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“Giganti fragili”, a Citerna la mostra personale di Dario Ballantini

Un percorso espositivo diffuso, che racconta quarant’anni d’intensa attività pittorica

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Dal 17 maggio al 30 giugno 2026 il Comune di Citerna, in collaborazione con il Piccolomuseo di Fighille, presenta “Giganti fragili”, mostra personale di Dario Ballantini articolata in un originale percorso espositivo diffuso che attraversa tre distinti spazi museali, creando un dialogo continuo tra arte contemporanea e territorio.

Domenica 17 maggio, alle ore 16, in piazza Scipioni a Citerna si svolgerà la prima parte del vernissage, alla presenza dell’artista e delle autorità locali. Dopo il primo taglio del nastro, l’inaugurazione proseguirà alle ore 17.30 alla Dogana Pontificia e a Palazzo Tani, nella vicina frazione di Fighille, dove ci sarà un dialogo tra il pubblico e il noto attore, trasformista e pittore livornese, condotto dal giornalista culturale Marco Botti.

Al termine della giornata di apertura verranno offerti a tutti i presenti un brindisi e un buffet. Nei giorni successivi “Giganti fragili” sarà visitabile nei giorni feriali dalle ore 17 alle 18,30 o su prenotazione. Festivi e prefestivi dalle ore 10 alle 12,30 e dalle 15 alle 18. L’ingresso è gratuito.

La mostra, accompagnata da un elegante catalogo con la prefazione del sindaco Enea Paladino, i testi di Marco Botti, Giovanni Faccenda, Ivano Fossati e Michele Pierleoni, la grafica di Achraf Hakim Ham e la stampa di Digital Book, è resa possibile grazie al contributo di Gruppo Alimentare Valtiberino, Erbamea, Banca di Anghiari e Stia e Synergie. L’evento è coordinato da Francesca Fagiani per il Comune di Citerna e dalla Pro Loco Fighille.    

 

LA MOSTRA

“Giganti fragili” si configura come un viaggio visivo e concettuale che prende avvio dal cuore antico di Citerna, uno dei borghi più suggestivi dell’Umbria, per estendersi fino alla frazione di Fighille, sede del Piccolomuseo, centro diffuso per l’arte contemporanea, delineando un itinerario culturale capace di coniugare ricerca artistica e valorizzazione del patrimonio locale.

Fulcro della mostra è la Sala degli Ammassi del Palazzo Comunale di Citerna, dove trova spazio una vasta retrospettiva dedicata a oltre quarant’anni di attività pittorica di Ballantini. L’antologica ripercorre, attraverso opere realizzate con tecniche differenti, le tappe fondamentali della sua ricerca dagli anni Ottanta a oggi, restituendo un percorso segnato da una forte coerenza stilistica e da una continua indagine sulla figura umana.

L’itinerario espositivo prosegue a Fighille, dove i due poli del centro per l’arte contemporanea – la Dogana Pontificia e Palazzo Tani, situati a breve distanza l’uno dall’altro – ospitano ulteriori nuclei di opere. Nella Dogana Pontificia è presentata una selezione di lavori in bianco e nero, in cui il gioco dei contrasti, la forza del chiaroscuro e il valore tonale accentuano la dimensione più intima e malinconica della poetica dell’artista. Palazzo Tani accoglie invece una raccolta di disegni che rivelano il segno di Ballantini nella sua essenza più immediata e gestuale, alternata a momenti di maggiore riflessione e controllo formale.

“Giganti fragili”, fortemente voluta dal Comune di Citerna, rappresenta una tappa significativa nel percorso artistico di Ballantini, offrendo al pubblico una visione ampia e articolata della sua produzione. Al tempo stesso, l’evento invita i visitatori a scoprire la ricchezza storica, artistica e architettonica del territorio citernese, luogo di confine tra Umbria e Toscana, da sempre capace di sorprendere e accogliere. Il titolo della mostra racchiude il nucleo poetico dell’esposizione: figure potenti e al contempo vulnerabili, volti che si trasformano, si incrinano e si ricompongono, restituendo una riflessione profondamente contemporanea sulla condizione umana. In questo senso, il percorso diffuso non è solo una mostra, ma un’esperienza che mette in relazione arte, spazio e identità, invitando lo spettatore a riconoscersi nelle “crepe” della rappresentazione.

“La mostra è un viaggio nell’arte e nel pensiero di Ballantini – scrive nel catalogo Marco Botti. – Il pittore esplora gli angoli più reconditi della sua personalità, svela le proprie emozioni e inquietudini, fino a ottenere gli strumenti per sondare l’uomo e le sue contraddizioni, dimostrando di essere un artista consapevole dell’epoca in cui vive e dipinge. Attraverso i tratti marcati, l’alterazione delle forme, l’uso antinaturalistico del colore, Ballantini indaga i tormenti e la solitudine dell’individuo. In definitiva egli non descrive la realtà oggettiva, ma la filtra attraverso i propri stati d’animo mutevoli e, da espressionista empatico, porta l’interiorità verso l’esterno. I suoi giganti fragili – prosegue il giornalista culturale e curatore – si spezzano e si ricompongono, si aggrovigliano e si dipanano, rappresentando in maniera spietata ma sincera lo smarrimento dell’essere umano di fronte al caos dilagante, alla verità impietosa e al futuro incerto. Quelle figure alienate raramente incrociano lo sguardo e, quando questo accade, si ha l’idea che difficilmente possa iniziare un dialogo. È l’incomunicabilità nell’era dell’iperconnessione quella che ci racconta Dario Ballantini, con rara sensibilità, ogni volta che osserviamo una sua opera. Sta a noi ascoltarlo – conclude Botti, – per provare a invertire la rotta della nostra storia”

 

IL CONCEPT DI “GIGANTI FRAGILI”

C’è un paradosso alla base della mostra di Dario Ballantini: siamo tutti un po’ giganti, e tutti irrimediabilmente fragili. I volti dipinti non stanno mai davvero fermi. Si spostano, si rompono, si ricompongono. Sembrano forti, ma non lo sono fino in fondo. E in questo c’è qualcosa di estremamente contemporaneo: viviamo in un tempo in cui dobbiamo apparire solidi, sicuri, felici. Sempre all’altezza. Sempre perfetti. Ma è una costruzione. Ballantini lo sa, e lo dipinge. Sotto la superficie levigata dell’immagine, lascia emergere la crepa. Non per distruggere, ma per dire la verità. Perché è lì, in quella frattura, che siamo noi stessi. Giganti fragili è allora uno specchio. Non ci consola, non ci aggiusta. Ci somiglia. E forse, per una volta, basta questo.

Redazione
© Riproduzione riservata
11/05/2026 17:21:32


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