Opinionisti Punti di Vista

La distanza tra virtuale e reale

L’uso degli strumenti tecnologici è una sorta di lama a doppio taglio

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Virtuale e reale: è questo il grande dilemma di oggi. L’avvento di internet e dei social sta rendendo il reale l’esatto contrario di ciò che appare nel virtuale. Qual è il risvolto peggiore al quale si va incontro? Quello di una progressiva spersonalizzazione dei rapporti e quindi di una lenta scomparsa del rapporto diretto fra due individui, che hanno mille modi tecnologici per scambiarsi opinioni e sapere l’uno ciò che fa l’altro. Il che va bene se esiste una distanza chilometrica piuttosto lunga, ma oramai si “chatta” anche fra vicini di casa, perché questa è la moda. L’uso degli strumenti tecnologici è una sorta di lama a doppio taglio: spesso questi acquisiscono un peso determinante, ma spesso diventano macigni quando violano la privacy, oppure divulgano foto, immagini o dichiarazioni passibili di denuncia, non rendendosi nemmeno conto – i fruitori - della potenza di questi strumenti. È questa la controindicazione più forte per chi è oramai “rapito” da un fenomeno che sta scalzando il reale anche nella politica. Nell’arco degli ultimi dieci anni i gazebo, i comizi, volantini e manifesti sono stati sostituiti da video su Youtube, pagine Facebook, tweet, messaggi whatsapp e blog, attraverso i quali si fa campagna elettorale. Radio e televisione sono anche essi considerati metodi “antiquati” per arrivare al “cuore” del cittadino, con quest’ultima che per sopravvivere deve “dirottare” sulla web Tv. In questo mondo virtuale e poco reale, perché senza controllo, un ruolo importante lo giocano i quotidiani online, i quali fortunatamente forniscono notizie serie e attendibili, cosa che dà molto fastidio ai politici che amano la rissa o fornire “fake news” (notizie false). Il politico più “scafato” si muove ancora senza dimenticare i vecchi sistemi, ma lo fa solo nella grande città o nel bacino in cui sa di avere le chance maggiori: non esiste più la figura dell’Amintore Fanfani che tiene dieci comizi da Monterchi a Sestino nell’arco di un giorno. Già, Fanfani: il piccolo grande uomo che proprio in tema di viabilità, a proposito di E45 e dei tanti problemi della Valtiberina, conosceva il fatto suo. Forse l’unico grande politico che questo territorio è riuscito ad esprimere.

LA POLITICA VIRTUALE SI DEVE CONFRONTARE  CON IL “VECCHIO GOVERNO”

Oggi impera la politica dei proclami e degli slogan, che fa un’ottima presa sui social; è finito il tempo della fedeltà ad un partito, che in passato poteva durare decenni, sostituita dalla scelta del leader che si ritiene più adatto in quel momento. La volatilità elettorale non è mai stata così elevata: ci si stufa presto, si cambia cavallo politico su cui puntare e molte di queste scelte si basano sull’efficacia della comunicazione amplificata proprio dal virtuale. Se fino a qualche decennio fa erano le opinioni e i programmi a dominare il dibattito politico, oggi sono le emozioni amplificate dal meccanismo di massa che si propaga attraverso le fibre ottiche. Un sistema di questo tipo ha fatto sì che un capo del governo o un sindaco siano diventati sempre più centrali nella vita politica, un leader a cui i cittadini di una società sempre più connessa e veloce chiedono di risolvere rapidamente tutti i loro problemi. Tutto questo ha ridotto ministri o assessori a meri esecutori. In un mondo sempre più virtuale la politica, piena di promesse e capace di suscitare aspettative, si scontra con il governo reale, traboccante di complessità e veti incrociati e qui nasce la sfida del futuro delle democrazie: conciliare una politica virtuale con il “vecchio” governo, fatto di regole, tasse e gruppi contrapposti, degli interessi plurali.

