelte europee su PAC e biologico
Dalle scelte che definiranno la Politica Agricola Comune 2028-2034 alle sperimentazioni già avviate nei campi dell’Alta Valle del Tevere. Dalle strategie europee per il biologico alle esigenze economiche delle imprese agricole, passando per ricerca, innovazione e conoscenza del territorio.
Villa Graziani, a San Giustino, ha ospitato venerdì 23 ottobre una lunga giornata di confronto che ha portato in Valtiberina rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, università, organizzazioni del settore biologico, associazioni di categoria, imprese e produttori, articolandosi in due appuntamenti complementari dedicati al presente e al futuro dell’agricoltura.
La giornata, organizzata da Fondazione Progetto Valtiberina, ha messo in relazione il livello delle grandi politiche agricole con quello delle esperienze già sviluppate sul territorio: al mattino il confronto su PAC, biologico, investimenti e autonomia strategica europea; nel pomeriggio la restituzione del primo anno di attività del Tavolo Agricoltura del Distretto Interregionale di Economia Civile dell’Alta Valle del Tevere umbra e toscana.
«È stata una giornata importante per la Fondazione e per tutto il nostro territorio – ha sottolineato Massimo Mercati, vicepresidente di Progetto Valtiberina – perché abbiamo avuto l’opportunità di riunire in valle interlocutori che incidono sulle politiche nazionali ed europee e, allo stesso tempo, di fare il punto sull’avanzamento delle progettualità sviluppate localmente. L’obiettivo è far crescere agricoltura ed economia guardando all’impatto sulle comunità e sull’ambiente».
Il biologico dentro il futuro della politica agricola europea
La sessione mattutina, “Il Biologico come leva della resilienza territoriale e dell’autonomia strategica europea”, ha affrontato una fase decisiva per il futuro delle politiche agricole comunitarie. A moderare i lavori è stato Jacopo Gabriele Orlando, economista agrario, Direttore Agricoltura e Produzioni alimentari di Aboca Spa.
Il confronto, ha coinvolto Angelo Frascarelli, professore di Politica Agroalimentare dell’Università degli Studi di Perugia; gli europarlamentari Dario Nardella e Camilla Laureti; il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Luigi D’Eramo (autore di un contributo da remoto); Eduardo Cuoco, direttore di IFOAM Organics Europe; Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio; Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio; e Paolo Di Stefano, direttore esecutivo di EAT Europe, e del presidente di EAT Luigi Scordamaglia (collegato da remoto).
Ad aprire la giornata erano stati il sindaco di San Giustino Stefano Veschi, coordinatore del Tavolo Agricoltura del Distretto, e il vicepresidente di Progetto Valtiberina Massimo Mercati. La sessione è stata realizzata in collaborazione con IFOAM Organics Europe e FederBio, con il patrocinio del Comune di San Giustino e dell’Università degli Studi di Perugia.
Uno dei temi centrali ha riguardato il nuovo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea e la PAC 2028-2034. «Ci sono tre questioni fondamentali – ha spiegato Angelo Frascarelli – ossia il nuovo bilancio dell’Unione, la PAC dei prossimi sette anni e il ruolo che avrà al suo interno l’agricoltura biologica». Secondo Frascarelli, il nuovo impianto dovrebbe mantenere gran parte degli strumenti già conosciuti, dal sostegno al reddito agli investimenti, dall’insediamento dei giovani agli interventi agroambientali, mentre proprio sul biologico diventerà decisivo il lavoro che nei prossimi mesi sarà svolto dagli Stati membri, dalle Regioni e dal Ministero.
Il confronto ha evidenziato anche la necessità che alla stabilità normativa corrisponda una stabilità economica per gli agricoltori biologici. «Il biologico non è soltanto un metodo produttivo innovativo e rispettoso dell’ambiente – ha osservato Eduardo Cuoco – ma ha un valore importante per la resilienza dei sistemi agroalimentari europei. Servono investimenti affinché possa crescere nei territori e sui mercati, strutturando filiere sempre più resilienti». Cuoco ha indicato proprio nel Distretto di Economia Civile un esempio di approccio territoriale attraverso il quale il biologico può diventare strumento di trasformazione e sviluppo.
A ribadire la centralità del settore è stata Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio: «Il biologico continua a rappresentare un elemento fondamentale per il futuro dell’agricoltura europea, in termini di resilienza, autonomia dagli input e produzione di beni collettivi come ambiente, biodiversità e salute. È necessario continuare ad andare avanti senza incertezze e senza passi indietro».
