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Riqualificazione delle piazze di Sansepolcro: un mio vecchio “pallino

Lavoriamo tutti insieme per una città migliore

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È a suo modo l’ideale prosecuzione dell’argomento trattato nel numero di luglio, per cui rimango anche stavolta a Sansepolcro, cioè nella mia città. Se dapprima mi sono concentrato su una zona in particolare, quella della stazione ferroviaria, parlando di degrado e di soluzioni funzionali anche alla viabilità, ora prendo in esame la situazione di alcuni punti “forti” del Borgo che a mio avviso (e come me la pensano in diversi) necessitano di un’adeguata riqualificazione. Mi riferisco soprattutto a piazze e aree che si trovano dentro le mura, o che gravitano attorno ad esse; luoghi di eccellenza e di bellezza per Sansepolcro – che ancora di più potrebbero essere – se ad essi venisse dato un ulteriore tocco di gradevolezza. Vogliamo che i turisti vengano e ci apprezzino anche per la pulizia e per il gusto estetico, prerogative che abbiamo sempre avuto nel nostro dna? Vogliamo tentare di porre fine alla chiusura dei negozi, cercando quantomeno di tamponare l’emorragia? Il nostro centro storico sta morendo – oramai l’evidenza è sotto gli occhi di tutti – per cui è giusto e moralmente doveroso fare il possibile per invertire la brutta tendenza. Mi soffermerò pertanto su cinque-sei luoghi, che però sono significativi: le due principali piazze, Torre di Berta e Garibaldi; le due piazze più piccole, Santa Chiara e Dotti e la parte immediatamente esterna all’arco e al lato delle mura di Porta Fiorentina. Non si tratta – tengo a precisarlo – di creare polemiche o strumentalizzazioni, ma soltanto di esprimere la mia opinione da cittadino per dare un look migliore a luoghi che spesso appaiono persino freddi.

Piazza Torre di Berta. Finalmente, siamo riusciti a fare qualcosa di concreto con un piccolo arredo, che potrà piacere o meno, ma che costituisce pur sempre un segnale. Negli ultimi venti anni, tante le chiacchiere e le dichiarazioni di intenti, non seguite però dai fatti concreti e un vero progetto di risistemazione della piazza principale della città - collegata a via Matteotti con la sostituzione delle lastre in pietra che versano in condizioni pietose - non vi è mai stato. Euro più, euro meno, i tecnici quantificano l’importo attorno ai 250mila euro, in quanto non vi sarebbe la necessità di rifare i sottoservizi perché ancora sarebbero efficienti. Credo che una cifra del genere, per chi amministra una citta come il Borgo, nell’arco dei cinque anni di mandato si possa tranquillamente ritagliare all’interno del bilancio comunale; in alternativa, si potrebbe pensare a un progetto pubblico-privato. Piazza Torre di Berta è il cuore e il biglietto da visita per chi viene da fuori, ma anche chi è biturgense doc mal si rassegna a vedere una piazza spoglia o quasi. L’arredo appena posato non basta: sarebbe necessario ridare vita ai tanti locali presenti nella piazza e che sono da anni vuoti, trasmettendo un profondo senso di tristezza. Perché allora non affrontare un discorso serio con i proprietari per un uso temporaneo a prezzo calmierato, in attesa che magari arrivino nuove attività (non diciamo che è già stato fatto, perché quello che si dice al bar non conta nulla)? Un passo avanti con l’arredo e un altro da compiere, eliminando tassativamente tutte le auto dalla piazza. Sosta vietata e circolazione limitata ai soli mezzi autorizzati (in via XX Settembre, durante la giornata, vi sono più auto e furgoni che pedoni, forse è arrivato il momento di dire basta), così come sarebbe opportuno spostare le bancarelle del mercato settimanale in via Matteotti o lungo via XX Settembre. Piazza “pulita”, insomma, in senso più materiale che metaforico. Altro aspetto: gli eventi. A mio parere si giustifica la momentanea rimozione dell’arredo della piazza solo in occasione delle rievocazioni di inizio settembre (quando avremo un’intera settimana di eventi dedicati solamente al Rinascimento?), con epilogo la domenica del Palio della Balestra, che per la città questa è storia, mentre in giugno gli organizzatori del Festival dei Cammini di Francesco troveranno sicuramente un modo creativo per inserire il loro arredo in perfetta armonia con quello esistente. Anche per le Fiere di Mezzaquaresima, nessuno stravolgimento: integrazione piena dell’arredo con la kermesse (se fino adesso si pagava per farne uno “posticcio”, ora lo abbiamo fisso e quindi soldi risparmiati). D’altronde, questa struttura non può e non deve essere smontata con una certa frequenza, altrimenti rischierebbe di diventare inservibile. Basta ricordare che, per spostare l’arredo in oggetto, c’è da togliere gli ancoraggi a terra e disattivare l’impianto elettrico, una cosa lunga e costosa (da evitare, come è stato fatto quest’anno, di “schiaffarla” in Piazza Garibaldi: così proprio no). A proposito: arredo significa patrimonio pubblico e quindi “tolleranza zero” verso chi lo danneggia. Già ci sono costi di gestione elevati: basti pensare che nel periodo estivo, da maggio a settembre, ci vogliono due operai del Comune, che a giorni alterni - per un periodo di due-tre ore - provvedano alle innaffiature delle piante; ma perché non si è pensato a una irrigazione automatica, dato che nella piazza e proprio al centro esiste già un attacco idrico? Meno male – viene da dire – che le telecamere della videosorveglianza in piazza Torre di Berta sono state riattivate. Consiglierei quindi al Comune di proseguire con l’operazione dell’arredo urbano in via Matteotti e in piazza Garibaldi: lo stile scelto per piazza Torre di Berta deve diventare il filo conduttore, al fine di creare una giusta omogeneità.

