Opinionisti Giorgio Ciofini

Aretino atipico

S’è dato al Saracino, tira sempre a destra, ma ha il palletico addosso e non sta a girarsi i pollici

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Porta ancora le stimmate di quel derby al Rastrello che lo vide dalla parte sbagliata. Oggi s’è dato al Saracino, tira sempre a destra, ma ha il palletico addosso e non sta a girarsi i pollici     

Il Gianni Cantaloni

                È ‘n aretino atipico, il Gianni Cantaloni, come la Giunta Lucherini a Palazzo cavallo. Accogliente, socievole e pacioso, a prima vista, parrebbe capitato a’ Rezzo per caso, ma pu’ apre bocca e un c’è manco bisogno d’andare a spulciare l’anagrafe per sapere de ‘ndo è. Praticamente da l’etruschi è cascato direttamente in via de la Chimera, propio dietro porta San Lorentino, que’la volta che Cosimo dei Medici rase al solo mezz’Arezzo, si portò a Firenze la mitica e ce lasciò ‘l Cantaloni. Di quei natali e della storia patria porta ancora le stimmate nel cuore a strisce giallo-cremisi, com’i pochi ricceli sopravvissuti su ‘na chiorba, che pare ‘no sferisterio per il giuoco del pallone, ‘ndo un c’è manco un filo d’erba. Eppure la su’ zazzera bionda e maramaldeggiante per il Rastrello, resta impressa su ‘na sconfitta storica quasi quanto quella di Campaldino. Solo che, que’la volta, da la parte avversa non c’erono i fiorentini, ma i senesi. Me lo ricordo ancora quel viaggio verso ‘l derby, in sei ‘nuna cinquecento tra ‘l Michele, il Piri, Vinicio, il su’ cugino e ‘l mi’ fratello, che se stava apiccicati come le zanzare ‘nuna carta moschicida. Quando ciarpenso non riesco ancora a capire come ci s’entrò. Ancora un c’era la Due Mari e era meglio falla a piedi ch’arivare al Rastrello ‘n Cinquecentosei. Ci mancava solo quel maramaldo ‘n bianco nero del Cantaloni, passato a’la storia del calcio per un rospo. La parte senese, a sfida, l’espose n’una gabbia propio sotto la tribuna coperta del Rastrello, dinanzi al popolo aretino a’tendato in maratona, ‘n memoria di quel concittadino che ce l’aveva rinchiuso e l’interrogava col naso ‘nfilato tra le sbarrette: Mangère un vu’ mangère, volère un vu’ volère, o ch’ucellaccio s’è?  Non è una storiella di cui andare dimolto fieri, ma ‘l peggio di quella domenica nera per i colori amaranto doveva venire col Cantaloni che, col suo gol, ce fece ‘ngollare il rospo co’ la gabbia e tutto. Ma in tribuna, coi fratelli Bianchini e quelli de l’Accademia Pugilistica atestati sull’ultimo gradone della maratona, vidi i senesi rotolar un dopo l’altro come birilli e non ce fu partita. Anche la torre del Mangia, que’la volta, si salvò per un pelo. Dopo quel giorno, il Cantaloni, restò esiliato praticamente il tempo ch’era armasto sepolto sotto San Lorentino, tra Bellerofonte e la Chimera. Arportallo a’ Rezzo, cinquanta chili dopo, furono l’Ingegnere e ‘l governo delle destre. Artornò co’ la chierica al posto dei ricceli biondi di quel derby, ma un s’era fatto prete, anche se ci pensò dimolto dopo quel rospo che l’aretini unn’hanno ancora digirito. Se ‘l Dringoli è passato a la storia com’il comunista di destra che resse da solo la giunta del Beppe, il Cantaloni ha pieno diritto a passacce com’il berlusconiano di sinistra in quella del Lucherini e dei su’ moschettieri. Insieme i due farebbero ‘n moderato di centro, ma il Gianni solo quando non è giorno di Giostra, perch’allora diventa ‘na belva e la proverbiale bonomia si trasfigura ‘n ruggiti tali che, in confronto, quelli della stessa Chimera paiono miagolii di gatti ‘n fregola.   

Giorgio Ciofini
© Riproduzione riservata
01/03/2019 18:26:01

Giorgio Ciofini

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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