Rubrica Curiosità

llda Boccassini e la rivelazione dell’amore con Giovanni Falcone

La magistrata che ha giurato davanti alla bara di trovare e far condannare i colpevoli della strage

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Ilda Boccassini arriva sugli scaffali con un’autobiografia attesissima. “La stanza numero 30, cronache di una vita” edito da Feltrinelli. La stanza numero 30 era quella del quarto piano del palazzo di giustizia di Milano che le fu assegnata. Una donna in mezzo agli uomini. Una donna che, controcorrente rispetto alla morale dell’epoca, decide fieramente di scegliere il suo lavoro, le istituzioni e la giustizia spesso lasciando poco spazio alla famiglia. Scelta che se fatta da un uomo sarebbe stata quasi ovvia, ma fatta da una donna, una madre per giunta, fu quasi uno stigma cucito sulla toga.

Nel libro c’è tutto, anni di storia tesissima che culminano con lei, distrutta, che giura sul corpo di Giovanni Falcone che lo avrebbe vendicato per poi andare, vestita a lutto, a urlare contro i colleghi il discorso ormai famosissimo “Con le vostre critiche voi lo avete infangato, voi diffidavate di lui. E adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai suoi funerali”

Ma di questa autobiografia oggi fa notizia soprattutto l’estratto pubblicato sui quotidiani che rivela il cuore pulsante del libro: sfumato il perimetro della magistrata, della donna in un mondo di uomini, dell’antimafia e delle zone grigie prende prepotentemente il primo piano il racconto mellifluo e adolescenziale della presunta relazione avuta con Giovanni Falcone. Lui, uomo tutto d’un pezzo che mai potrà darci la sua versione, ci viene riproposto in romantiche nuotate verso l’ignoto o mentre sussurra all’autrice quanto i suoi occhioni siano belli.

La domanda che nasce spontanea è solo una: era necessario?

Forse il pensionamento ha spazzato via qual rigore e quella riservatezza che la professione di servitore dello Stato impone, forse - come una qualsiasi amante nascosta - alla fine non ha retto alla segretezza di quel rapporto e ha dovuto in qualche modo autenticarlo, dargli una patente. Come a dire all’Italia intera “io c’ero, io ho sofferto perché ci amavamo, io ho bisogno che riconosciate tutti questo mio sentimento”.
Lo dice bene Guia Soncini nel suo editoriale su La Stampa “una storia esiste solo se la racconti” e questo la Boccassini doveva sentirlo nelle ossa se dopo trent’anni non ha resistito nel raccontarcelo. Come quella barzelletta, continua Soncini, in cui un naufrago finisce su un isola deserta con Claudia Schiffer. Dopo una selvaggia passione la costringe a vestirsi da uomo per far finta di raccontarlo ad un amico. “Sai ho una storia con la Schiffer”. Esilarante, se stiamo raccontando una barzelletta.

Ma Giovanni Falcone non è il personaggio di una barzelletta. Falcone non è nemmeno più un uomo, la narrazione epica del suo immenso operato lo rende un mito dei nostri tempi, un eroe che appartiene a tutti. Così lo definisce anche Francesca Barra nella sua biografia “Giovanni Falcone un eroe”, è stata lei la prima a sollevare l’indelicatezza della scelta di parlare di questa relazione del tutto stonate con la discrezione che caratterizzava Falcone. “A me non interessa se sia vero che Ilda Boccassini sia stata avvinghiata al giudice tutta la notte ad ascoltare Gianna Nannini, se l’abbia amato corrisposta, se l’abbia tenuto per mano nuotando o leggere i commenti che le rivolgeva sui suoi capelli. - scrive la giornalista su instagram - Non mi interessa la risposta al suo interrogativo che oggi rimbalza sui giornali:” Cosa sarebbe successo fra noi se fosse ancora in vita”? Sei un giudice, chiedi cosa sarebbe successo al Paese se un Gigante come lui, le vittime che l’hanno protetto e i loro familiari, fossero ancora in vita! Mi interessa di più preservare l’onore di un uomo che in vita ha scelto con chi vivere. E di una donna, sua moglie Francesca Morvillo, che pur conoscendo l’altissimo rischio che rappresentava viaggiare e vivere accanto al marito, ha dato la vita per lui.“

“Non voglio mettere al mondo orfani”

Queste le parole che pare abbia spesso pronunciato Giovanni Falcone a quanti gli chiedessero conto della sua mancata paternità.
Falcone conosceva bene i rischi che correva, ha sempre vissuto con la consapevolezza che la sua vita si sarebbe potuta interrompere da un momento all’altro. E così ha portato avanti con fermezza la decisione di non mettere al mondo figli che avrebbero dovuto vivere con lui nella paura. E nella paura, ma sempre con coraggio, deve aver vissuto la magistrata Francesca Morvillo, sua moglie, vicina a lui nella scelta di non avere figli, vicina nella vita e tragicamente vicina nella morte.
Perché Francesca Morvillo, come tutti ricordiamo, era col marito quel 23 maggio del 1992. Morta anche lei nella strage di Capaci uccisa da Cosa Nostra a soli 47 anni.

Questo non è un dettaglio da sottovalutare, la vita, ma soprattutto la tragica morte hanno consacrato Falcone, Morvillo e tutta la scorta alla storia. Non si sentiva il bisogno di dettagli pruriginosi da aggiungere al mito.

“Non voglio mettere al mondo orfani” ripeteva il magistrato. Mai scelta fu più giusta. Oltre ad una vita da orfani oggi ha risparmiato loro anche rabbia e imbarazzo.

Notizia e Foto tratte da Tiscali
© Riproduzione riservata
12/10/2021 05:37:13


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