Opinionisti Leonardo Magnani

Chi paga i costi dell’immigrazione?

E' necessaria una riflessione seria su di un fenomeno strutturale e non congiunturale

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E’ passata un’estate al quanto turbolenta tra crisi di governo e crisi di umanità. Navi bloccate al largo di Lampedusa e barchette che arrivavano e arrivano alla chetichella per salvare vite umane distrutte da precarietà e indifferenza.

Quali siano le varie posizioni in campo, è necessaria una riflessione seria sul tema dell’immigrazione, che è fenomeno strutturale e certamente non congiunturale. Sapere che quanti arrivano sulle coste greche, italiane, spagnole o maltesi si trovano sulle coste europee è punto indifferibile. Se c’è qualcosa su cui l’ex ministro Salvini ha avuto le sue ragioni, è quella di tentare di svegliare, con risultati alterni, tutti i paesi europei ad assumersi le proprie responsabilità e accettare una redistribuzione non solo necessaria, ma indispensabile, per rendere l’Europa un continente che non tradisca le sue radici. E’ pressoché risibile parlare di radici cristiane se i frutti che dà la pianta, sono velenosi. Così com’è velenoso il chiudersi a riccio e respingere per salvaguardare i confini di un continente a crescita demografica zero.

C’è un però che va di pari passo con il rendere l’Europa un posto abitabile da tutti: chi paga i costi dell’immigrazione? Se è una risorsa, l’immigrazione ha anche dei costi. Ma chi li paga e li ha pagati di più in questi anni?  I costi di questo fenomeno, a oggi, li hanno pagati gli ultimi, quanti non possono permettersi costi aggiuntivi. L’immigrazione la sta pagando chi non si può permettere “una tata” ed è quindi costretto a sperare in un posto all’asilo dove mettere il proprio bambino, che sfuma perché le graduatorie sono realizzate basandosi sull’isee, che sarà sempre troppo alto rispetto a isee di valore zero o poco più. La paga chi non può permettersi una casa e si vede scavalcare, per le medesime ragioni, nelle graduatorie per le case popolari. La paga chi si ritrova a stare in quartieri di città abbruttiti e senza controllo con alta delinquenza e mancanza di sicurezza. Quanti hanno la governante o la baby sitter a disposizione, una casa di proprietà o un lavoro garantito rischiano di non comprendere il perché alcuni cittadini vedano come un pericolo per le loro sicurezze, quanti giungono da noi, pieni di problemi e di richieste.  Chi invece è privato di tutto, vede come concorrenza, a volte sleale, che molti si affaccino con le medesime pretese. E’ una guerra “tra poveri”, ma come tutte le guerre, chi non le combatte non ne sente la minaccia sulla pelle.

Degli immigrati che sono in Italia, solo il 10-15% sono arrivati via mare, gli altri cosiddetti irregolari, circa 600.000, sono composti da persone che lavorano, molte oneste, ma senza un contratto e quindi costrette nell’illegalità per mano di datori di lavoro disonesti, da badanti che sono nel nostro paese con un permesso turistico e non lavorativo, da braccianti senza tutele e da altri che, essendo loro impedita una regolarizzazione, vivono nella precarietà e borderline rispetto a una criminalità che spesso è per loro la sola via d’uscita per tirare a campare. C’è bisogno di discernere, saper vedere, andare a scoprire e separare ciò che c’è di buono da ciò che sembra cattivo.

Se i costi dell’immigrazione verranno e vengono pagati solo dai soliti, dagli ultimi, da chi già paga tutto per avere poco, il risultato sarà la lotta contro chi sta peggio, illudendosi di salvaguardare in quel modo, i diritti (pochi) che sono rimasti. C’è necessità allora, di comprendere che se l’immigrazione è una possibilità lo deve essere per tutti. Dovremmo pertanto, costruire più asili nido, un’edilizia popolare bella, capace di accoglienza e di confronto, quartieri più sicuri, contratti di lavoro equi e rispettosi della dignità umana. Cose che dovranno essere a disposizione della totalità dei cittadini.

Se riusciremo a non vedere solo del razzismo in quanti rivendicano i propri diritti e la possibilità di una vita meno precaria, cominciando a realizzare una reale politica sociale, costringeremo tutti a scoprire che il pericolo non viene da chi è più disgraziato di noi, ma da quanti non danno risposte a chi ha ricevuto solo dinieghi.

Leonardo Magnani
© Riproduzione riservata
12/09/2019 09:14:23

Leonardo Magnani

Leonardo Magnani è nato e vive a Sansepolcro. E’ laureato in filosofia e in scienze religiose. Insegnante di professione, da anni collabora con l’Associazione Cultura della Pace e si interessa di mediazione dei conflitti e di nonviolenza.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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