Piazza Garibaldi. Passando a quella che a mio parere è la piazza forse più suggestiva della città biturgense, sarebbe già un passo in avanti significativo il solo fatto di poterla ammirare totalmente sgombera da auto o da veicoli di qualsiasi genere, ma per assistere a ciò bisogna attendere le rievocazioni rinascimentali, che ce la fanno “gustare” nella sua bellezza: pensiamo al Mercato di Sant’Egidio o anche ai concerti e alle rappresentazioni sul palcoscenico allestito alla fontana, con il campanile di San Francesco alle spalle e le sedie per il pubblico davanti. Ipotizziamo allora – senza palcoscenico e sedie – che questo scenario diventi permanente, magari con quel tocco in più che può dare un arredo floreale sulla scalinata del museo civico, ma anche nella piazza. Ricordo ancora la bellissima manifestazione di Artes, risalente a una decina di anni fa (anche questa fatta morire, nonostante i biturgensi la ricordino ancora oggi con tanto affetto… boh!), che per prima fece riscoprire la bellezza di questo angolo del nostro Borgo. Pensiamo alla bellezza di un abbinamento fra le piante sempreverdi di piazza Torre di Berta e i fiori colorati di piazza Garibaldi, dove sarebbe opportuno anche il ripristino della vecchia fontana lì trasferita oltre 150 anni fa da piazza Torre di Berta, quando ancora si chiamava piazza delle Erbe. Ed ecco che anche piazza Garibaldi avrebbe la valorizzazione che merita, ancora di più se un giorno partisse il grande progetto della Via dei Musei, un sogno mio e di tanti cittadini da oltre 30 anni.

Piazza Santa Chiara. È una delle due piazze che definire “dimenticate” può sembrare forse eccessivo; di certo, però, rimane più defilata dagli itinerari abitudinari, tanto dei biturgensi quanto dei turisti, specie ora che nella vicina San Lorenzo non è momentaneamente custodito il dipinto della Deposizione del Rosso Fiorentino, essendo in fase di “prolungato” restauro. Attigua a via Luca Pacioli e con una fontana al centro, la piccola piazza è luogo di accesso all’auditorium e alla storica scuola primaria (ex scuola elementare) intitolata a Edmondo De Amicis, ma nel gergo locale conosciuta proprio come scuola di Santa Chiara, nella quale hanno messo piede tutti i biturgensi di una certa età. Quella piazzetta ha bisogno anch’essa di una doverosa riqualificazione con tanto di arredo urbano. E le auto? Via pure da qui!

Piazza Dotti. Non distante da piazza Santa Chiara, funge da appendice di Porta Romana, laddove la ferrea ripartizione “geometrica” dei rioni di Sansepolcro si caratterizza per una sorta di flesso a Porta del Ponte. Intitolata a una delle più famose e nobili famiglie del Borgo, proprietaria dell’omonimo palazzo che si affaccia su di essa, piazza Dotti ha una conformazione davvero interessante e su di essa convergono strade di particolare bellezza quali via della Fraternita e via dei Servi, per cui il fondo in asfalto con il quale è da decenni pavimentata costituisce il classico “cazzotto nell’occhio”. Lastricato da rimettere, quindi: e poi, arredo urbano e via ovviamente le auto, cosi come da via Fraternita, per un prolungamento naturale turistico che colleghi piazza Torre di Berta con piazza Dotti. Non ci siamo dimenticati di ciò che più di ogni altra cosa caratterizza questa parte della città, ovvero la chiesa di Santa Maria dei Servi, con i suoi stucchi e le dorature in stile barocco, che giustificano assolutamente una visita accurata. E allora, che ne dite di allestire un piccolo percorso turistico, facendo lasciare l’auto nel parcheggio di Porta del Ponte e invitando il turista a entrare in centro proprio da piazza Dotti, fermandosi alla chiesa dei Servi?

