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Sicurezza e legalità, le imprese aretine in prima linea a tutela del territorio

“Positiva la collaborazione con istituzioni e forze dell’ordine”

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Le imprese del commercio, del turismo e dei servizi non rappresentano soltanto un motore economico, ma anche un presidio quotidiano di sicurezza, vivibilità e coesione sociale per città e quartieri. È questo il messaggio che Confcommercio rilancia in occasione di “Legalità, ci piace!”, la giornata nazionale dedicata alla cultura della legalità e alla lotta contro abusivismo, criminalità e degrado urbano.

I dati dell’indagine sui fenomeni illegali fotografano un quadro che anche nel territorio aretino desta attenzione. Quasi un’impresa del terziario su tre (28,6%) segnala un peggioramento dei livelli di sicurezza nel 2025. I furti restano il fenomeno criminale percepito in maggiore aumento (27,7%) e rappresentano la principale preoccupazione per oltre un imprenditore su tre (33,2%), che teme ripercussioni sulla sicurezza della propria attività, dei collaboratori e dei clienti.

A pesare sono anche vandalismi, degrado urbano e fenomeni di microcriminalità sempre più diffusi nelle aree commerciali e nei centri urbani. Il 36,6% degli imprenditori intervistati nel centro Italia dichiara di temere gli effetti della mala movida, soprattutto per atti vandalici e danneggiamenti alle strutture (49,8%) e per il degrado urbano (45,2%). Quasi tre imprese su dieci (29,2%) segnalano inoltre episodi criminali legati alle baby gang nelle zone di operatività.

Molto forte anche l’impatto economico dell’illegalità: il 64,8% delle imprese ritiene di essere penalizzato da abusivismo e contraffazione, soprattutto per concorrenza sleale (45,6%) e riduzione dei ricavi (26%).

Particolarmente diffuso il fenomeno del taccheggio: oltre sei imprese del commercio su dieci (62,2%) dichiarano di subirlo e, tra queste, quasi il 12% ne è colpito quotidianamente o più volte a settimana. Profumi, cosmetici, abbigliamento, accessori moda e piccola elettronica risultano tra i prodotti più sottratti. Per contrastare questi fenomeni, l’86% delle imprese del terziario ha investito negli ultimi anni in sistemi di sicurezza, soprattutto videosorveglianza e allarmi antifurto.

Un quadro che, nel caso di Arezzo, non porta però a una contrapposizione con le istituzioni, ma rafforza la convinzione che sicurezza e legalità si costruiscano attraverso collaborazione, presenza sul territorio e responsabilità condivisa. La Confcommercio aretina evidenzia infatti il rapporto positivo e costante sviluppato negli anni con Prefettura, forze dell’Ordine e Polizia Municipale, fondato sul confronto continuo e sulla gestione condivisa delle criticità che interessano imprese, residenti e aree urbane. Da questo rapporto è nato, per esempio, il protocollo d’intesa “Più sicuro al centro” sottoscritto con la polizia locale e con il benestare della Prefettura e di tutte le forze dell’ordine, che valorizza il ruolo degli imprenditori come presidio sociale diffuso sul territorio.

Le nostre imprese sono un presidio quotidiano di legalità e controllo sociale”, commenta il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni. “I commercianti vivono la città tutto il giorno, conoscono i quartieri, intercettano criticità e spesso rappresentano il primo punto di ascolto anche per i cittadini. Ecco perché li consideriamo “sentinelle” del territorio. E non è un caso se anche la percezione di sicurezza e la qualità urbana aumentano dove ci sono attività aperte, illuminate e frequentate”.

Arezzo non è un’isola felice senza problemi, ma la collaborazione concreta e positiva con la Prefettura e le forze dell’ordine rappresenta un valore importante, perché diminuisce la sensazione di solitudine e impotenza che spesso provano tanti colleghi imprenditori di altre parti d’Italia”, sottolinea il presidente della Confcommercio aretina Francesco Butali, che insieme al direttore aggiunto Catiuscia Fei ha coordinato alcuni incontri sul tema nella sede di via XXV Aprile. “Gli imprenditori non chiedono soltanto maggiore tutela per le proprie attività, ma si fanno interpreti delle esigenze delle comunità locali. La sicurezza, infatti, non riguarda solo il contrasto ai reati, ma anche la difesa della vivibilità dei quartieri, della socialità e della presenza del commercio di vicinato, che resta uno dei principali antidoti contro degrado e abbandono urbano”.

A livello nazionale, secondo le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio, nel 2025 l’illegalità è costata alle imprese del commercio e dei pubblici esercizi 41 miliardi di euro, mettendo a rischio 284mila posti di lavoro regolari.

Dobbiamo continuare ad investire in sicurezza partecipata, presidio del territorio e sostegno alle attività economiche di prossimità, riconoscendo al commercio il suo ruolo fondamentale non solo economico, ma anche sociale e civile”, chiosano Marinoni e Butali.

Redazione
© Riproduzione riservata
13/05/2026 12:35:55


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