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Per Sansepolcro, necessario il sindaco giusto nel momento piu’ delicato

Occorrono figure esperte all’altezza della situazione

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In queste settimane, si sta parlando molto di quello che potrà accadere a Sansepolcro nei prossimi cinque anni, a seconda di chi andrà a guidare la città. Lo slittamento a ottobre delle elezioni comunali ha da una parte allentato quell’interesse che sarebbe stato elevato, perché – in base al rispetto dei tempi e delle scadenze – già con l’uscita di questo numero del nostro periodico almeno il primo turno si sarebbe già tenuto; dall’altra, però, ha regalato tempo prezioso a chi ne aveva bisogno per risistemare soprattutto gli equilibri politici e magari questa estate di mezzo era proprio l’ideale per farlo. Di certo, se qualcuno dovesse arrivare col fiatone o con la scelta rimediata dell’ultimo minuto, non sarebbe a maggior ragione giustificabile: vorrebbe dire che evidentemente le priorità sono altre. Si dice sempre così: specie per chi sta all’opposizione, nemmeno i cinque anni di tempo servono spesso per riorganizzarsi e a volte il candidato scappa fuori all’ultimo istante, quasi come se fosse la persona disposta più a sopportare una batosta (inevitabile) che a dare un vero e proprio assalto a Palazzo delle Laudi. E poi c’è sempre la novità di turno, più di estrazione civica che politica, per cui noi ci atteniamo a un giornaliero che al momento offre una determinata configurazione, poi potrebbe uscir fuori un progetto nuovo o anche registrarsi il distacco di una “costola” da un’aggregazione che sembrava oramai solida. Basta una piccola divergenza su una questione per originare una rottura e quindi un nulla per rimettere tutto in discussione. Comunque sia, si cominciano a comporre le varie coalizioni e a preparare opuscoli, pieghevoli e altro nei quali scrivere il programma elettorale, che in genere – per essere più chiari possibile e per tentare di conquistare l’elettore – è un testo piuttosto diretto e schematico (i famosi “punti forti” di questa o di quella coalizione), ma che poi all’atto pratico diventa il classico libro dei sogni. Non perché vi siano contenute solo promesse, ma perché spesso la carne al fuoco è tanta e i progetti cantierabili talmente pochi, che anche la più efficiente amministrazione del mondo non riuscirebbe in cinque anni a rispettare gli impegni. Ma si sa che, in campagna elettorale, più buoni propositi si hanno e meglio è, salvo poi mettere in pratica il 20% di quanto scritto nella migliore delle ipotesi. Il sentore degli elettori è determinante per buttar giù i contenuti: più arrivi alla “pancia” del cittadino, più gliela si racconta “giusta” facendo leva sulle sue lamentele e più il candidato ha le probabilità di essere apprezzato e votato. E il bello è che, nonostante la differenza ideologica di schieramento, i vari programmi elettorali finiscono inevitabilmente con il somigliarsi, eccezion fatta per qualche aspetto; ciò accade sia perché è nota la tendenza dei candidati di far presa sugli elettori con argomenti forti, sia perché non occorre avere un cervello di centrodestra o di centrosinistra per capire quali sono i problemi di cui soffre da tempo la città biturgense. Semmai – questo sì – occorrerebbe un minimo di realismo: creare minori aspettative e concentrarsi sui pochi progetti funzionali agli obiettivi della città che abbiano oggettiva fattibilità. Anche perchè Sansepolcro e la vallata dovrebbero fare un’operazione propedeutica: recuperare un minimo di peso politico verso i livelli istituzionali superiori e anche battere i pugni se necessario, altrimenti ogni obiettivo sarà più difficile da raggiungere. Anche questo lo sento dire da decenni, ma è sempre peggio: siamo una valle svuotata dei servizi essenziali. Torniamo all’argomento principale. Chi si aspettava una campagna elettorale con nomi altisonanti (di quelli che spaccano la città, per il 50% sei un grande e per gli altri un bischero - rosicare è umano - ma che quando si fanno certi nomi tutti li conoscono) è rimasto deluso: dopo tre legislature che in qualche modo avevano fatto “sognare” i cittadini, ma che hanno registrato alti e bassi e con estrazioni politiche completamente diverse (Franco Polcri con il centrodestra, Daniela Frullani con il centrosinistra e Mauro Cornioli con le aggregazioni civiche), di risultati e cambiamenti ne abbiamo visti ben pochi. Ma c’è di più: anche persone che erano ritenute valide sono state colpite dal terribile “virus” di Palazzo delle Laudi. Uno stordimento creato da potere, visibilità e qualche soldo a cui non si rinuncia mai, che ha completamente trasformato alcune persone nei loro comportamenti e nelle loro ideologie e su questo non vi sono distinzioni di colore. I prossimi anni saranno particolarmente difficili: sono convinto del fatto che le problematiche legate al Covid-19 si evidenzieranno meglio nei prossimi due anni più che in quello attuale, perché ora in qualche modo si è cercato di tamponare le voragini economiche createsi nel nostro Paese. Aiuti e contentini un po’ a tutti, bonus che ci fanno percepire un’economia non reale, con un aumento esponenziale del debito pubblico: qualcuno, prima o poi, ci presenterà il conto. Credo infatti e mi auguro che il Covid-19 possa essere sconfitto con i giusti farmaci, ma penso che anche la politica non starà molto a creare il suo “vaccino”, attuando una tassazione per recuperare ciò che è stato speso – e male – durante questo periodo. Non vorrei che sotto l’albero di Natale gli italiani trovassero quest’anno tante lettere di richiesta pagamenti. In una situazione di questo tipo – e torniamo all’ambito locale - capiamo quanto sia importante affidare le chiavi di Sansepolcro a un sindaco e soprattutto a una giunta (la città deve sapere nomi e cognomi prima del voto, basta con il vecchio sistema di affidare ruoli importanti ad amici o chi nella politica cerca solo uno stipendio) che dimostri capacità. In questo momento non c’è tempo per far crescere le persone, quindi l’esperienza politica e il valore delle figure (capiamo quello che hanno combinato nella vita di tutti i giorni, prima di dargli le chiavi della città, perché le delusioni negli anni sono state molte) chiamate a governare la città potranno dare sicuramente delle garanzie importanti a una città che si trovava in difficoltà già prima della pandemia. Andiamo adesso a puntualizzare quelle che sono – a mio parere – le necessità maggiori della città. Una su tutte deve essere privilegiata con le progettualità giuste e si chiama