IL COMMERCIO TRADIZIONALE PUO’ SOPRAVVIVERE A QUELLO VIRTUALE

Se è cambiato il modo di far politica, anche il mondo del commercio ha risentito molto dell’avvento del virtuale, con la modifica delle abitudini degli italiani di fare acquisti. E il primo nome che viene in mente, causa di questo cambiamento è ovviamente Amazon, vero e proprio “cannibale digitale” che non fa mistero di voler puntare a conquistare l’intera torta. Il “mostro” creato da Jeff Bezos, ora l’uomo più ricco del mondo, sta mettendo in difficoltà non solo i piccoli commercianti, ma anche la grande distribuzione tradizionale. Si apre a questo punto una grande sfida tra il commerciante “tradizionale” e i colossi virtuali: o si dice basta, e si abbassa la saracinesca o ci si rimbocca le maniche cambiando il modo di vendere direttamente. Una soluzione potrebbe essere di giocare la partita nel terreno della “prossimità”, ovvero quella forma di economia comunitaria “importante per produrre coesione e inclusione sociale” fondata “sui legami interpersonali che si instaurano tra venditori e clienti derivanti dalla quotidianità delle relazioni”. Nella società c’è una forte spinta verso questa direzione che va assecondata, per esempio, “curando sempre di più la bellezza dei centri storici e delle città”. Il commercio non è dunque solamente puro e semplice acquisto, ma anche una esperienza sociale che non può essere riprodotta in rete. La partita dunque non è ancora persa e c'è ancora una speranza per non assistere alla desertificazione commerciale nei centri storici delle nostre città. 

LE AMICIZIE SU FACEBOOK E TWITTER E I LIMITI A ESSE LEGATI

“Molti amici virtuali, solitudine reale”: questo è ciò che sta cambiando nei rapporti personali, diretta conseguenza delle amicizie molto “social” e poco personali. C’è chi ne ha tanti su Facebook o Twitter e il dato di per se’ stesso non viene considerato negativo, perché uno scambio di opinioni o un incoraggiamento a vicenda sono sempre aspetti positivi. Il problema è che Il mondo virtuale dei social network sta diventando più reale del mondo stesso, soprattutto per quelle persone abituate a essere solitarie, che hanno una propensione maggiore a cercarsi gli amici in rete, commettendo un errore di fondo: quello di confondere la quantità con la qualità delle amicizie, che invece ha un peso fondamentale nel configurare il grado di solitudine di una persona. Il computer non fa altro che amplificare questo contesto, perché i “social” non sono la cura giusta per la solitudine; anzi, il contatto via online è spesso indice di una disconnessione sociale. Un’indagine condotta in Australia ha inoltre portato alla conclusione secondo cui la qualità delle relazioni nella vita reale incida positivamente anche su quella delle relazioni virtuali. Il problema è relativo a chi invece attraverso internet vuole arrivare a creare reti sociali nella vita reale. Il consiglio dato a queste persone è stato allora chiaro: tenere meno acceso il computer e uscire più di casa per avviare amicizie reali e, se si preferisce, proseguire il tutto anche nei social network. Ci sono poi i patiti dei social, sui quali riportano tutto, tracciando tutta la loro giornata, oltre ai selfie, parola che ha sostituito la vecchia denominazione di autoscatto. Dopodichè, via al secondo atto: la condivisione. C’è persino chi si è fotografato sui luoghi delle tragedie; ma a che punto siamo arrivati? Fra computer e telefonino, è uno “smanettamento” continuo anche a tavola quando si mangia. E pensare che, qualche decennio fa, i genitori un po’ rigidi ti avrebbero persino vietato di guardare la tv, perché – stando alla loro concezione – quando si è seduti a tavola, si deve pensare solo a mangiare. Anche l’uso del cellulare è diventato un comportamento compulsivo, a tavola come altrove: quello di leggere messaggi, e-mail e altro è ormai un gesto codificato e istintivo. Tutto questa trasformazione ha un impatto anche sul nostro modo di esprimerci. Iniziamo a disimparare a scrivere, a formulare concetti complessi, siamo meno riflessivi e profondi nel ragionamento. Stiamo regredendo a linguaggi cavernicoli, frasi monche con abbreviazioni aberranti. La nostra lingua, così carica di sfumature e ricercatezze semantiche sta scomparendo, abbruttita da uno slang peggiore di quello delle periferie americane.

