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Scoperti i resti fossili della creatura volante più grande di tutti i tempi

Il mastodontico volatile è uno pterosauro, e più precisamente lo Quetzalcoatlus northropi

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Per decollare faceva balzi di 3 metri. Scoperta un’altra specie più piccola: Quetzalcoatlus lawson. Con un’apertura alare di 12 metri, il gigantesco pterosauro Quetzalcoatlus è il più grande animale conosciuto in grado di volare, ma finora era conosciuto solo per alcune ossa fossilizzate trovate del Texas occidentale e come questo animale alto quanto una giraffa riuscisse a volare  come un gigantesco aliante era finora rimasto un mistero. Alcuni scienziati pensavano che ondeggiasse in avanti sulle punte delle ali come un pipistrello vampiro, o che prendesse velocità correndo e sbattendo le ali come un albatro, altri che non volasse affatto.

Ma ora un serie di nuovi studi pubblicati su Journal of Vertebrate Paleontology da un team di ricercatori guidato da Matthew Brown, direttore  della Vertebrate Paleontology Collections’ dell’università del Texas – Austin alla Jackson School of Geosciences. E Kevin Padian, professore di Integrative Biology all’università della California – Berkley e curatore della palontologia all’University of California Museum of Paleontology, «La creatura gigantesca probabilmente saltava, balzando per almeno 8 piedi in aria prima di sollevarsi sbattendo le ali».

La scoperta fa parte dello studio più completo sullo pterosauro realizzato finora ed è uno dei tanti pubblicati in una nuova raccolta di ricerche sui Quetzalcoatlus pubblicata dalla Society of Vertebrate Paleontology.

Da quando è stato scoperto nel 1971 nel Big Bend National Park da Douglas Lawson, allora un 22enne studente laureato in geologia all’università del Texas – Austin,  il gigantesco “Texas Pterosaur” è stato protagonista di cartoon, fumetti, film, e la sua ricostruzione è appesa ai soffitti dei musei. Ma, a differenza dell’immaginario popolare, la scienza aveva abbastanza trascurato gli pterosauri e, dopo  le prime descrizioni dei fossili di Lawson, non era stata pubblicata quasi nessuna ricerca scientifica basata sullo studio diretto delle ossa. Secondo Brown, «La nuova raccolta di ricerche – una monografia composta da un’introduzione e 5 studi – aiuta a porvi rimedio. Questa è la prima volta che abbiamo avuto un qualsiasi tipo di studio completo. Anche se il Quetzalcoatlus è noto da 50 anni, è rimasto poco conosciuto».

Le collezioni dell’università del Texas contengono tutti i fossili conosciuti di Quetzalcoatlus il che ha consentito uno studio approfondito di tutte le ossa di Quetzalcoatlus confermate e sospette, insieme ad altri fossili di pterosauro recuperati nell’area di Big Bend. Eì così che si è errivati all’identificazione di due nuove specie di pterosauro, tra cle quali una nuova specie più piccola di Quetzalcoatlus con un’apertura alare di  circa 5,5 – 6 metri.

L’analisi è stata eseguita da Brian Andres, che ha iniziato a studiare i Quetzalcoatlus quando era studente universitario alla Jackson School e che ora è all’università di Sheffield, che chiamato la nuova specie Quetzalcoatlus lawson in onore di Lawson.

All’università del Texas Austin evidenziano che «Mentre la specie più grande, Quetzalcoatlus northropi, è nota solo per una dozzina di ossa, ci sono centinaia di fossili delle specie più piccole. Questo ha fornito materiale sufficiente agli scienziati per ricostruire uno scheletro quasi completo della specie più piccola e studiare come volava e si muoveva. Hanno quindi applicato le loro intuizioni al cugino più grande».

La ricerca sulla biomeccanica è stata guidata da Padian, che fa notare che «Gli pterosauri hanno enormi sterni, che è il punto in cui si attaccano i muscoli del volo, quindi non c’è dubbio che fossero fantastici volatori».

Le due specie di Quetzalcoatlus vivevano entrambe nell’area di Big Bend circa 70 milioni di anni fa, quando la regione era una foresta sempreverde invece del deserto che è di oggi. Ma, secondo Thomas Lehman, che ha iniziato la sua ricerca durante il suo dottorato alla Jackson School e che ora è professore alla Texas Tech University. «Ognuna aveva uno stile di vita diverso». Esaminando il contesto geologico in cui sono stati trovati i fossili, Lehman ha determinato che «Il Quetzalcoatlus più grande potrebbe aver vissuto come gli aironi di oggi, cacciando da solo in fiumi e torrenti. Le specie più piccole, al contrario, sembravano radunarsi nei laghi – tutto l’anno o stagionalmente per accoppiarsi – con almeno 30 individui trovati in un singolo sito fossile».

Per anni, ricercatori e artisti hanno immaginato il Quetzalcoatlus come uno skimmer, un raccoglitore e uno spazzino. Nel suo studio, Lehman presenta il Quetzalcoatlus come un ricercatore che usava le sue lunghe mascelle sdentate per setacciare granchi, vermi e bivalvi nei fondali dei fiumi e dei laghi.

L’ex direttore delle collezioni di paleontologia dei vertebrati dell’università del Texas, Wann Langston Jr., aveva passato decenni a studiare Quetzalcoatlus  ma quando morì nel 2013  non era riuscito a pubblicare la maggior parte delle sue scoperte, per riconoscere i suoi contributi alla ricerca, Langston è elencato come coautore di due degli studi punbblicati sul Journal of Vertebrate Paleontology.

Darren Naish, un paleozoologo ed esperto di pterosauri che non è stato coinvolto nella ricerca, ha commentato: «La scienza presentata nella monografia è un vantaggio per la scienza degli pterosauri e servirà da trampolino di lancio per la ricerca futura. Dire che questo lavoro è stato tanto atteso è un eufemismo. La buona notizia è che offre molto, fornendo il trattamento definitivo di questo animale iconico. Mai prima d’ora informazioni così dettagliate sugli azhdarchidi (la famiglia di pterosauri che include Quetzalcoatlus ) sono state raccolte nello stesso luogo, il che significa che il lavoro servirà come studio standard di riferimento di questo gruppo per anni – probabilmente decenni – a venire».

Notizia e Foto tratte da Tiscali
© Riproduzione riservata
15/12/2021 07:31:50


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