"Onorato di ricevere il premio Mazzinghi: in Toscana, poi, ho lasciato un pezzo di cuore"

Le parole di Francesco Moser in compagnia del "nostro" Ugo Russo
Pontedera si è vestita a festa per tributare gli ennesimi onori al suo cittadino che con le sue imprese l’ha resa famosa in tutto il mondo: Sandro Mazzinghi, l’indimenticabile pugile morto sei anni orsono. Così, per l’ormai consueto svolgersi del prestigioso premio nazionale a lui intitolato, il teatro Era ha mostrato il meglio della sua immagine: colmo in ogni ordine di posti e soprattutto rumoroso per i tanti applausi a coloro che si sono succeduti sul palco, sul quale si potevano ammirare tante biciclette d’epoca, Perché il protagonista della serata era lui, Francesco Moser, colui che nella storia, tra tutti gli italiani del pedale, è quello che ha vinto di più con le sue 273 corse su strada e le vittorie e i primati in pista come il record dell’ora, in quel momento strappato a un certo Eddy Merckx… Moser si è aggiudicato il premio, giunto alla quinta edizione, facendo seguito a Cipollini, Lippi, Antognoni, Agostini. Tutti campioni del mondo! A scegliere questa volta Moser è stata la Commissione ristretta composta dai due figli di Mazzinghi, David e Simone; Riccardo Minuti in rappresentanza del Comune e due quotatissimi giornalisti come Ugo Russo, cittadino onorario di Sansepolcro, e Riccardo Signori. Dopo il toccante ricordo del papà da parte di David, il maggiore dei due figli, che ha concluso dicendo: “Il mio più grande rammarico è quello di non avergli potuto dire tutto quello che volevo e di non averlo potuto abbracciare tanto quanto meritava”, e le motivazioni del premio lette da Minuti, è salito sul palco Moser rimanendovi, per il piacere mostrato, fino alla fine dell’evento. Prima si è sottoposto a un fuoco di fila di domande da parte di Ugo Russo, con la conferma di aneddoti e curiosità inediti o poco conosciuti riguardanti non solo le sue tante vittorie ma anche la vita privata. Come la grande famiglia messa su da papà Ignazio e mamma Cecilia che vantava ben 12 figli (“ma non so se eravamo il nucleo familiare più folto di Palù di Giovo perché a quell’epoca nascevano tanti ma tanti bambini”) e la grande religiosità della madre (“a casa si aspettava la nascita di un altro maschio, nella fattispecie io, per chiamarlo Francesco, così con due sorelle nominate Lucia e Giacinta i miei avevano ricomposto i nomi dei tre pastorelli di Fatima”); e ancora i quattro fratelli corridori professionisti (con Francesco anche Aldo, Diego ed Enzo; nel 1973 tutti e quattro alla Filotex, tre a gareggiare e uno ad allenare); poi la rivalità con Saronni “che voleva sempre avere ragione su tutto e che si doveva fare quello che voleva lui. Io all’inizio ero cordiale con lui, poi mi sono dovuto adeguare. Così un giorno, invitato a una festa del ciclismo, mi dissero, pensando forse di farmi piacere: c’è pure Saronni. Al che ho risposto: No grazie, ne basta uno”. Sollecitato, poi, da Ugo Russo, Moser si è trovato d’accordo con lui nel ribadire che forse ora, senza Pogacar infortunato è un ciclismo più umano. Con la speranza, poi, che presto l’Italia saprà trovare un altro campione per poter, comunque, competere contro lo strapotere belga-olandese-sloveno. Gli scroscianti applausi della platea hanno manifestato il grande apprezzamento per l’intervista. Moser ha infine ribadito il suo amore per la Toscana, terra in cui ha vissuto due anni quando era dilettante e che gli ha regalato tante soddisfazioni.
Molto gradito anche l’intervento di Signori. A far da ideale contorno alla manifestazione la proiezione di apprezzati e commoventi filmati come un docufilm e un ricordo su Mazzinghi e una scheda, curata da Russo, sul premiato.
Si è passati alla premiazione di Francesco Moser (“In tanti anni ho avuto moltissimi riconoscimenti sul ciclismo ma questo è il primo intitolato ad un grandissimo campione di un altro sport. La cosa mi fa immensamente piacere e sono onorato di riceverlo”) da parte dei figli di Sandro e dell’assessore al Comune di Pontedera, Belli. Lo stesso Moser ha poi premiato i due giornalisti e due realtà sportive locali, le società del pugilato e del pattinaggio a rotelle. Appuntamento al prossimo anno; lecito aspettarsi un altro campione del mondo. Come il fantastico Sandro che proprio Sul tetto del mondo intitolò uno dei suoi libri.

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