IL SESSO VIRTUALE E I SUOI EFFETTI DELETERI

Anche il sesso virtuale è entrato tra le lenzuola: un semplice click spalanca qualsiasi porta a ogni ora. Non vi sono confini: siti a luci rosse, app per organizzare incontri notturni e per inviare sms e video “hot”. Tutto è disponibile anche per stimolare l’eccitazione, tanto maschile quanto femminile. In solitudine, ovviamente… Il report annuale sulle abitudini sessuali di 27 Paesi, compreso il nostro, precisa come l’82% degli italiani abbia inviato immagini di chiara espressione sessuale tramite internet o smartphone (il cosiddetto “sexting”) e per qualcuno è diventata una pratica così quotidiana da sostituire il sesso reale. Come le webcam sono entrate in camera da letto e anche il sesso sia divenuto pratica online, via chat, con applicazioni di ogni tipo. È il sistema per annullare le distanze fisiche dovute al fatto che molte coppie vivono lontane o comunque divise per lungo tempo e anche la differenza di genere sembra abbattuta: donne e ragazze, infatti, accedono più facilmente a esperienze del genere, perché il virtuale consente anche all’universo femminile di lasciarsi andare e di sperimentare cose che non oserebbero vivere. Adoperando il computer, anche le donne possono vedere film a luci rosse e le app di appuntamenti o le chat di messaggi sono coinvolgenti. Il virtual sex è divenuto una forma di conoscenza reciproca. Una forma di ricerca, che coinvolge in particolare i giovani: ricerca del piacere e conoscenza delle pratiche erotiche sono possibili attraverso un clic. Un modo per sciogliere dubbi, anche se pure questo non deve allontanare dalla realtà, mentre per mariti e mogli che rischiano la sopraffazione causata dalla routine è un modo per riaccendere la passione. Semprechè il piacere virtuale non diventi dominante sulle relazioni e sui contatti veri, al punto tale da dare un’immagine distorta della realtà, ovvero di una perfezione che esiste solo nel virtuale, quando invece nella realtà non sta così. Subentrano allora l’ansia da prestazione nell’uomo, che si mette in confronto con quelli dotati e “performanti”, ma anche la donna soffre il confronto con alcune ragazze che raggiungono orgasmi a ripetizione. E se la traduzione nel reale di ciò che è virtuale non avviene secondo quelle modalità, prevale la sensazione di fallimento, che innesca la crisi e induce a rifugiarsi nella rete, dove il sesso è “meccanizzato”. Ma che cosa succede se il piacere virtuale diventa l’unico o, comunque, domina sulle relazioni e i contatti in carne e ossa? Il rischio di una dipendenza dall’orgasmo 2.0 è dietro l’angolo, diventando un qualcosa da curare, una questione che non va sottovalutata, perché condiziona la realtà. Il sesso non è più un rapporto a due, ma a tre: subentra un terzo incomodo, ovvero il computer o il cellulare. Questi strumenti si trasformano in totem invadenti, in oggetti prepotenti che rompono l’equilibrio in camera da letto e snaturano la sessualità quando sono loro a dominare. Essere schiavi del sesso virtuale diventa come mangiare un piatto di pasta scondito o come abbuffarsi senza gustare niente davvero: si seda la fame, ma non si è soddisfatti a livello profondo, si arriva all’orgasmo, però ci si ferma lì. E collezionare coiti rischia di sfociare nel narcisismo e nella solitudine, mentre ogni rapporto dovrebbe comunque produrre un accrescimento, dovrebbe essere un piccolo passo avanti nel percorso di scoperta del proprio io. In conclusione, la sessualità rischia di essere “distorta”.

