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Sansepolcro: oltre 3mila visitatori in un anno di riapertura della Casa di Piero

Ingressi solo nei fine settimana e festivi. L'ottimo lavoro della dottoressa Chieli

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Una Casa… rifiorita. Oggi, 12 ottobre, ricorre l’anniversario numero 531 della morte di Piero della Francesca e proprio un anno fa la dottoressa Francesca Chieli, nominata appena un mese prima presidente della Fondazione intitolata all’artista, decise la riapertura al pubblico dell’edificio di via Niccolò Aggiunti a Sansepolcro. Ebbene, in questi dodici mesi sono stati 2850 i biglietti in totale strappati, con assieme 350 ingressi gratuiti, per un totale che supera i 3mila visitatori. Non dimenticando un particolare importante: la Casa si può visitare solo nei fine settimana e nei festivi, perché la mattina dei giorni feriali è a disposizione, previa prenotazione, di studiosi e studenti. “Abbiamo una biblioteca con 5mila volumi – ha detto la presidente – che fa parte della Rete Bibliotecaria Aretina”. Quali le iniziative da ricordare nel corso dell’ultimo anno? “Siamo partiti con Ilaria Marcelli, direttrice dell’Archivio di Stato di Arezzo e con la presenza di Bona Frescobaldi, proprietaria dell’archivio Franceschi-Marini, dal quale è stato possibile ricavare la documentazione sulla famiglia di Piero. Sono poi seguiti l’incontro con Franco Cardini e Franco Franceschini, la risistemazione della sala con i gioielli dedicati a Piero e realizzati dagli studenti del locale liceo artistico, che teniamo in comodato d’uso; il convegno sui gioielli stessi – fra storia e futuro - che ha coinvolto anche aziende dell’Aretino, poi in ultimo l’arrivo di Gabriele Finaldi, direttore della National Gallery di Londra (180 le persone venute) e al momento la mostra di Silvano Rubino, con la sua interpretazione della Pala di Montefeltro, o Pala di Brera come è più conosciuta. Un allestimento possibile grazie alla collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini di Venezia”. La Casa di Piero è insomma divenuta una tappa turistica a tutti gli effetti? Certamente. Qui esiste l’altro Piero, anch’esso documentato; il Piero della vita di tutti i giorni, assieme alla sua famiglia, in un collegamento ideale con il museo; anzi, la Casa è complementare e allo stesso tempo “propedeutica” per la visita al museo. La crescita nel numero degli afflussi è indice di un interesse crescente e in ogni pannello c’è un “Qr code” che permette di ricavare informazioni in italiano e in inglese”. E poi l’aspetto più importante, ossia il recupero del proprio ruolo da parte della Fondazione. “E’ tornato al completo il comitato scientifico, è ripartita la progettualità e quindi lo studio di Piero ora più che mai passa per la Fondazione, che cerca anche un legame con il territorio”, ha concluso la Chieli.   

Redazione
© Riproduzione riservata
12/10/2023 07:10:55


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