Rubrica Tecnologia

Bruxelles sfida Meta sull’IA: WhatsApp dovrà aprirsi ai chatbot rivali

La Commissione Ue impone il ripristino dell’accesso gratuito alla piattaforma

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La partita europea sull’intelligenza artificiale entra in una nuova fase e questa volta al centro dello scontro c’è WhatsApp. La Commissione europea ha ordinato a Meta di ripristinare entro cinque giorni lavorativi l’accesso gratuito alla piattaforma per gli assistenti virtuali di IA concorrenti, una misura provvisoria che punta a evitare possibili distorsioni della concorrenza in uno dei mercati più strategici e dinamici dell’economia digitale. La decisione arriva mentre l’indagine antitrust avviata da Bruxelles è ancora in corso e rappresenta uno dei segnali più forti inviati dall’Unione europea ai grandi gruppi tecnologici sul fronte dell’accesso alle infrastrutture digitali.

Un mercato chiave per la crescita dell’intelligenza artificiale

Secondo la Commissione europea, Meta avrebbe sfruttato la propria posizione dominante nel mercato delle applicazioni di messaggistica per limitare l’accesso dei concorrenti alla WhatsApp Business API, uno strumento considerato essenziale per lo sviluppo e la diffusione degli assistenti virtuali basati sull’IA generativa. Bruxelles ritiene che la scelta del gruppo guidato da Mark Zuckerberg possa aver alterato le dinamiche competitive proprio in una fase cruciale di espansione del settore, dove startup, sviluppatori indipendenti e nuovi operatori stanno cercando di ritagliarsi uno spazio accanto ai grandi colossi tecnologici.

Dalla chiusura dell’accesso alle accuse di abuso di posizione dominante

Al centro del procedimento vi è una modifica delle condizioni di utilizzo introdotta da Meta il 15 ottobre 2025. Secondo le ricostruzioni dell’esecutivo europeo, la nuova policy avrebbe escluso gli assistenti virtuali sviluppati da terze parti, lasciando di fatto spazio soltanto a Meta AI. Una successiva riapertura, avvenuta nel marzo 2026, non sarebbe stata sufficiente a dissipare i dubbi dell’Antitrust europeo: le nuove tariffe applicate ai concorrenti sarebbero infatti state considerate, almeno in via preliminare, economicamente equivalenti a una limitazione dell’accesso. Da qui la decisione di imporre il ritorno alle condizioni precedenti e alla gratuità totale del servizio fino alla conclusione dell’indagine.

Le sanzioni

La posta in gioco è particolarmente elevata. In caso di mancato rispetto delle misure provvisorie, Meta potrebbe essere esposta a sanzioni fino al 10% del fatturato globale dell’esercizio precedente, oltre a possibili penali giornaliere che potrebbero arrivare al 5% del fatturato medio quotidiano. Per Bruxelles il rischio non riguarda soltanto i singoli operatori esclusi, ma l’intera struttura competitiva di un mercato emergente destinato a influenzare la produttività, i servizi digitali e i modelli di business dei prossimi anni. L’obiettivo dichiarato è evitare che il controllo delle piattaforme di distribuzione si traduca in un vantaggio insormontabile per gli operatori già dominanti.

La replica di Meta: “Un eccesso di regolamentazione”

La risposta del gruppo statunitense non si è fatta attendere. Meta ha definito la decisione della Commissione europea un caso di eccesso regolatorio, sostenendo che Bruxelles stia consentendo ad alcune delle principali aziende mondiali dell’intelligenza artificiale di utilizzare gratuitamente un servizio che normalmente viene offerto a pagamento alle imprese. La società ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso, aprendo così un nuovo capitolo nel confronto tra le Big Tech americane e le istituzioni europee.

Uno scontro che va oltre il singolo caso WhatsApp e che riflette una questione sempre più centrale: chi controllerà gli accessi alle infrastrutture digitali sulle quali si costruirà l’economia dell’intelligenza artificiale.

Notizia e foto tratta da ilgiornale.it
© Riproduzione riservata
28/06/2026 13:19:05


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