Porta Fiorentina. Su tutta questa area, un tempo “salotto buono” di Sansepolcro, dovremmo stendere un velo pietoso, se soltanto si pensa che pochi anni fa sono stati impegnati 300mila euro senza aver prodotto alcun miglioramento. A Porta Fiorentina occorre un intervento profondo a livello di verde pubblico e viabilità e non si capisce il perché durante l’estate non si torni a istituire la chiusura del traffico serale in viale Armando Diaz, visto che l’esperimento ha funzionato per tanti anni e con esiti positivi. Ma Porta Fiorentina non è soltanto viale Diaz con le aiole spelacchiate e con la giostra che, in quella posizione e su un’area verde, non è di certo il massimo: se ci trasferiamo sul versante di via Guglielmo Marconi, ecco il giardino a mo’ di rotatoria davanti all’Autostazione devastato dalla tormenta del 5 marzo 2015, che ha fatto cadere diverse piante ad alto fusto. La proposta era stata avanzata a suo tempo e la mia opinione non è cambiata: la cosa buona e giusta da fare è lo spostamento del monumento ai caduti (altra eccellenza artistica in questo specifico settore che Sansepolcro può vantare, firmata da Marino Mazzacurati) al centro dell’area verde, contornato da un giardino composto da aiole, piante a basso fusto e con il bossolo pianta principe, Toscana. In questo modo, si esalterebbero sia la scultura che anche la Cannoniera del Buontalenti, ovvero lo stupendo angolo delle vecchie mura in parte coperto proprio dal monumento e si restituirebbe un minimo di dignità a un versante “urbanisticamente” martoriato all’inizio degli anni ’60, con l’abbattimento di un pezzo di cinta per la costruzione del palazzo e della galleria dell’Autostazione (da spostare, in un progetto di recupero, descritto nel numero precedente della rivista, nella zona della stazione, per togliere traffico, rumore e inquinamento). Un altro mio vecchio “pallino” è anche la riqualificazione del parcheggio a pagamento di viale Vittorio Veneto, con la diminuzione dei posti auto a beneficio di importanti spazi verdi e di aggregazione; posti auto che potrebbero essere benissimo recuperati anche qui nella zona della stazione ferroviaria, qualora venisse sottoposta finalmente a un intervento di completa riconversione. Ultima ciliegina: il completo rifacimento dei bagni pubblici diurni, presenti a pochi metri dall’arco di Porta Fiorentina e oramai obsoleti, cambiandoli con altri più igienici e funzionali e soprattutto aperti 24 su 24, nella speranza di evitare che le nostre strade vengano trasformate in latrine.

Queste, dunque, le mie personali soluzioni sull’impostazione da dare alle principali piazze del centro storico e a Porta Fiorentina, perché quest’ultima si riprenda il ruolo tradizionalmente rivestito. Mi rendo benissimo conto che di questi tempi non sia facile (o che comunque sia più difficile) reperire fondi e finanziamenti per portare a termine una serie articolata di interventi come quelli che ho appena proposto, ritenendoli efficaci per migliorare l’aspetto di una città che sta tremendamente segnando il passo. Sono dell’idea che si debba investire nel decoro e nei servizi di una città in tal senso: gradevolezza e accoglienza sono i due requisiti fondamentali per attirare il turista. Inutile essere la città di Piero della Francesca e di Luca Pacioli se poi non si fa capire di essere una bella città anche all’atto pratico. E in questo caso, l’aggettivo “bella” sta per ben tenuta e arredata con gusto, ovvero con particolari che colpiscano fin da subito l’occhio del turista. Sansepolcro ha la fortuna di poter contare su una “squadra” di palazzi gentilizi davvero unica e su uno sviluppo urbanistico del suo centro storico altrettanto singolare, perché di piante topografiche a forma di rettangolo (o di trapezio) così squadrate se ne trovano ben poche. Ha quindi il solo problema di darsi un piccolo ma importante ritocco, proprio come fa una donna già bella quando si passa il giusto filo di trucco davanti allo specchio. Affermando tutto questo, qualcuno mi definirà un sognatore o un rompiscatole, ma – credetemi - io soffro nel vedere la mia città ridotta in questo modo e poi non capisco quale sia il virus che “aleggia” al Borgo, portatore solo di polemiche, odi e rancori. Lavoriamo tutti insieme per una città migliore: lo dobbiamo a noi, che abbiamo vissuto forse gli anni migliori della nostra società, ma soprattutto ai nostri figli e nipoti. 

               

Domenico Gambacci
© Riproduzione riservata
30/09/2019 11:24:42

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Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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