Sostenibilità, semplificazione e nuove generazioni
Il tema della resilienza è stato ripreso dall’europarlamentare Dario Nardella, membro della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, che ha collegato il futuro del biologico alle nuove instabilità geopolitiche e alla volatilità dei costi di carburanti e fertilizzanti.
«Il biologico ci fa capire che è possibile resistere ai cambiamenti attraverso una visione fatta di resilienza e sostenibilità – ha spiegato Nardella – Significa ridurre la dipendenza da alcuni input, ma anche guardare al futuro dell’agricoltura coinvolgendo più giovani e più donne e valorizzando la biodiversità come parte dell’identità dei territori».
Nardella ha ricordato inoltre come il settore biologico mostri una presenza maggiore di giovani e donne rispetto all’agricoltura convenzionale e abbia un ruolo anche nella valorizzazione della biodiversità, dei prodotti locali e dell’identità culturale dei territori.
Sul fronte normativo, l’Onorevole Camilla Laureti ha richiamato la recente revisione del Regolamento europeo sul biologico, indicando come priorità la semplificazione per i piccoli produttori, una maggiore chiarezza nell’utilizzo del marchio europeo e il passaggio, nei rapporti con i Paesi extra UE, verso condizioni di maggiore reciprocità.
«La revisione del Regolamento europeo sul biologico rappresenta un passaggio importante per dare maggiore certezza agli agricoltori e alle imprese – ha sottolineato Laureti – Ora la sfida è fare in modo che le regole siano più semplici per i piccoli produttori, che il sistema garantisca maggiore reciprocità nei rapporti con i Paesi extraeuropei e che il biologico continui ad avere un ruolo centrale nella futura agricoltura europea».
Per Paolo Di Stefano, direttore esecutivo di EAT Europe, il tema del cibo deve tornare al centro della strategia europea: «Un’Europa non può essere competitiva senza una strategia di sovranità alimentare e senza un settore agroalimentare competitivo».
Dal punto di vista del mercato, Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio, ha evidenziato invece la necessità di lavorare contemporaneamente sull’offerta e sulla domanda. «L’Italia è già uno dei principali produttori europei di biologico, ma sul fronte dei consumi abbiamo ancora margini importanti di crescita – ha osservato – Per questo occorre lavorare non soltanto sull’offerta, ma anche sulla domanda, sostenendo azioni concrete capaci di aumentare il consumo di prodotti biologici nel nostro Paese».
Nel pomeriggio i risultati di un anno di Tavolo Agricoltura
La seconda parte della giornata, “L’agricoltura: nuova protagonista dello sviluppo dei territori”, ha riportato il confronto direttamente sulla Valtiberina.
A un anno dalla costituzione del Tavolo Agricoltura, il pomeriggio è servito a presentare i primi risultati concreti delle attività promosse dal Distretto, attraverso sperimentazioni nei campi, raccolta e analisi dei dati e confronto tra mondo produttivo, ricerca e organizzazioni agricole.
Ad aprire i lavori sono stati Stefano Veschi, sindaco di San Giustino e coordinatore del Tavolo Agricoltura, Camilla Laureti e i rappresentanti del percorso distrettuale, con la moderazione di Jacopo Gabriele Orlando, segretario del Tavolo.
«È stato un anno impegnativo, nel quale tutti hanno messo a disposizione competenze importanti – ha ricordato Veschi – Il Tavolo rappresenta un luogo di confronto tra istituzioni, imprenditori e territorio. La Fondazione Progetto Valtiberina continua a svolgere un ruolo fondamentale nel mettere in relazione questi soggetti».
Intelligenza artificiale, diserbo meccanico e trattamenti più mirati
La prima tavola rotonda pomeridiana ha riguardato le prove sperimentali condotte durante la campagna 2026 sul tabacco Kentucky, con Massimo Biondo, Leaf & Blending Director di Manifatture Sigaro Toscano, e gli agricoltori locali Tommaso Poggini e Marco Salvi.
Tra le sperimentazioni illustrate, l’impiego di una sarchiatrice dotata di telecamere e sistemi di intelligenza artificiale, capace di riconoscere le piante e intervenire meccanicamente sulle infestanti. Il macchinario è stato testato in quattro aziende su circa venti ettari, ottenendo indicazioni positive nella gestione delle infestanti.
Sono state inoltre sperimentate soluzioni con ammendanti di origine biologica e nuove modalità di distribuzione dei trattamenti attraverso sistemi a manichetta d’aria, capaci di concentrare maggiormente il prodotto sulla pianta e ridurne la dispersione all’esterno dell’appezzamento. Dai relatori è stato ricordato che alcune prove non hanno potuto completare l’intero ciclo di valutazione a causa di una forte grandinata che ha colpito le coltivazioni a fine agosto, e saranno quindi ripetute.