RIPRENDERE IN MANO L’ESSENZA DELLA REALTA’

Se dunque anche il sesso diventa vittima di queste controindicazioni, è bene ripensare all’uso che si fa del virtuale. Pensiamo ai tanti giovani, minorenni compresi, che possono accedere a siti porno o altro: vista la loro vigorosa età, non avranno problemi di “prestazione”, però rischiano seriamente di farsi un concetto sbagliato di donne e di sesso e magari un giorno potrebbero avere reazioni sbagliate, suggerite dal fatto che quanto visto in rete non coincide con i comportamenti abituali. Quando eravamo bambini e internet non esisteva, ci raccontavano spesso le favole, tutte belle e tutte a lieto fine, perchè erano favole. E a chi non si rendeva conto della realtà gli si diceva, di conseguenza, che viveva nel mondo delle favole o anche nel paese dei balocchi. Ecco perché bisognerebbe sollecitare di più anche i genitori a controllare le navigazioni in rete dei figli: la tendenza è fuorviante. D’altronde, la parola stessa - virtuale - indica appunto che non si tratta di reale, ma semmai di un’ispirazione verso di esso. Per dirla meglio: vorremmo che il reale fosse coincidente con il virtuale, perché quest’ultimo è il punto di riferimento fisso. In effetti, così facciamo: è vero che il continuo “postare” su Facebook ci può togliere inevitabilmente un minimo di privacy – nel senso che chi fotografa tutti i suoi spostamenti giornalieri offre a chi lo segue la cronaca dettagliata di ciò che ha fatto – ma è anche vero che la tendenza generale e umana sia quella di raccontare eventi e situazioni positive, tenendo ognuno per se’ i capitoli negativi. Così, sui vari profili compaiono le foto della cena assieme agli amici, la vacanza sotto il sole e il “click” della cerimonia di laurea, non certo le ingiunzioni di pagamento. C’è magari anche chi si spinge oltre, arrivando a postare situazioni un tantino più intime e riservate. Attenzione, quindi: così facendo, finiamo involontariamente con il fornire informazioni “sensibili” che i colossi e i social cercano assiduamente, perché più si creano un’idea di noi stessi e più probabilità hanno di uscire con azioni di marketing mirate. Altro avvertimento: stiamo attenti quando si clicca su un’altra parola chiave, “accetta”, perché le condizioni di accettazione tue possono differire da quelle di chi ti propone il prodotto. Comunque sia, l’avvento di internet – che rimane la più grande invenzione di questi ultimi decenni – ci costringe a fare i conti con la vita virtuale: salvo una fetta di persone anziane e chi per principio di web non ne vuol sapere, sono le stesse logiche di oggi a imporre la conoscenza di questi strumenti, senza dubbio più comodi: se un giorno debbo andare in banca ma c’è la neve alta o fa freddo e non voglio uscire di casa, posso comunque fare un bonifico da casa attraverso la cosiddetta “home banking” e siamo a posto. Fra 10-15 di anni, le generazioni saranno scorse fino al punto tale che tutti sapremo usare il computer e internet. E magari ci sarà di fatto imposto di agire così. Tutto bene, tutto giusto: in fondo, il progresso della tecnologia porta a un punto di non ritorno. Ma il consiglio che ritengo di dare è lo stesso che vale a proposito del buon vino: berne un bicchiere è salute, prendersi la sbronza porta alla fine la malattia. Ben venga allora il virtuale per determinate situazioni; per il resto, non dimentichiamo la bellezza del reale. Se vogliamo concederci un giorno di relax, il web deve fungere da guida e da stimolo per andare in una determinata località; poi, però, solo il viaggio e la visita materiale ce la potranno far apprezzare sul serio.  

Notizia tratta dal periodico Eco del Tevere
© Riproduzione riservata
18/02/2019 09:51:13

Punti di Vista

Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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