Città di Castello: Una città senza scuola e senza risposte

La scuola non può essere affidata a decisioni prive di una concreta visione territoriale
A Città di Castello si è creata una situazione paradossale: da una parte il TAR dell'Umbria ha annullato il piano di dimensionamento scolastico adottato dal Commissario ad acta, riconoscendo fondate le contestazioni del Comune; dall'altra, a quasi due mesi dalla sentenza, nulla sembra essere stato fatto per dare seguito a quella decisione.
La sentenza ha detto con chiarezza che il Commissario è andato oltre il proprio mandato. L'inadempimento della Regione consisteva soltanto nell'aver sospeso l'efficacia del piano già approvato, in attesa del pronunciamento sul ricorso straordinario. Per rimediare bastava rimuovere quella sospensione: il piano regionale a 130 autonomie esiste già, con accorpamenti già individuati — e non tocca Città di Castello. Il TAR ha annullato perché il Commissario, invece di limitarsi a questo, ha riscritto le scelte regionali sostituendo Terni con Città di Castello, senza un'istruttoria adeguata e senza considerare le criticità già segnalate.
A questo punto l'Ufficio scolastico regionale avrebbe dovuto semplicemente prendere atto della sentenza e adottare un nuovo decreto attuativo basato sul piano regionale. Non serviva inventare nulla: il dimensionamento a 130 autonomie era già stato deciso, mancava solo di essere reso operativo. Invece, a fine giugno, tutto tace.
Nel frattempo la scuola Dante Alighieri non c'è più. È stata demolita. Al suo posto resta un cantiere fermo e una comunità scolastica costretta a convivere con una situazione provvisoria, mentre studenti, famiglie e personale attendono tempi certi.
Se l'inerzia dovesse protrarsi ancora, si chiede sin d’ora al Comune di Città di Castello di attivarsi con ogni strumento disponibile e con l'urgenza che la situazione impone, prima che la situazione, vista l’imminenza del nuovo anno scolastico, divenga irreversibile.
Le domande restano inevitabili: come può una città affrontare una riorganizzazione scolastica senza avere prima garantito spazi adeguati e una programmazione chiara? E come si concilia un nuovo assetto della rete scolastica con l'assenza dell'edificio che dovrebbe accogliere gli studenti?
La scuola non può essere affidata a decisioni prive di una concreta visione territoriale. Servono responsabilità amministrativa, rispetto delle decisioni della magistratura e soprattutto risposte: una sede scolastica ricostruita, tempi definiti e la certezza che gli interessi degli studenti e delle famiglie siano al centro delle scelte.
IL COORDINATORE
Marco Mearelli

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