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Basta rattoppi, è urgente un coraggioso rilancio della Sanità pubblica

Pd Arezzo: preoccupazione per il Pronto Soccorso dell'Ospedale San Donato

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La scelta dell’ASL Toscana Sud-Est di sperimentare nel Pronto Soccorso del San Donato di Arezzo la gestione dei codici minori a un ente di scopo esterno desta preoccupazione e ci induce a fare una riflessione, soprattutto per il precedente che costituisce. Per quanto sia chiara la necessità di aumentare il personale nei PS e anche che questo ATS sia costituito da una collaborazione di associazioni di assoluta professionalità che costituiscono un’enorme ricchezza del territorio, si tratta comunque di un’esternalizzazione (e quindi privatizzazione) di parte del percorso di cura da parte dell’ospedale. La crisi dei Pronto Soccorso è sotto gli occhi di tutti, da Bolzano a Siracusa. Come Partito Democratico la denunciamo a livello nazionale da anni e dipende da tagli alle risorse destinate alla sanità pubblica operati dal governo nazionale, accentuati nei PS da condizioni di lavoro dure, stipendi insufficienti, rischi legati alla violenza contro gli operatori sanitari e dall’altissima responsabilità e urgenza che caratterizzano questo reparto. Tutto questo grava su un personale insufficiente e difficilmente aumentabile, sia per il blocco alle assunzioni - istituito dal governo Berlusconi nel 2004 e mai abolito - che per la carenza di nuovi specialisti, allontanati da questa carriera dalle attuali prospettive lavorative. Di fronte a questa situazione vogliamo riaffermare che è necessario un investimento sostanzioso e strategico sulla Sanità pubblica, che non si limiti a tamponare l’esistente, ma permetta di azzerare le difficoltà esistenti e cambiare radicalmente la vita degli operatori dell’emergenza-urgenza, e di conseguenza quella dei pazienti che ne necessitano. Da questo punto di vista, una prima grande operazione è stata quella delle Case di Comunità, che dovrebbero costituire un punto di riferimento fisico per la popolazione anche per quei codici minori che oggi intasano i PS, sia tramite la Continuità Assistenziale che tramite le ore di servizio alla popolazione di ognuno dei medici di medicina generale che vi hanno sede. “Anche a queste strutture che stanno sorgendo nel nostro territorio serve però l’investimento necessario a far funzionare e garantire i servizi – chiarisce la segretaria Barbara Croci - altrimenti rischiamo in alcuni casi di peggiorare la situazione nel passaggio da Case della Salute a Case della Comunità, specialmente nelle così dette Case Spoke, cioè quelle più piccole e periferiche e quindi a contatto con popolazioni più fragili per età e disuguaglianze territoriali già accentuate. La maggior parte di questi investimenti deve venire dal governo nazionale, ma nella ristrettezza di manovra in cui le ASL operano dobbiamo comunque vigilare e individuare risorse integrative e strumenti utili a scongiurare queste eventualità per andare, invece, nella direzione voluta. Solo così le Case della Comunità potranno mantenere servizi indispensabili agli abitanti, anche quelli delle aree più interne, penso alla sanità d’iniziativa per la cronicità, al coordinamento con gli infermieri territoriali, alle vaccinazioni, alle prenotazioni che si fanno appena ricevuta la prescrizione e tanto altro e, al contempo, potremo anche garantire che i presidi territoriali funzionino come primo accesso per alcune emergenze.” “L’esternalizzazione di servizi per gestire in PS i codici minori - aggiunge Stefano Cuccoli, giovane medico responsabile Sanità della Federazione di Arezzo - va in contrasto con la grande campagna di sensibilizzazione perché la popolazione si rivolga ai presidi territoriali messi in funzione proprio come primo accesso per i codici minori. Sappiamo che la misura è dichiaratamente temporanea, in attesa che entrino in funzione i servizi della Casa della Comunità aretina, ma ci chiediamo se la spesa impiegata per questa operazione non sarebbe stata messa meglio a frutto per sostenere lo stesso PS o per potenziare ulteriormente i presidi territoriali dove necessario, incentivando i cittadini a rivolgersi ad essi e alleggerendo il carico di accessi in PS. Le esternalizzazioni di servizi pubblici spesso non hanno costituito un guadagno per la cittadinanza, ma solo un risparmio per le amministrazioni pubbliche, compensato dalla necessità di sopperire più a valle alle mancanze generatesi per i mancati investimenti del Governo in Sanità. Inoltre la commistione di professionisti, spazi e tutele che si creerà durante questa operazione rischia di complicare ulteriormente una già difficile gestione del PS, oltre che la tutela dei pazienti.” Vigileremo dunque, soprattutto perché questa operazione non costituisca un precedente da replicare poi in altre aree territoriali, né da estendere alla sua scadenza come possibile soluzione strutturale. La Sanità Pubblica non ha bisogno dell’ennesima toppa né di ulteriori privatizzazioni, quanto di una coraggiosa operazione di rilancio che tuteli sia operatori che i cittadini. Chiediamo che anche Arezzo e l’ASL Toscana Sud-Est facciano la loro parte in questa direzione.

La Segretaria della Federazione del PD di Arezzo, Barbara Croci Il Responsabile Sanità della Federazione del PD di Arezzo, Stefano Cuccol

Redazione
© Riproduzione riservata
30/06/2026 11:49:36


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