LAVORO: senza di esso, tutti gli altri progetti vengono a decadere. È pertanto opportuno che la politica vada a braccetto con l’economia, ascoltando le esigenze di chi fa impresa e quindi di chi produce reddito e occupazione, agevolando lo sviluppo economico del territorio.

TURISMO: da anni è visto come la “medicina” per la ripresa economica, ma di fatto non è mai decollato. Un turismo che non può essere solo in funzione di Piero della Francesca, il quale deve comunque – e ovviamente - rimanere il punto di riferimento principale, ma puntare a 360 gradi con una valorizzazione del territorio e delle nostre produzioni, con grandi eventi e con una riqualificazione urbana (una città bella da vedere è un ottimo biglietto da visita) fatta attraverso progetti anche ambiziosi, magari da portare avanti a step; una revisione generale degli accordi con Ente Acque Umbre Toscane per l’utilizzo della diga di Montedoglio a scopi turistici e il collegamento di una pista ciclopedonale con quella di San Giustino  per un grande progetto che ci porta fino a Roma, oltre a un maggior rispetto per l’ambiente nel quale viviamo. Senza dimenticare il progetto dei Cammini di Francesco, che non sarà quello di Santiago de Compostela ma che sicuramente può attrarre coloro che amano il camminare lento e comunque sul piano paesaggistico non è assolutamente inferiore. Magari non facciamo le cose all’italiana, per cui i contributi stanziati dal governo non finiscano per qualche “aiutino” all’amico dell’amico, ma vengano utilizzati per il verso giusto. Di danni, in passato ne abbiamo fatti già troppi, quindi personalmente sono favorevole a una riqualificazione di ciò che abbiamo e contrario a portare avanti cementificazioni meramente speculative.

SANITA’: non è accettabile avere un ospedale in queste condizioni, sottodimensionato nel personale, senza rianimazione e senza attrezzature.

Pochi punti, ma che dovrebbero fare proprie quelle persone che si candidano per decidere il futuro del Borgo, al quale – per carità! – tutti in linea di principio vogliono bene. Spero e mi auguro – senza voler mancare di rispetto a nessuno – che di qui al voto tutte quelle persone (e ne abbiamo tante nella nostra città) dotate di capacità e gli “attributi” giusti, possano mettersi in gioco: la politica non può e non deve essere finalizzata all’interesse di quell’individuo e/o di quella cerchia (ristretta) politica o economica che sia, ma della collettività. E soprattutto, sarebbe opportuno valutare i candidati non per il grado di simpatia o meno che suscitano, ma per quello che realmente valgono: sarebbe un peccato bocciare questa o quella persona solo perché a pelle ti sta nei c….oni, anche se poi dimostra di conoscere il fatto suo e di avere i numeri giusti per poter amministrare un ente pubblico. Sarebbe quantomeno il caso di concedere a essa la giusta opportunità; in fondo, anche dentro un’azienda se vi è qualcuno meno simpatico ma funzionale e concreto, difficilmente il titolare penserà di licenziarlo. Anzi, mai si sognerebbe di farlo.                

Domenico Gambacci
© Riproduzione riservata
28/06/2021 08:55:27

Punti di Vista

Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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