Rubrica Lettere alla Redazione
Appello sul funzionamento del sistema soccorsi in grave ritardo ad Arezzo

"La storia di una caduta e di un’attesa inaccettabile"
Gentile Direttore,
scrivo questa lettera con profonda indignazione per segnalare quanto accaduto ieri 15/07/26 pomeriggio a mia suocera, ospite di una RSA nella nostra città.
A seguito di una caduta accidentale, che le ha causato una profonda ferita alla testa (6 punti successivamente dati al pronto soccorso ) e un forte dolore al ginocchio (successivamente messa una fascia per un versamento), la struttura ha prontamente allertato il 112. Nonostante la gravità della situazione e le ripetute chiamate di sollecito, l’ambulanza è giunta sul posto dopo oltre un’ora e venti minuti di attesa. Mia suocera è rimasta a terra, in preda al dolore e nel timore di un trauma al femore.
Dato che dopo le 23 le ambulanze non fanno trasporti, ma sono attive solo per le urgenze, ha passato la notte in pronto soccorso.
La situazione si è purtroppo ripetuta in occasione delle dimissioni, tra la chiamata per il rientro in struttura (ore 8:00) e l’effettivo trasporto (avvenuto alle 12:40), sono trascorse quasi cinque ore, di cui quattro di vana attesa sul lettino.
Ci tengo a precisare che la RSA in cui risiede mia suocera è stata impeccabile e ha fatto tutto il possibile per gestire l’emergenza, dimostrandosi impotente di fronte all'inefficienza del sistema dei trasporti sanitari.
Il mio sfogo non è solo dettato dal dolore per quanto vissuto dalla mia famiglia, ma dalla preoccupazione per il silenzio di chi, magari meno fortunato o senza voce, subisce queste mancanze senza poter protestare. È inaccettabile che in una società civile il sistema di emergenza-urgenza non sia in grado di garantire tempestività ai soggetti più fragili.
Quanti altri episodi simili accadono ogni giorno? Spero che questa testimonianza possa accendere un faro su una realtà che merita attenzione e un immediato potenziamento, affinché la dignità e la salute delle persone anziane non vengano calpestate dall'inefficienza.
Cordiali saluti,
Silvia Boncompagni

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