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Generazione Futuro: Andrea Uccellini

"Oggi voglio crescere come pilota per raggiungere i massimi livelli mondiali del motocross"
Ho 16 anni, mi chiamo Andrea Uccellini e sono un pilota di motocross di Sansepolcro. Fin da piccolo mi sono dedicato a questo sport, conquistando diversi titoli italiani nelle categorie giovanili: 4 volte campione italiano, 2 volte campione mondiale a squadre e terzo nell’individuale, una volta campione europeo a squadre e individuale mentre 2 volte primo nella semifinale europeo zona sud west. Ho rappresentato l'Italia in importanti competizioni internazionali, indossando 5 volte la maglia azzurra e contribuendo anche alla vittoria del Campionato Europeo Motocross delle Nazioni. Oggi continuo a crescere come pilota gareggiando nella categoria 125cc con l'obiettivo di raggiungere i massimi livelli del motocross.
1. ORIGINE
Come e da dove nasce la passione per il mondo delle due ruote?
“La passione è stata trasmessa sicuramente dal mio babbo Luca che, in giovane età, è stato un campione in questo sport e soprattutto nelle varie discipline delle due ruote: dal motocross all’enduro, passando anche per il trial”.
2. DIFFERENZA
Quali sono le differenze più importanti tra le piste italiane e quelle internazionali?
“A livello di piste in Europa, soprattutto al sud, possiamo trovare piste molto più dure mentre nella parte nord come in Belgio e Olanda ci sono tracciati molto più sabbiosi: la preparazione della pista ovviamente cambia da gara a gara; magari su una valevole per il campionato italiano la pista viene fresata di meno e i salti sono più piccoli. Nel mondiale, invece, viene fresata maggiormente inserendo salti molto più complessi. La grande differenza, invece, si trova tra l’Europa e l’America: in quelle oltre Oceano gli spazi sono decisamente maggiori, quindi piste molto più larghe e veloci. In America ci sono terreni molto più duri e la preparazione è sempre ai massimi livelli. Sta di fatto che le piste sono molto più spettacolari e forse anche divertenti”.
3. SCELTA
Qual è stata la scelta più difficile che hai dovuto prendere per inseguire questo sogno?
“Finora non ho fatto scelte difficili, mi sono sempre divertito. Ora, però, sto entrando nel mondo del professionismo puro e quindi ogni scelta che sono chiamato a prendere la voglio condividere con la mia famiglia; posso però dire che fino a questo momento grandi difficoltà non si sono presentate”.
4. RESPONSABILITÀ
Come gestisci la responsabilità che deriva dall'essere considerato una promessa del motocross?
“Per me non è responsabilità, ma è un piacere essere considerato una promessa in quello che poi amo fare”.
5. COMPETENZA
Che ruolo ha la tecnica rispetto all’esperienza nella crescita di un pilota?
“Ci sono tante cose importanti, ma la tecnica a mio avviso è una cosa a cui devi essere portato: di fatto c’è o non c’è. Avere la tecnica, lo dico nel motocross ma questo sicuramente vale anche per altri sport, significa tanto: è una cosa molto importante. L’esperienza invece si crea facendo tante gare, prendendo parte a gare molto importanti; di fatto l’esperienza si crea, ma la tecnica no. È un po' come la velocità: puoi allenarti e lavorare quanto vuoi, ma a un certo punto raggiungi un limite oltre il quale è difficile andare”.
6. OSTACOLI GENERAZIONALI
Quali ostacoli affrontano i giovani piloti oggi che magari non esistevano per le generazioni precedenti?
“Premetto che quelle precedenti non le conosco le generazioni, ma oggi non basta talento ma ci vuole anche il lavoro duro. Questo significa mettere impegno e fare sacrifici, anche se personalmente non lo sono perché faccio quello che mi piace; ancora non lo è, ma spero che il motocross possa diventare il mio lavoro e ne sarei molto contento. Sono al corrente che c’è ancora da lavorare molto, ma Andrea è pronto”.
7. CREDIBILITÀ
Cosa rende un pilota credibile agli occhi di team, sponsor e avversari?
“I team guardano soprattutto la velocità di un pilota: se sei veloce, hai molte più probabilità di essere scelto. Però non conta solo quello. Valutano anche il comportamento, sia dentro che fuori dalla pista. Lo stesso vale per gli sponsor, che oltre all'immagine tengono d'occhio anche i risultati e la posizione in classifica. Per un team è fondamentale anche il modo in cui ti rapporti con le persone: meccanici, sponsor e tutto l'ambiente che ti circonda. Se inizi a essere maleducato o a rispondere in modo poco rispettoso, le cose non funzionano più e tutto il meccanismo si blocca.”.
8. FALLIMENTO
Come vivi un fallimento in gara o una prestazione sotto le aspettative?
“Come in tutti gli sport, anche nel motocross esistono i fallimenti. I fallimenti sono però l’inizio del successo, è la cosa che ti fa crescere di più. Più di una vittoria. Una vittoria serve, ma come ti fa crescere un fallimento non ti fa crescere niente. Ovviamente devi essere convinto di testa, altrimenti penso che anche il fallimento possa far male perché ti butta giù. Personalmente, finora, ho sempre reagito bene e nella gara dopo mi presento ancora più determinato per fare meglio. La delusione nel risultato che ti aspettavi, si trasforma presto in determinazione”.
9. VISIONE
Che tipo di pilota vuoi diventare nel tempo?
“Voglio diventare un pilota di alta classifica, un pilota che lotta per i campionati del mondo e chi lo sa magari andare anche in America: mi piacerebbe essere tanto amato anche dal pubblico perché è una cosa che aiuta tanto, mi da una spinta in più su tutte le gare”.
10. EREDITÀ
Come vorresti essere ricordato come pilota tra qualche anno?
“Questa è una domanda molto difficile. Vorrei essere ricordato più o meno come Sacha e Lucas Coenen perché loro ad appena 19 anni stanno già nel tetto del mondo, entrambi, ed io anche prima vorrei essere là. Oppure come Ken Roczen: so che è difficile, ma che ho l’opportunità per farlo grazie anche ad una famiglia alle spalle che di sicuro mi aiuta e tante persone che mi vogliono bene”.

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