I Laghi di Piediluco e Trasimeno superano quasi a pieni voti i monitoraggi microbiologici

Ma la crisi climatica e la pressione antropica restano una minaccia
Le acque dei laghi Trasimeno e di Piediluco superano quasi a pieni voti i monitoraggi microbiologici effettuati nel 2026 dalla Goletta dei Laghi - la campagna storica dell'associazione ambientalista per la tutela delle acque dei bacini lacustri italiani – nella sua sesta tappa in Umbria: di 8 punti campionati, si registra un solo punto “inquinato” sul Trasimeno, a fronte di 7 punti risultati "entro i limiti di legge”.
Guardando ai singoli casi, sono stati 5 i punti analizzati sul Lago Trasimeno, in provincia di Perugia. L’unico punto a risultare “inquinato” è stato il campione della foce del torrente Paganico a Castiglione del Lago (PG), registrando un peggioramento rispetto allo scorso anno, in cui era nei limiti di legge. “Promossi a pieni voti” invece il torrente Anguillara a Castiglione del Lago (PG), che da diversi anni non mostra criticità; la foce del fosso Macerone a Tuoro sul Trasimeno (PG), che non ha mai mostrato criticità; il canale di scarico del depuratore Tuoro/Passignano in località Le Pedate a Passignano sul Trasimeno (PG) che dal 2023 risulta nei limiti, ma fino al 2022 risultava “inquinato” o “fortemente inquinato”; la foce del canale proveniente da Tuoro in località Punta Navaccia, a Tuoro sul Trasimeno (PG), campionato per la prima volta nel 2023 e che non ha mai mostrato criticità.
Oltre ai campionamenti microbiologici, il monitoraggio ha preso in esame alcuni parametri chimico-fisici delle acque (ossigeno disciolto, pH, conducibilità e temperatura), per comprendere lo stato trofico e la qualità ecologica del lago. I dati raccolti dai volontari e dalle volontarie, seppure non possono definirsi completi, offrono, in linea con i criteri di riferimento di OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), un’istantanea sull'evoluzione di questi fattori negli ultimi anni: in particolare, l'ossigeno disciolto (mg/L) – fondamentale per il metabolismo degli organismi aerobici – registra oggi una diminuzione, con valori compresi tra 0,86 e 7,93 mg/L, mentre nel 2022 era tra i 6-16 mg/L. Anche il pH – che regola la disponibilità di nutrienti e la tossicità di alcuni composti - mostra un leggero calo, assestandosi attualmente tra 7,53-8,4 rispetto ai valori di 7,88-9,51 del 2022. In linea con i dati raccolti dai monitoraggi degli anni precedenti si confermano invece la conducibilità (indicatore della concentrazione di sali e nutrienti disciolti) e la temperatura (°C) che influisce sui processi biochimici e sulla solubilità dell'ossigeno.
Nel Lago di Piediluco in provincia di Terni, i 3 punti risultati “nei limiti di legge” sono: la foce del rio Medio Nera (che non ha mai mostrato criticità), il campione prelevato presso Armeno Armeni (che non ha mai riscontrato criticità) e la foce del rio Fuscello (risultato inquinato nel 2022). È stata analizzata anche la presenza di composti azotati alla foce del rio Medio Nera e nel lago presso Armeno Armeni: le concentrazioni ottenute risultano basse, comunque inferiori ai 10 mg/L definiti dalla Direttiva Nitrati per le acque superficiali.
Non solo i dati, nella conferenza stampa di questa mattina a Perugia, è stato presentato il primo “Bilancio Idrico Regionale": messo a punto dall’Università degli Studi di Perugia nell’ambito del progetto europeo Gov4Water, si tratta di uno strumento inedito per il territorio che analizza i flussi idrici disponibili e i reali consumi. Sebbene fin dall'inizio degli anni '90 la Regione Umbria avesse infatti introdotto nella propria normativa strumenti di pianificazione quantitativa per valutare il rapporto tra disponibilità e prelievi, finora non era mai stato predisposto e mantenuto un vero bilancio idrico regionale completo e aggiornato. Lo strumento, redatto e illustrato oggi dai professori Renato Morbidelli e Alessia Flammini, colma questo vuoto offrendo una base analitica oggettiva e indispensabile per qualsiasi piano strategico futuro volto a regolamentare i tre principali consumi (civile/idropotabile, industriale e agricolo). Mettendo a sistema l'effettiva risorsa generata dalle piogge (Net Freshwater), i volumi d'acqua prelevati (Water Use) e il conseguente residuo, offre un efficace sistema di monitoraggio che evidenzia come i cambiamenti climatici stiano già impattando sulle essenziali risorse idriche regionali.
