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Il Papa: “L’Europa collabori per le conseguenze sociali ed economiche della pandemia”

Appello del pontefice durante il Regina Caeli

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Un pensiero all’Europa, perché collabori dinanzi alle sfide imposte dalle conseguenze sociali ed economiche della pandemia di coronavirus; all’Africa, in particolare alle popolazioni duramente provate dalla siccità; a tutte le mamme del mondo, alle quali va gratitudine e affetto, anche a quelle «passate all’altra vita» che ci guardano dal Cielo.

Nel Regina Caeli di questa domenica dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico, Francesco lancia un appello all’Europa che vive, con l’epidemia di Covid-19, uno dei momenti più drammatici dopo le guerre mondiali. Il Papa ricorda il 70° anniversario della Dichiarazione Schuman, siglata il 9 maggio 1950: «Essa - dice - ha ispirato il processo di integrazione europea, consentendo la riconciliazione dei popoli del continente, dopo la Seconda Guerra Mondiale, e il lungo periodo di stabilità e di pace di cui beneficiamo oggi». 

È questo «spirito» che serve oggi, in un momento di emergenza che rischia di acutizzare le ingiustizie e le diseguaglianze: la Dichiarazione Schuman «non manchi di ispirare quanti hanno responsabilità nell’Unione Europea, chiamati ad affrontare in spirito di concordia e di collaborazione le conseguenze sociali ed economiche provocate dalla pandemia», è l’auspicio del Papa. Nei giorni scorsi il Pontefice aveva telefonato alla cancelliera tedesca Angela Merkel per ribadirle la necessità di «un sostegno» in favore dei Paesi più poveri durante l’emergenza. E anche stamane nella messa a Santa Marta, aveva pregato perché «l’Europa, oggi, cresca unita, in questa unità di fratellanza che fa crescere tutti i popoli nell’unità nella diversità».

Con la stessa apprensione Jorge Mario Bergoglio posa lo sguardo poi sull’Africa, ricordando la prima visita di Giovanni Paolo II, il 10 maggio 1980, durante la quale «diede voce al grido delle popolazioni del Sahel, duramente provate dalla siccità». In quarant’anni la situazione non è certo migliorata, tuttavia Papa Francesco guarda con speranza al Continente nero grazie all’iniziativa di alcuni gruppi di giovani chiamata “Laudato Si’ Alberi”. L’obiettivo è piantare nella regione del Sahel almeno un milione di alberi che andranno a far parte della “Grande Muraglia verde d’Africa”. «Auspico - dice Francesco - che in tanti possano seguire l’esempio di solidarietà di questi giovani».

Il Papa non dimentica poi la Festa della mamma, celebrata oggi in tanti Paesi del mondo. «Voglio ricordare con gratitudine e affetto tutte le mamme, affidandole alla protezione di Maria, la nostra Mamma celeste», dice, rivolgendo un pensiero «anche alle mamme che sono passate all’altra vita e ci accompagnano dal Cielo». «Facciamo un po’ di silenzio per ricordare ognuno la sua mamma», aggiunge a braccio, soffermandosi per qualche istante in preghiera.

Nella catechesi prima del Regina Caeli, trasmessa in streaming, il Papa si è soffermato sulle parole di Gesù ai discepoli nell’Ultima Cena. Una sorta di «discorso di addio» del Messia che, in un momento drammatico, raccomanda: «Non sia turbato il vostro cuore». «Lo dice anche a noi, nei drammi della vita. Ma come fare perché il cuore non si turbi?», domanda il Pontefice. Il primo rimedio è aver fede in Dio: «Sembrerebbe un consiglio un po’ teorico, astratto. Invece Gesù vuole dirci una cosa precisa. Egli sa che, nella vita, l’ansia peggiore, il turbamento, nasce dalla sensazione di non farcela, dal sentirsi soli e senza punti di riferimento davanti a quel che accade. Quest’angoscia, nella quale a difficoltà si aggiunge difficoltà, non si può superare da soli. Per questo Gesù chiede di avere fede in Lui, cioè di non appoggiarci a noi stessi, ma a Lui. Perché la liberazione dal turbamento passa attraverso l’affidamento». 

Il secondo rimedio al turbamento è la certezza che Cristo «ci ha prenotato un posto in Cielo». Significa che «c’è un posto riservato per ciascuno», che «non viviamo senza meta e senza destinazione. Siamo attesi, siamo preziosi. Dio è innamorato della bellezza dei suoi figli. E per noi ha preparato il posto più degno e bello: il Paradiso», afferma Francesco. 

Per raggiungerlo, il Paradiso, bisogna seguire i passi di Gesù della fiducia e dell’umiltà e non quelle «vie che non portano in Cielo: le vie del potere, le vie della mondanità, le vie per autoaffermarsi». «Non è la via del mio protagonismo, è la via di Gesù protagonista della mia vita». 

Parole che fanno seguito all’omelia di questa mattina a Santa Marta, dedicata alla figura del vescovo e al suo ruolo che si esplica in tre precise azioni: «Pregare», «predicare», «lottare per il suo popolo». Anzitutto «pregare», ha affermato il Pontefice, perché «è triste vedere bravi vescovi, bravi, gente buona, ma indaffarati in tante cose, l’economia, e questo e quell’altro e quell’altro… La preghiera al primo posto. Poi, le altre cose. Ma quando le altre cose tolgono spazio alla preghiera, qualcosa non funziona».  

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
10/05/2020 13:11:11


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