Rubrica Tecnologia

Ecco come rubano i dati quando ricarichi il telefono: cos'è il "juice jacking"

Gli hacker sono in grado di infettare i nostri telefoni cellulari

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Ormai è abitudine di migliaia di passeggeri negli aeroporti, stazioni ferroviarie e fermate metro oltre che nei negozi e all'interno dei centri commerciali, appoggiarsi a una delle tante colonnine di ricarica per i telefoni cellulari quando il proprio smartphone ha la batteria scarica o semplicemente per aggiungerne un po' ed evitare che il proprio dispositivo si possa spegnere successivamente. Queste colonnine pubbliche, però, possono diventare molto pericolose perché oggetto di potenziali hacker che riuscirebbero a entrare nel nostro privato con le inevitabili ripercussioni negative dovute ai malware in grado di accedere a mail, account e quant'altro.

L'allarme dell'Fbi

L'avviso è partito dagli Stati Uniti dove è addirittura intervenuta l'Fbi di Denver che, con un tweet, ha messo in guardia gli ignari utenti dal nuovo pericolo hi-tech. "Evita di utilizzare stazioni di ricarica gratuite in aeroporti, hotel o centri commerciali. I malintenzionati hanno escogitato modi per utilizzare le porte USB pubbliche per introdurre malware e software di monitoraggio sui dispositivi. Porta il tuo caricabatterie e il cavo USB e usa invece una presa elettrica", avverte la polizia americana. La stessa Fbi ha messo a disposizione una guida online spiegando come per evitare i caricatori pubblici sottolineando, però, che il messaggio era da intendere come un avviso pubblico e non perché ci fossero in corso casi specifici di hackeraggio nei confronti degli utenti.

Cos'è il "juice jacking"

Come spiega la Federal Communications Commission americana, ossia l'ente che regola le comunicazioni via radio, televisione, satellite e cavo negli Stati Uniti, il fenomeno in questione si chiama "juice jacking", noto schema di immissione del malware sui telefoni cellulari esistente già da prima del 2021 ma che si sta diffondendo a macchia d'olio soprattutto negli ultimi mesi. "I dispositivi di consumo con cavi USB compromessi possono essere dirottati tramite software che possono quindi sottrarre nomi utente e password", spiega la CnbcIn questo modo, i cyber criminali possono installare virus direttamente dalle colonnine di ricarica infettando i dispositivi fino a rubare dati sensibili da remoto e mettendo a rischio soprattutto gli utenti che, ignari, entrano nelle aree riservate (ad esempio dell'home banking) con conseguenze poco piacevoli.

Una seria minaccia

Già qualche anno fa gli esperti di cybersecurity360 mettevano in guardia da un fenomeno via via crescente e con ripercussioni serie "soprattutto in ambito lavorativo e di smart working in cui c’è necessità di ricaricare frequentemente i dispositivi utilizzando punti di ricarica pubblici". L'attacco ai telefoni cellulari può avvenire anche tramite "le connessioni Wi-Fi, Bluetooth ed NFC, il lettore per le schede di memoria SD e, da qualche anno a questa parte, anche il cavo di alimentazione USB utilizzato pure per ricaricare il dispositivo", spiegano gli esperti. Il nome deriva dal cavo (jack) di alimentazione (juice) USB: in questo modo è possibile aver accesso ai dati contenuti nel proprio smartphone.

Nel corso degli anni i produttori dei telefonini hanno cercato varie soluzioni al problema tra i cui i popup ai quali si deve dare la conferma affinché possano comunicare tramite il cavo USB anche se i malintenzionati del web hanno affinato nuove tecniche sfruttando anche le funzionalità di condivisione dello schermo. "In ogni caso, quando le tecniche di attacco sono state rese pubbliche i produttori sono sempre corsi ai ripari tamponando con nuove patch il sistema operativo dello smartphone per renderlo immune a questi nuovi attacchi".

Notizia e foto tratte da Il Giornale
© Riproduzione riservata
17/04/2023 07:34:33


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