Ed è proprio partendo da questa mappatura scientifica dei flussi, dunque, che diventa possibile conoscere e affrontare la crisi climatica e la pressione antropica che sta colpendo i laghi dell'Umbria, come dimostrano anche le alterazioni chimico-fisiche nel medio e lungo periodo, caratterizzate dal progressivo aumento della temperatura dell’acqua, livelli idrici instabili, alterazioni negli equilibri ecosistemici, combinati con una gestione inefficiente, prelievi irrigui poco controllati, scarichi non depurati e inquinamento agricolo, insediamento di specie aliene invasive. Uno scenario che dimostra come l'adattamento sia ormai un’urgenza. Ne è un emblema il Lago Trasimeno, individuato dal nuovo report “Laghi sotto pressione” di Legambiente, come tra i bacini lacustri più a rischio: nel 2025 si è verificato un abbassamento di circa 160 cm rispetto allo zero idrometrico, limitando la navigazione dei battelli e, nello stesso anno, la sua temperatura superficiale media è stata di 0,79°C superiore alla media del periodo di riferimento 1995–2020 (dati Copernicus). Privo di emissari naturali e colpito da un calo costante delle piogge a livello regionale, il lago soffre per l'evaporazione, l'accumulo di sali e gravi fenomeni di eutrofizzazione esasperati da depuratori obsoleti. Per superare la logica dell'emergenza e salvare il bacino, Legambiente chiede di applicare gli strumenti del Piano del Parco e una gestione ecosistemica basata su interventi strutturali: il ripristino del Centro Studi di Isola Polvese come polo internazionale di monitoraggio; maggiori controlli su prelievi idrici e dragaggi invasivi, introducendo una navigazione elettrica a basso pescaggio; la transizione agricola per eliminare le colture idroesigenti; l'uso di Nature-Based Solutions per tutelare le sponde e un upgrade straordinario dei depuratori per filtrare microplastiche e PFAS. Diventa inoltre prioritario trasformare le acque reflue urbane depurate in tributari costanti per compensare le perdite estive e regolare gli apporti della diga di Montedoglio non più come soccorso d'emergenza, ma tramite un protocollo vincolato a rigidi parametri ecologici.
Andrea Minutolo, responsabile scientifico Legambiente, dichiara: “La fotografia che emerge dai campionamenti microbiologici dei laghi umbri è positiva, in particolare sul fronte della depurazione che mostra un graduale miglioramento negli anni, soprattutto sul Trasimeno, ad eccezione del punto critico del torrente Paganico che deve restare sotto stretto controllo. Richiedono invece forte attenzione i parametri chimico-fisici, influenzati dagli effetti dei cambiamenti climatici. Di fronte a questa minaccia servono strategie di adattamento strutturali: a livello nazionale è urgente stanziare le risorse per attuare il PNACC, che peraltro va integrato dato che contiene una sola misura per i laghi”.
“I dati e le informazioni presentate stamattina raccontano una volta di più che il nostro bene più prezioso, quello che fa verde il Cuore verde d’Italia, è sottoposto a stress sempre maggiori per via dei cambiamenti climatici e delle attività antropiche”. Per Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria, "La prima cosa da fare è monitorare con attenzione per avere un quadro preciso di quello che abbiamo, il secondo passo, su cui sollecitiamo le istituzioni pubbliche e le comunità, è la pianificazione con metodo e scienza di azioni mirate a proteggere quantità e qualità delle nostre acque”.
Alla conferenza stampa presso l’Università per Stranieri di Perugia erano presenti: Valerio De Cesaris, Magnifico Rettore dell'Università per Stranieri di Perugia; Martina Palmisano, Vice Direttrice Legambiente Umbria; Tommaso Pacetti, ricercatore di Ingegneria Idraulica Università per Stranieri di Perugia; Renato Morbidelli e Alessia Flammini, Professori, Ph.D. Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale, Università degli Studi di Perugia; Sandro Costantini, Dirigente Servizio Rischio idraulico, tutela e valorizzazione delle risorse idriche e adattamento ai cambiamenti climatici Regione Umbria; Maura Marchegiani, Delegata rettorale alle Politiche per la Sostenibilità, Università per Stranieri di Perugia e Piero Ciccioli, Ricercatore CNR; Alfonso Morelli, Direttore Generale ARPA Umbria; Andrea Minutolo, Responsabile Scientifico di Legambiente; Elisabetta Bini, Responsabile Goletta dei Laghi Umbria; Brigida Stanziola, Direttrice di Legambiente Umbria.
Il monitoraggio scientifico. I prelievi di Goletta dei Laghi sui laghi umbri sono stati realizzati tra il 6 e l’8 luglio 2026 da tecnici, volontarie e volontari di Legambiente Umbria. I campioni per le analisi microbiologiche sono stati prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che ha avuto luogo lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici – Enterococchi intestinali ed Escherichia coli – classificando come “inquinati” i campioni che superano i limiti di legge e come “fortemente inquinati” quelli che li superano di oltre il doppio, secondo quanto stabilito dalla normativa nazionale sulle acque di balneazione (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010). I monitoraggi di Goletta dei Laghi non vogliono sostituirsi ai controlli ufficiali e non certificano la balneabilità dei punti di campionamento, che vengono scelti in base al rischio potenziale di inquinamento, sulla base delle segnalazioni dei circoli di Legambiente e dei cittadini tramite il servizio SOS Goletta. Foci di fiumi, torrenti, scarichi e piccoli canali rappresentano le principali vie di contaminazione batterica nei laghi, a causa di una depurazione insufficiente o di scarichi abusivi.
Legenda. Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:
-INQUINATO: Enterococchi Intestinali > 500 UFC (Unità Formanti Colonia) /100ml e/o Escherichia Coli > 1000 UFC/100ml
-FORTEMENTE INQUINATO: Enterococchi Intestinali > 1000 UFC/100ml e/o Escherichia Coli >2000UFC/100ml

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