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Viabilità più snella e decoro cittadino a Sansepolcro: un rebus di facile soluzione

Ferrovia si’, ma piu’ defilata dal contesto cittadino

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Una viabilità migliore per la città è possibile. Sto parlando di Sansepolcro e dei problemi di cui soffre da anni, che però potrebbero essere benissimo risolti con qualche accorgimento; o quantomeno, il contesto generale potrebbe giovarne non solo in termini di traffico e parcheggi (che comunque non mancano, è sempre bene ricordarlo), ma anche di decoro e di aspetto estetico più complessivo. Ho parlato di “accorgimenti”: in realtà, si tratta di interventi veri e propri, destinati a modificare l’impostazione di Sansepolcro senza però comportare spese stratosferiche. Mi permetto allora di dare qualche suggerimento e – se preferite – si può aprire sull’argomento anche un interessante dibattito, perché il problema investe la collettività. Poi, ogni parere è opinabile. Partiamo allora dal quadro complessivo di vallata che ricade su Sansepolcro per meglio capire i passaggi successivi. C’è intanto una E78 “Due mari” che, dopo l’apertura del tratto Palazzo del Pero-Le Ville (era il dicembre del 2007, quindi 12 anni fa), si è di fatto arenata fra continue proposte di progetto, soluzioni più o meno praticabili e proteste dei vari comitati che non vogliono la strada sotto casa. Si arriverà a una fine della telenovela anche in Alta Valle del Tevere? Vedremo. Certo è che la penalizzazione per il territorio è evidente, alla pari di quella generata dalla chiusura della E45 ai mezzi pesanti sul viadotto Puleto dal 16 gennaio scorso. Vi transitano le auto con il rispetto dei limiti di velocità – questo è vero – ma il collegamento da e con il nord Italia è di fatto spezzato, perché camion e autobus costituiscono (o meglio, costituivano fino a quel giorno) l’utenza forte della superstrada. Disagi e costi per più categorie di operatori, dai gestori delle aree di rifornimento e servizio a chi ha comunque a che fare con la E45. In maggio è stata riaperta la statale 73 bis di Bocca Trabaria, chiusa dal marzo del 2018 per la frana verificatasi in cima al valico. Oltre un anno di attesa dovuto ai molteplici ritrovamenti di ordigni bellici, prima della riapertura momentanea a una sola corsia nella zona della frana e con senso unico alternato regolato da semaforo. Aspettando il ritorno del doppio senso e il completamento della E78, la San Giustino-Bocca Trabaria rimane pur sempre lo sbocco più diretto verso le Marche. Quarto versante: la ferrovia. Chiusa il 13 settembre 2017, è stata riaperta a step da Terni fino a Città di Castello e l’unico segmento rimasto con l’erba sempre più alta in mezzo ai binari è quello prettamente altotiberino che unisce la città tifernate con Sansepolcro, capolinea nord della tratta che scorre sull’intero territorio umbro, come se fosse idealmente la spina dorsale della Regione. Anche in questo caso, non si può certo parlare di vantaggi per l’utenza, che usufruisce dell’autobus sostitutivo e che in più di una circostanza si è lamentata per ritardi, tempi di percorrenza e disservizi. È anche vero, però, che la chiusura della ex Ferrovia Centrale Umbra non ha creato gli stessi problemi di quella della E45: vuoi perché la cultura del trasporto su rotaia non esiste come da altre parti, vuoi perché l’utenza è confinata alle due categorie degli studenti e dei lavoratori pendolari, il fenomeno non ha avuto le stesse dimensioni di quello legato alla E45.

FERROVIA SI’, MA PIU’ DEFILATA DAL CONTESTO CITTADINO

Vista la situazione del momento, in molti si chiedono se Sansepolcro sarà capace di recuperare la ferrovia. Sembrerebbe di sì (il condizionale è d’obbligo), perché se non altro i soldi sono stati stanziati e quindi si presume che i treni a Sansepolcro dovranno tornare a circolare. Poi, dovremo capire quando ciò accadrà. Si era ipotizzato in passato un eventuale trasferimento della stazione ferroviaria: nel piano strutturale approvato dall’amministrazione del sindaco Alessio Ugolini (2004-2006), era previsto uno spostamento della stazione in direzione della campagna – con un “piegamento” della tratta sul versante delle Forche - per togliere la ferrovia da un centro prettamente abitato, facendo in modo che non fosse più un elemento ostacolante, una sorta di barriera. Una ferrovia più defilata dal contesto residenziale, che insomma non passasse in mezzo alle case. Siamo dunque in attesa di capire se con la ferrovia andremo avanti oppure no, magari perché qualcuno ritiene che oramai sia divenuta una sorta di “ramo secco”. Nel caso però venisse ristrutturata, sarebbe il caso di ripensare il tracciato cittadino, come esattamente avevano fatto gli estensori del piano strutturale; che ne direste di spostare il capolinea nella zona di San Paolo, ad alta densità residenziale, eliminando tutta la parte che costeggia viale Pacinotti e viale Volta? Ben inteso, un capolinea senza realizzazione dell’edificio della stazione e con una bella pensilina che la sostituisce, perché oggi – fra internet e distributori automatici – il problema biglietti e abbonamenti è risolto.