Gli agricoltori hanno tuttavia evidenziato come le sperimentazioni condotte nel corso dell’anno abbiano fornito indicazioni positive su alcune delle soluzioni testate, in particolare sul fronte del diserbo meccanico e delle nuove tecniche di coltivazione. Un lavoro che, dopo questa prima fase sperimentale, dovrà ora proseguire con ulteriori verifiche e con la valutazione delle condizioni necessarie per una loro applicazione più strutturata nelle aziende.
Il questionario fotografa bisogni e prospettive dell’agricoltura locale
Il secondo momento del pomeriggio è stato dedicato ai risultati del questionario sull’agricoltura del territorio, presentati da Stefano Ciliberti, ricercatore in Economia Agraria dell’Università degli Studi di Perugia. I dati sono stati successivamente discussi insieme alle associazioni di categoria, con Matteo Bartolini per CIA Umbria, Lorenzo Campus per Coldiretti Arezzo e Gianluca Ghini per Confagricoltura Arezzo.
Secondo Ciliberti, dalle risposte emerge con chiarezza la necessità di costruire un percorso comune capace di attraversare le diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile. «C’è una dimensione economica, perché senza reddito non c’è futuro per un’azienda agricola; una sociale, legata alla dignità delle persone, dei lavoratori e degli imprenditori; una ambientale, perché senza una gestione corretta delle risorse viene meno la possibilità stessa di produrre; e infine una dimensione istituzionale, chiamata a tenere insieme tutte le precedenti».
Il questionario ha restituito opportunità e criticità sulle quali il Tavolo Agricoltura lavorerà nei prossimi due anni, con l’obiettivo di individuare priorità e soluzioni operative insieme agli attori del comparto.
La sfida dell’equilibrio tra ambiente, reddito e tenuta sociale
La tavola rotonda conclusiva ha riunito Massimo Mercati, amministratore delegato di Aboca e vicepresidente di Fondazione Progetto Valtiberina, Stefano Mariotti, amministratore delegato di Manifatture Sigaro Toscano, e Gennarino Masiello, presidente di ONT Italia e Unitab Europa.
Il confronto ha fatto emergere uno dei nodi destinati a caratterizzare il lavoro futuro: accelerare la transizione verso pratiche agricole più sostenibili senza trasferirne interamente i costi sulle aziende.
«Le imprese agricole hanno dimostrato negli ultimi decenni una grande capacità di innovazione e cambiamento – ha sottolineato Masiello – ma non possiamo immaginare che tutti i costi della sostenibilità ricadano esclusivamente su di loro. Occorre mettere in rete ricerca, istituzioni pubbliche, società e filiere. Se c’è sostenibilità economica, possono reggere anche tutte le altre sostenibilità».
«Le prove condotte quest’anno hanno confermato la bontà di alcune delle scelte che stavamo sperimentando – ha aggiunto Mariotti – Adesso è il momento di passare da una fase di test a una fase più strutturata. Perché questo possa accadere servono l’impegno e il supporto della politica, con l’obiettivo di arrivare a un risultato che sia sostenibile per le aziende, per i coltivatori e per tutta la Valtiberina».
Le due posizioni convergono così sulla necessità di sostenere concretamente gli investimenti e accompagnare le aziende nella diffusione delle nuove pratiche, facendo in modo che innovazione e transizione ambientale possano procedere insieme alla sostenibilità economica delle filiere.
Dalle politiche europee alle prove nei campi, dai dati raccolti sul territorio alle prospettive delle filiere, la giornata ha quindi indicato una direzione comune: innovazione e sostenibilità possono diventare fattori di sviluppo soltanto se vengono tenute insieme con redditività delle imprese, lavoro e tenuta sociale delle comunità rurali. A sintetizzare il senso del confronto, al termine della giornata, è stato ancora Stefano Veschi: «La parola d’ordine dovrà essere ‘equilibrio’: equilibrio tra sostenibilità economica, ambientale e sociale».
«Giornate come quella di oggi testimoniano quanto sia significativo l’investimento che Fondazione Progetto Valtiberina sta facendo sul settore agricolo e sul tavolo agricoltura – ha ricordato in chiusura Jacopo Orlando, Segretario del Tavolo – La capacità di connettere le progettualità del territorio nel quadro più ampio delle politiche europee è un elemento che caratterizza il nostro approccio e rende il Distretto di Economia Civile in esperienza di assoluta avanguardia sul territorio nazionale».

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