Rubrica Tecnologia

I social non vanno in quarantena

Le numerose iniziative online che stanno cambiando le nostre abitudini

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Il Covid-19, maggiormente noto come Coronavirus, ha cambiato molte delle nostre abitudini, il modo di lavorare e soprattutto, di relazionarci.

Tuttavia, in un periodo dove i contatti dovrebbero essere a zero, questi ultimi sono paradossalmente aumentati in maniera esponenziale grazie a social network e web in generale. “Meno male che voi avete i social” dicono i nonni o i figli di generazioni precedenti, che hanno vissuto l’isolamento delle guerre, ma senza il nostro intrattenimento.

Numeri alla mano, ad esempio, l’hashtag #iorestoacasa su Instagram ha totalizzato più di 2 milioni di post ad oggi, l’engagement durante le dirette supera, nella maggioranza dei casi, il milione e gli acquisti si sono spostati online, tanto che solo Coop Lombardia, agli inizi di marzo, ha segnato +90% rispetto alla stessa settimana del 2019 .

Importante tanto quanto i numeri è il bacino di iniziative digitali nate per sopperire alla lontananza fisica, per aiutare a diffondere informazioni veritiere e infondere serenità e senso di appartenenza.

Alcune iniziative

Facebook e Instagram hanno attivato dei pop-up che riportano direttamente al sito della World Health Organization dove si trovano le corrette informazioni riguardo la situazione del proprio paese. Hanno inoltre concesso credito illimitato per l’advertising (pubblicità) a quest’ultima, con lo stesso fine, fornire maggiori risposte agli utenti sul progredire del Coronavirus.

Google e Youtube si sono mosse a supporto dell’insegnamento da remoto. Google con la pagina “Teach from Home” raggruppa gli strumenti necessari. Youtube con la pagina “Learn@home” ha raccolto i video didattici che gli studenti possono guardare da casa.

Feltrinelli, nota casa editrice, ha lanciato l’iniziativa #leggiamoacasa. Ogni giorno, un personaggio famoso consiglia un libro e lo racconta dal suo punto di vista.

Da casa si possono anche ammirare le opere d’arte. Sono infatti numerosi i musei e le gallerie di tutto il mondo che si sono organizzati per creare dei “tour virtuali”.

Ancora, Ikea propone idee di arredamento coi suoi prodotti, alcune catene del settore food, come Miscusi, si sono organizzate con delle “botteghe virtuali”, per farci sentire come nel loro ristorante.

L’elenco è ancora lungo, numerosi brand, piccoli e grandi, si sono inventati o anche re-inventati davanti a questa emergenza. L’obiettivo non è tanto fare “brand awareness” ma piuttosto comunicare, porsi al fianco del pubblico, dare soluzioni, trasmettere empatia e, perché no, ironia.

Cosa possiamo imparare

I consumatori percepiscono questo avvicinamento, e ciò potrebbe provocare, a fine quarantena, un cambio di rotta nelle preferenze di questi ultimi rispetto ai brand acquistati e della percezione di quelli per loro fondamentali.

Il cambiamento non sarà unilaterale.

Anche le aziende si adegueranno, avendo capito l’importanza della presenza online, per chi ancora fosse restio a questo mondo, e potrebbero quindi modificare il proprio business model, esplorare nuovi canali di vendita o ancora diversificare il proprio portafoglio prodotti.

La presenza online e social è un’opportunità reale, che si sta ben delineando in questo scenario di fermo semi-totale dove si può tuttavia camminare virtualmente.

Notizia e Foto tratte da Tiscali
© Riproduzione riservata
11/04/2020 09:20:00


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