SNELLIMENTO DELLA CIRCOLAZIONE CON L’INGRESSO IN ESERCIZIO DEL SECONDO PONTE SUL TEVERE

Cosa significherebbe tutto ciò?  Che si aprirebbe un capitolo tutto nuovo per la zona nella quale storicamente è ubicata la stazione ferroviaria, edificio in condizioni sempre più fatiscenti, esposto a qualsiasi genere di vandalismo e di scorreria come del resto i binari, divenuti di fatto “terra di nessuno”, altrimenti non si spiegherebbe l’incendio alla carrozza di qualche mese fa. Immaginiamo allora di eliminare da quel punto della città l’immobile della stazione, come quindici anni fa era nelle intenzioni di chi redasse il piano strutturale: l’asse di viale Vittorio Veneto avrebbe un prolungamento naturale verso via delle Santucce, la strada di collegamento con la circonvallazione di via Bartolomeo della Gatta, destinata a diventare un’arteria ancora più importante di quanto lo è già ora, non dimenticando che da essa partirà la diramazione per il collegamento con il secondo ponte sul Tevere e che dovrà essere garantito in futuro uno sfondamento in direzione di San Giustino. Non solo: in previsione del secondo ponte e dell’inevitabile mole di traffico che genererà il suo ingresso in esercizio, c’è il timore che via Angelo Scarpetti, unica strada in grado di collegare direttamente con il centro storico, possa risultare insufficiente (vedi la carreggiata stretta e i muri delle case in qualche tratto a ridosso) per gestire i flussi veicolari. Discorso diverso sarebbe, invece, con la realizzazione di una parallela che darebbe respiro al traffico, fermo restando che anche via delle Santucce necessiterebbe di un opportuno allargamento di carreggiata. Ma continuiamo a immaginare il nuovo scenario che si profilerebbe: qualora si decidesse di abbattere l’edificio della stazione ferroviaria, si libererebbe in automatico anche tutto lo spazio occupato dai binari, dagli scambi e da tutto il prolungamento che arriva fino a via Senese Aretina. Ciò che pertanto era occupato dalla ferrovia diverrebbe disponibile per nuovi parcheggi o per altri servizi che avrebbero il vantaggio di far respirare il centro storico e tutto ciò che gli gravita intorno, anche se fino a quando gli sarà possibile l’automobilista pigro cercherà il più possibile di avvicinarsi alle mura e al posto nel quale deve recarsi, perché al Borgo i divieti di sosta vengono rispettati solo in piccola parte e questo non solo nel centro storico. Ma ci sarebbe anche una seconda ipotesi: quella che, sempre con il capolinea a San Paolo, non prevede l’abbattimento dell’edificio della stazione ma un suo recupero, come avvenuto nella vicina San Giustino, dove l’immobile è sede di realtà dell’associazionismo e del volontariato di soccorso. A quel punto, vi sarebbe uno sdoppiamento di soluzioni: l’una, a destra, verso via Senese Aretina, il che potrebbe suggerire anche l’istituzione del senso unico in via del Prucino per meglio snellire i flussi veicolari; l’altra, a sinistra, consisterebbe nell’imbocco di viale Alessandro Volta con passaggio dietro al piccolo stabile in cui si trova il bar della stazione e approdo in via delle Santucce. E sempre con un capolinea ferroviario ubicato a San Paolo, si potrebbero risolvere poi altre situazioni: una di esse concerne via del Regliarino, la strada che fino a diversi anni fa permetteva un collegamento più comodo con la frazione Trebbio attraverso un passaggio a livello che purtroppo è stato più volte teatro di incidenti dalle conseguenze spesso tragiche. Eliminato come passaggio carrabile proprio all’indomani dell’ultimo di questi incidenti, da un paio di anni è interdetto anche a pedoni e biciclette; senza più ferrovia, potrebbe essere riaperto e tornare a essere il collegamento più naturale con il Trebbio. Ma rendiamoci conto delle prospettive che si aprirebbero in una fascia di territorio poco fuori le mura, nella quale le case sono al momento “strette” fra strada e ferrovia e dove c’è la vecchia sede di una falegnameria che potrebbe essere risistemata a dovere.

MIGLIORE MOBILITA’ E RIQUALIFICAZIONE

Quella che dunque ho ipotizzato è una soluzione che ritengo razionale. Qualcuno sostiene che la ferrovia, anche se dovesse tornare in esercizio, non avrebbe comunque senso con le logiche degli ultimi tempi. Dico allora: non tagliamo la ferrovia dalla città, ma nemmeno facciamoci illusioni. Lo sfondamento a nord e a ovest rischia sempre più di rimanere in quel cassetto dei sogni dal quale veniva tirato fuori solo in occasione delle campagne elettorali. E ultimamente nemmeno più in quelle. Studenti e lavoratori pendolari rimangono gli utenti del treno; per il resto, poca roba: non si arriverà cioè a una massa critica consistente, per cui non ha senso che una ferrovia poco utilizzata finisca con il tagliare larga parte della città e immobilizzarla nei collegamenti. Una migliore viabilità è pertanto possibile e a costi sopportabili, specie se un’operazione chiave come l’abbattimento della stazione riuscisse non solo a rendere più scorrevole la mobilità cittadina, ma anche a riconvertire e riqualificare una bella fetta di Sansepolcro, che dell’attuale situazione regnante in quella zona non può certo andare orgogliosa. A questo punto, la politica deve mostrare un po’ di virtuosismo: lasciamo perdere le colorazioni politiche e lavoriamo tutti in maniera costruttiva per una città che sta attraversando uno dei momenti in assoluto più bui dal dopoguerra a oggi.        

Notizia tratta da Eco del Tevere
© Riproduzione riservata
26/07/2019 09:17:14

Punti di Vista

Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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